Ambiente

Niente sci, solo arte e natura – Ae 45

Numero 45, dicembre 2003Il museo all'aperto di “Arte Sella” nasce alla fine degli anni Ottanta dalla passione di chi abita la valle. Ma la scorsa estate la “Cattedrale vegetale” ha attirato fin qui 100 mila persone. La Valsugana intasata di…

Tratto da Altreconomia 45 — Dicembre 2003

Numero 45, dicembre 2003

Il museo all'aperto di “Arte Sella” nasce alla fine degli anni Ottanta dalla passione di chi abita la valle. Ma la scorsa estate la “Cattedrale vegetale” ha attirato fin qui 100 mila persone.
La Valsugana intasata di impianti sciistici e di seconde case è a un passo, con le sue sirene e i suoi disastri. Così adesso quelli di Val di Sella proveranno a far vivere uno sviluppo capace di limiti. Altrimenti, dicono, sono anche disposti a distruggere tutto


A Laura piace fare la maestra.
E piace ricamare. E vive nella Valsugana, lunga valle del Trentino orientale, la valle del Brenta che scende verso il Veneto. Ha 48 anni, è una donna mite e decisa. Come la gente di queste montagne. Ma non fatevi ingannare: in un paese come Borgo Valsugana, periferia profonda dell'Italia del Nord, anni fa, faceva parte di un coraggioso gruppetto femminista. E, negli ultimi venti anni, è riuscita, assieme a molti altri, a realizzare un sogno straordinario.

Un sogno di arte e natura. Nei boschi della Val di Sella, piccola e strana valle che corre parallela alla Valsugana, è cresciuta, fra boschi da meraviglia e radure di montagna, una sorprendente, nuova geografia, costruita con legni intrecciati, con alberi che, stupiti, giocano con artisti venuti da lontano, con pietre di torrente che si trovano, all'improvviso, sospese su tronchi biforcuti.

Alla fine, fra tante stranezze, è perfino nata, come una figlia prediletta, una vera cattedrale vegetale: decine e decine di carpini neri si stanno trasformando, con la lentezza dei cicli della natura (crescono di mezzo metro l'anno) in colonne di un monumento gotico unico al mondo. Sono ottanta alberi che, crescendo, in venti anni, diventeranno navate e archi di una volta celeste, architettura di una grande chiesa eretta dalla natura.

In molti si sono innamorati di questo capolavoro del bosco e dell'uomo: Marco Paolini, il cantore di Vajont, vi ha giocato con le parole e la musica in una notte di luna piena, Jovanotti ha voluto questa chiesa di alberi sulla copertina di un suo disco celebre. In migliaia la scorsa estate sono saliti in questa valle così marginale del Trentino solo per passeggiare fra le arcate vive di un monumento singolare e intrigante.

Laura Tomaselli, maestra a Borgo Valsugana, presidente di Arte Sella, guarda i giovani carpini della cattedrale: “Abbiamo davvero voluto questa opera. È stata una figlia prediletta. Ma adesso temo che sia diventato un figlio scomodo”.

Alt, bisogna fermarsi in Val di Sella, la bellezza delle foreste, dei crinali di Cima 12 (a duemila e passa metri di quota) e gli alberi-colonne della cattedrale distraggono e accelerano il racconto. E, invece, questa è una piccola-grande (e lenta) storia di valle, di passione e arte, di economia e di comunità di paese.

La Val di Sella è lontana dagli itinerari turistici del Trentino. Questa è montagna solitaria, qui gli inverni sono rigidi e le estati fresche, è valle di piogge e di verde intenso: una strada di tornanti, asfaltata solo trent'anni fa, si arrampica dalla Valsugana fino ai 900 metri di questo solco, lungo poco più di dieci chilometri e largo non più di cinque, racchiuso fra le pendici estreme dell'altopiano di Asiago e la dorsale del monte Armentera. Un torrente, il Moggio, scende verso il corso del Brenta.

Valle piccola: seimila ettari al massimo. I pastori e i contadini della Valsugana vi salivano per pascoli e legna: casere e malghe sono nascoste nella foresta di castagni (alle quote più basse), faggi e abeti rossi (quando i fianchi delle montagne si arrampicano a mille metri di quota). !!pagebreak!!

