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Occupiamoci di case…

Occupiamoci di case… Nel ‘53 Giorgio La Pira, sindaco di Firenze, requisì alloggi sfitti per dare un tetto agli sfrattati. Oggi le istituzioni non appoggiano chi difende il diritto alla casa —

Tratto da Altreconomia 147 — Marzo 2013

Non ci sono più i sindaci di una volta. Giorgio La Pira lo fu di Firenze tra il 1951 e il 1957. Ma non era fiorentino: era nato a Pozzallo, in provincia di Ragusa, 47 anni prima. E prima dell’esperienza nel capoluogo toscano, era stato professore universitario (ricercato dai fascisti nel 1943), deputato all’assemblea Costituente e sottosegretario al ministero del Lavoro.
Nel corso dei suoi due mandati, come ricostruisce il sito della Fondazione La Pira (www.giorgiolapira.org), il nodo più drammatico da sciogliere fu quello dell’emergenza casa. “La Pira è preoccupato per l’aumento degli sfratti: 437 nel 1950, 799 nel 1951, e per il 1952 ne sono previsti più di mille. Vara un programma di edilizia pubblica (le ‘case minime’) e, per fronteggiare l’emergenza, chiede ad alcuni proprietari immobiliari di affittare temporaneamente al Comune una serie di appartamenti vuoti. A seguito delle risposte negative, ordina la requisizione degli immobili. Il provvedimento si basa su una legge del 1865, che dava facoltà ai sindaci di requisire qualsiasi proprietà privata in situazioni di emergenza o per motivi di ordine pubblico. La Pira rispolvera questa norma, e la applica alla situazione fiorentina”.
A fine febbraio l’ordinanza ha compiuto 60 anni, e rileggerla è un piacere: “Considerato che gravissima è la carenza degli alloggi nel Comune di Firenze essendo pendenti richieste per alloggio in numero di 1147 da parte di sfrattati e sfrattandi, che attraverso informazioni prese attraverso normali organi di informazione risultano essere assolutamente nell’impossibilità di procurarsi un quartiere od altra sistemazione per non avere i mezzi per pagare un fitto corrente al mercato libero anche di una sola camera; considerato che sono state svolte ricerche onde accertare se esistono luoghi di abitazione disponibili da affittare senza alcun esito positivo e che ogni possibilità di sistemazione di sfrattati in luoghi di proprietà pubblica è stata esaurita; considerato che la gravità della situazione è tale che si sono verificati episodi di sfrattati che hanno portato i loro mobili nella sede comunale tanto che il fatto ha avuto eco anche in un giornale cittadino, con conseguenza evidente di far sorgere una sempre maggiore tensione nello stato d’animo non solo degli sfrattandi, ma anche dei privati cittadini verso questa pubblica amministrazione ritenuta incapace di soddisfare anche precariamente ad un diritto fondamentale del cittadino quale quello ad una abitazione; considerato quindi che possono temersi fatti di intolleranza e di ribellione, ritenuti giustificati dal fatto che innegabilmente la Costituzione dello Stato garantisce il diritto fondamentale del cittadino all’assistenza ed alla sicurezza individuale e familiare; ritenuto che il problema di un alloggio ai senza tetto riveste gli aspetti di una grave necessità pubblica, il Sindaco ordina la requisizione immediata dello stabile sito in…”
A distanza di sessanta anni l’emergenza casa è, in realtà, una malattia cronica del nostro Paese, e proliferano sfratti, occupazioni, sgomberi. In Italia esistono centinaia di migliaia di stabili vuoti, una “città sfitta” che evidenzia le forti contraddizioni che privano del diritto all’abitare ampi settori di popolazione. Le foto di queste pagine illustrano proprio case occupate a Firenze e Bologna.
Nella città emiliana, gli “inquilini resistenti” organizzati da Asia-Usb (sindacato inqulini e assegnatari) hanno dato vita ad occupazioni e mobilitazioni per il diritto all’abitare. A partire dal marzo 2012, con l’occupazione di una casa privata sfitta da 20 anni in zona San Donato. La proprietaria richiede lo sgombero che avviene due settimane dopo. L’amministrazione comunale afferma di essere impotente davanti alla proprietà privata, e propone un tavolo di trattativa per trovare stabili da destinare all’autorecupero. Nel giugno 2012 nuova occupazione, in via Achillini. Uno stabile vuoto da una decina di anni viene occupato da otto nuclei familiari, migranti ed italiani. Si cerca una trattativa con il proprietario cercando di coinvolgere il Comune, che mantiene però una posizione defilata. Senza alcun preavviso, il 29 novembre viene sgomberata l’occupazione.
Azione cui si accompagna un ordine di sequestro preventivo della magistratura. Infine, a dicembre 2012, pochi giorni dopo lo sgombero di via Achillini, viene occupata l’ex clinica Beretta, di proprietà dell’Ausl e abbandonata da 7 anni. In pochi giorni si organizza il piano terra, destinato a spazio pubblico, con aula studio, consultorio, corsi di italiano e altri spazi a disposizione per le richieste del quartiere. Ai piani superiori c’è la parte abitativa, con circa 30 persone, mentre le famiglie con i bambini attendono l’accensione delle caldaie per poter entrare nello stabile. Nonostante le rassicurazioni di Comune e Ausl, il 21 dicembre -a quattro giorni dal Natale- arriva il secondo sgombero, con relativo sequestro preventivo, questa volta motivato dalle condizioni dello stabile.

