Esteri / Reportage

Tra i nuovi schiavi del Benin, vittime della miseria e del vodoun

Dal Paese sul Golfo di Guinea oltre 2 milioni di persone si sono imbarcate verso le Americhe fino all’Ottocento. Oggi, invece, bambini e uomini finiscono nelle miniere d’oro del Ghana, mentre le ragazze diventano prostitute, anche in Italia. L’8 febbraio si celebra la Giornata mondiale contro la tratta di persone
Tratto da Altreconomia 190 — Febbraio 2017
Discendenti delle vittime della tratta negriera levano lamenti sotto il muro di denuncia del Museo di storia ed etnografia “Da Silva”, a Porto Novo (Benin). Nel XVII secolo i portoghesi raccoglievano qui gli schiavi da imbarcare per le Americhe - foto di Alberto Caspani
Discendenti delle vittime della tratta negriera levano lamenti sotto il muro di denuncia del Museo di storia ed etnografia “Da Silva”, a Porto Novo (Benin). Nel XVII secolo i portoghesi raccoglievano qui gli schiavi da imbarcare per le Americhe - foto di Alberto Caspani
Avanzano a gruppetti di cinque o sei, lungo una pista di sabbia argillosa. Tutti in fila. La testa bassa sotto il sole cocente. Stesso passo. Lento, cadenzato, quasi fossero incatenati l’uno all’altro. La loro marcia proseguirà per quattro chilometri: l’esatta distanza che separa l’Albero degli Schiavi al centro di Ouidah, l’ex capitale della tratta negriera in Benin, dalla “Porta del non ritorno” sul Golfo di Guinea. Fra il XVI e il XIX secolo le sue acque hanno visto imbarcarsi per...

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