La prima mappa della valle fu disegnata solo nel 1761. Non c'è un paese in Sella, non esiste un centro. Sono seicento case sparse, quasi invisibili. La strada finisce in una grande prateria, un balcone naturale che si affaccia sui laghi di Caldonazzo e di Levico, giù di nuovo in Valsugana. Qualcuno, pochi anni fa, provò a progettare di prolungarla fino a tornare nel fondovalle: gli amministratori di Borgo si sono sempre opposti. “Sella non poteva essere attraversata, non abbiamo mai voluto che diventasse un luogo di passaggio”, spiega il sindaco Laura Froner. Chi sale in questa valle, a meno che non prosegua a piedi, deve tornare sui suoi passi.

Strano posto: Sella è la valle della gente di Borgo. In estate, da decenni, il paese si sposta verso questi boschi nascosti. È come una seconda casa, vissuta, forse, con più attaccamento della prima. Nessuno vi ha la residenza, ma gli abitanti del fondovalle salgono qui non appena hanno tempo. È la loro valle. Strana valle: Alcide De Gasperi, uno dei padri della Repubblica italiana, era nato a Borgo. Anche lui aveva casa in Sella. Pregava nella piccola chiesetta dell'Assunta. Dicono che era il luogo che più amava al mondo. La sua famiglia continua a venire qui.

Un tempo, trent'anni fa, fra giugno e settembre, le case sparse diventavano davvero paese: aprivano negozi di alimentari, vecchie osterie, veniva il postino, saliva persino una vecchia corriera.

È un'economia scomparsa: sono morti gli anziani osti, i vecchi malgari, burocrazie e nuovi regolamenti hanno cancellato questi piccoli commerci estivi. Ma la gente del fondovalle non ha smesso di venire in Sella, luogo di libertà. E ci venivano anche tre persone curiose e, forse, inquiete: Charlotte Strobele, Enrico Ferrari ed Emanuele Montibeller.

Charlotte è austriaca, dirigeva un campus universitario a Vienna, ha sposato un uomo di Borgo. Enrico è architetto, lavora alla Provincia di Trento, Emanuele vende stoffe ai mercati. Tutti e tre sono artisti. Dilettanti, ma artisti veri e appassionati. Charlotte ha una grande casa in Sella. “Anni fa, con lei, facemmo un viaggio a Samarcanda -racconta Emanuele Montibeller, che oggi è anche assessore alla Cultura e al turismo di Borgo-. Rimanemmo incantanti, vi era forza in quel posto. Decidemmo lì di provare a 'fare qualcosa' anche in Sella. Qualcosa che avesse la stessa energia spirituale”.

Erano gli anni '80. La land art era storia di avanguardie, i grandi musei di arte contemporanea del Trentino erano ancora progetti di là da venire. La Valsugana era una valle di attraversamento. Borgo era come schiacciata da una vecchia e invadente acciaieria. Seimila abitanti, paese quasi industriale, era il centro della valle con un'economia di servizi (scuole, caserma dei carabinieri, ospedale) ben lontana dal turismo e dalla cultura dell'arte.

Ma i tre amici, quasi senza consapevolezze, cominciarono a invitare artisti-amici nella casa di Charlotte: scultori e pittori europei che, per qualche settimana, si fermavano in Sella e, quasi come scambio per l'ospitalità, lasciavano il segno del loro passaggio., un'opera d'arte costruita con sassi, foglie, rami, tronchi.

“Un lavoro vitale che correva e corre lungo i cicli della vita”, spiega Laura. !!pagebreak!!

La “scultura”, il più delle volte, veniva lasciata a se stessa: con l'inverno, con le piogge, con il tempo sarebbe tornata a essere foresta, erba, humus, natura. Ci credete? Il gioco dei tre amici è diventato, quasi subito, cosa seria. Nel 1988, dopo il primo tentativo di due anni prima, la casa di Charlotte si riapre agli artisti, e a vedere le opere finali salgono in valle oltre duemila persone.

