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Ambiente

Nuovo stadio dell’As Roma: nuova speculazione edilizia?

Agli stadi di proprietà dei club di calcio abbiamo dedicato l’inchiesta di copertina del numero di settembre 2011 di Altreconomia e un capitolo nel libro "Le conseguenze del cemento". Un nuovo dossier di Legambiente Lazio fa il punto sulla situazione…

Agli stadi di proprietà dei club di calcio abbiamo dedicato l’inchiesta di copertina del numero di settembre 2011 di Altreconomia e un capitolo nel libro "Le conseguenze del cemento". Un nuovo dossier di Legambiente Lazio fa il punto sulla situazione nella capitale, dove Roma e Lazio vorrebbero entrambe uno stadio di proprietà.

Il derby della speculazione continua: il Sindaco Alemanno incontra oggi (21 settembre 2011, ndr) il futuro Presidente dell’A.S. Roma, Thomas Di Benedetto, per iniziare a discutere tra l’altro della proposta della società calcistica per la realizzazione del nuovo stadio in proprietà. Legambiente Lazio, in un inedito dossier, pubblicato oggi sulle pagine della cronaca romana di Repubblica, denuncia tutti i numeri della speculazione edilizia nascosti dietro la proposta di progetto. Tramontata l’ipotesi dell’area della Monachina, anche grazie al lavoro di Legambiente Lazio, da diverso tempo, con la conferma di diversi autorevoli quotidiani non solo sportivi, si avanza la convinzione che il luogo ove edificare il nuovo stadio dell’As Roma sia l’Ippodromo di Tor di Valle, un’area ancora una volta quasi del tutto inedificabile secondo il piano regolatore della città e gli strumenti di pianificazione paesistica.

“La sola cosa che sa fare il Sindaco Alemanno è caricare il piano regolatore di ulteriore cubature, seguendo i desiderata di gruppi privati -ha dichiarato Mauro Veronesi, responsabile territorio di Legambiente Lazio-. Dove sarebbe l’interesse pubblico nella trasformazione di un Ippodromo da parte di un gruppo imprenditoriale privato, che agisce di concerto con una società sportiva quotata in borsa? Ci troviamo davanti all’umiliazione dell’interesse pubblico e ad una squallida strumentalizzazione delle passioni –queste sì disinteressate– dei tifosi della Roma. I quali, però, visti i messaggi di consenso ricevuti dalla nostra associazione dopo il precedente dossier sugli stadi, siamo sicuri che sapranno rispondere a dirigenti sportivi che, pur provenendo da oltreoceano, risultano già “romanizzati”, per la sensibilità alla rendita fondiaria, e a Sindaci in ansia di consenso”.

L’operazione prevedrebbe l’abbattimento dello storico ippodromo, che potrebbe essere ricostruito nell’area del Pescaccio, la realizzazione del nuovo stadio e di nuove cubature residenziali e/o commerciali in parte nella stessa area e in parte al vicino Torrino. Attualmente, nell’ippodromo di Tor di Valle sarebbero edificabili soltanto 14.000 metri cubi, utilizzando l’indice delle aree a destinazione urbanistica verde privato. Il resto, tra aree agricole e aree vincolate per l’asta fluviale e le aree che ospitano infrastrutture tecnologiche, sono di fatto aree non suscettibili di trasformazione urbanistica. L’ipotesi è, quindi, molto realistica: infatti, grazie al PRG vigente, l’area “dispone” di 350.000 metri cubi a destinazione residenziale nel limitrofo comparto edificatorio del Torrino, che con una opportuna densificazione, potrebbero raddoppiare arrivando a 700.000, finanziando così l’operazione. Il nuovo dimensionamento –anche questo è trapelato– sarebbe quindi di 1.000.000 metri cubi, tra residenziale e altre funzioni, a fronte come detto, dei 14.000 metri cubi assentibili, con una incredibile crescita pari a oltre 70 volte.

“Nella Capitale la parola stadio fa stranamente rima con speculazione edilizia, un rischio che sembra essere tutt’altro che sventato con la nuova proprietà della Roma -afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. L’area di Tor di Valle, dove si dovrebbe dismettere l’ippodromo storico è un valore per la città, un’area quasi del tutto inedificabile e con molteplici importanti vincoli dei quali tenere conto. Si parla tanto di merchandising per finanziare i club ma in realtà la vera speculazione è edilizia e non c’entra nulla con le squadre, è legata a quel milione di metri cubi del quale si parla da tempo per Roma e Lazio per centri commerciali e case. I tifosi lo hanno ben chiaro. In questi giorni si parla molto dello stadio di Torino della Juve, ma è tutt’altra vicenda: in quel caso lo stadio è stato costruito dai proprietari della società, che hanno fatto a meno della speculazione immobiliare – prosegue Parlati-. In realtà la domanda vera sarebbe se Roma ha bisogno di un nuovo stadio al posto dell’Olimpico o se invece la questione è quella dei costi dell’Olimpico che, essendo del Coni, deve essere affittato da Roma e Lazio. Perdere l’Olimpico, l’impianto che ha fatto la storia delle squadre della città e della nostra nazionale, sarebbe un danno per tutta la città, tanto più nel momento in cui Roma si candida ad ospitare le Olimpiadi del 2020.”

Il dossier completo è disponibile sul sito www.legambientelazio.it

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