Un sequestro ordinato dalla magistratura è anche alla  base dello sgombero dell’ex Hotel Sirio, a Brescia, che era stato occupato nel novembre del 2012. Lo stabile è stato “preso” dalle forze dell’ordine la mattina del 14 gennaio.

A Firenze, invece, le varie occupazioni abitative presenti in città non riescono a soddisfare la continua richiesta che si presenta giornalmente al Movimento di lotta per la casa (lottaperlacasafirenze.noblogs.org). Oltretutto la fine del “piano Nordafrica” ha fatto sì che molti migranti si ritrovino senza una casa e si rivolgano agli attivisti, che svolgono funzioni che dovrebbero competere ai servizi sociali del Comune. Forse partirà un primo progetto di autorecupero, mentre su un progetto presentato anni fa -relativo a Villa Aldini- le istituzioni continuano a non rispondere, rallentando così il percorso di riappropriazione e autorecupero che dura da una ventina d’anni.
Sessant’anni prima di questi fatti, l’iniziativa di La Pira scatenò polemiche violentissime alle quali il sindaco rispose con un appassionato intervento in consiglio comunale, il 24 settembre 1954. Lo si legge nel sito della Fondazione, ed eccone alcuni passaggi: “Ma, signori, io dico a voi, chiunque voi siate: se voi foste sfrattati? Se l’ufficiale giudiziario buttasse sulla strada voi, la vostra sposa, i vostri figli, i vostri mobili, voi che fareste? Se il vostro reddito, fosse, per esempio, di 30mila, 40mila, 50mila lire al mese, come fareste a procurarvi una casa dove si paga 20mila o 30mila lire al mese di pigione?
Ditemi voi, come fareste? Sapete quale è il numero degli sfratti coi quali abbiamo avuto da fare in questi tre anni? Se vi dico tremila non vi dico un numero eccessivo! Ebbene, io vi prego, signori consiglieri, potreste restare indifferenti davanti a questa marea che diventa disperante per chi ne è investito?
In una comunità cittadina non bestiale ma umana è possibile lasciare senza soluzione un problema così drammatico per la sua improrogabilità ed urgenza?
È possibile che un Sindaco, di qualunque parte sia, se ne resti indifferente davanti a tanta cruda sofferenza?
Ripeto, se capitasse a voi di essere sfrattati e nelle condizioni di non potere pagare 20mila lire di pigione avendo un reddito di 40 o 50mila lire mensili, che fareste?
Eppure è stata proprio questa una delle cause che più vi hanno irritato, signori consiglieri: ho requisito le case! Che grave colpa!
Ma che dovevo fare? Ho dato una mano di speranza -del resto sulla base di una legge!- a tante famiglie povere e disperate! […] ebbene, signori consiglieri, io ve lo dichiaro con fermezza fraterna ma decisa: voi avete nei miei confronti un solo diritto: quello di negarmi la fiducia!
Ma non avete il diritto di dirmi: signor sindaco non si interessi delle creature senza lavoro (licenziati o disoccupati), senza casa (sfrattati), senza assistenza (vecchi, malati, bambini, ecc.).
Case vecchie, ville vecchie: provvedimenti di emergenza, come si fa quando il fiume straripa e l’alluvione costringe le autorità a prendere i provvedimenti del caso!”.
“Quanto alle denunce che furono sporte in quella occasione -ricorda la Fondazione-, La Pira così si espresse in una lettera aperta ad Ettore Bernabei, direttore del Giornale del Mattino: ‘Devo lasciarmi impaurire da queste denunce penali che non hanno nessun fondamento giuridico -e tanto meno morale- o devo continuare, e anzi con energia maggiore, a difender come posso la povera gente senza casa e senza lavoro? […] un sindaco che per paura dei ricchi e dei potenti abbandona i poveri -sfrattati, licenziati, disoccupati e così via- è come un pastore che, per paura del lupo, abbandona il suo gregge’”.  —

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