Gli abitanti di Borgo sono scettici, alcuni ostili, altri diffidenti, le amministrazioni distratte. Ma alcuni (la maestra Laura, il panettiere-fotografo Aldo, qualche studente, l'attuale sindaco, Laura Froner, allora insegnante di tedesco, le femministe del paese) si avvicinarono con curiosità alla strana storia di questa arte nel bosco.

E il gruppo di amici diventa “Arte Sella”. I confini delle sculture si dilatano oltre i terreni di Charlotte: le opere, ogni due anni, adesso vengono costruite lungo una strada forestale del monte Armentera. E il mondo dell'arte, nei primi anni '90, comincia a saldarsi con l'universo della gente di queste montagne. Si diradano scetticismi e diffidenze. Due linguaggi diversi e opposti si scrutano con curiosità. Nel 1992, sono i vecchi montanari di Roncegno a spiegare a Steven Siegel, grande artista più che astratto, come si fa una catasta di legna. Sono gli anziani pastori dei Lagorai a far vedere agli uomini dell'arte come si modella un materasso di foglie per le vacche. Come a dire: provateci voi a fare un cubo perfetto con le foglie.

“I bambini si sono impossessati di Arte Sella. Queste forme nel bosco hanno catturato la loro fantasia -dice la maestra Laura-. Nei giardini delle loro case, oggi, cercano di ricostruire quanto hanno visto in Sella”.

La gente del paese guarda quelle cose strane e, magari, sbotta: son bon anca mi. “Ma intanto apprezza il valore del lavoro, l'uso dei materiali impiegati”, osserva ancora Laura.

La storia continua a crescere: fra questi monti, agli inizi degli anni '90, era già arrivato, attirato dalla piccola fama di Sella, Giuliano Mauri, grande artista di frontiera, capace di lavorare in mezzo alla natura. Da tempo lui sognava la “cattedrale vegetale”. Lì, in quella valle, avrebbe potuto essere costruita sul serio. Ci sono voluti dieci anni: solo nel 2001, Arte Sella convince i servizi della forestale e le burocrazie della Provincia di Trento. Mauri riesce a realizzare il suo progetto. Operai della Provincia diventano i forestali di una nuova chiesa gotica. “Erano più che perplessi -ricorda Laura-. Poi anche loro sono stati contagiati dalla passione”. Finivano di lavorare, di tagliare e montare pali, di intrecciare anelli di nocciolo e andavano in paese. Un'ora dopo tornavano su con le mogli per mostrare cosa stavano facendo.

La cattedrale di carpini è un'opera destinata a rimanere, a crescere, a vivere “per sempre”. Solo che la cattedrale attira musicisti (il violoncellista Mario Brunello chiede di potervi suonare in solitudine), attori, preti e suore incuriositi da una nuova sacralità. A ruota seguono i giornalisti. Poi i turisti. La scorsa estate sono saliti in centomila in Val di Sella. Per il concerto di Antonella Ruggero, fra gli archi della cattedrale, sono arrivate cinquemila persone. “Ci siamo spaventati”, dice Laura Tomaselli.

La valle, nascosta per secoli, conquista le pagine culturali dei giornali. Arte Sella, quasi irrisa per anni, diventa la meta di un imprevisto pellegrinaggio contemporaneo. E Sella divide: gli operatori turistici fanno qualche conto e già vedono ristoranti, bancarelle, alberghi. La gente della valle, invece, rimpiange la pace perduta. Il comune (nel frattempo, alcuni dei protagonisti dell'avventura di Arte Sella sono diventati amministratori del paese) si preoccupa: il traffico, nei giorni estivi, viene regolato tramite navette; per salire fino alla cattedrale, dalla scorsa estate, si paga un biglietto di tre euro, cooperative di giovani organizzano visite guidate e laboratori didattici, i terreni dove sorge la chiesa vegetale (vi erano già voci di possibili speculazioni) sono stati acquistati, nemmeno un mese fa, dall'amministrazione di Borgo.

“La cattedrale sta davvero diventando un figlio scomodo -dice Laura Tomaselli-. Non vogliamo correre il pericolo di travolgere gli equilibri della valle, bisogna saper rallentare, saper dire dei no”. “Noi vogliamo diversificare la nostra economia -sostiene Laura Froner-. Il turismo è una novità importante, ma non deve mettere a rischio le abitudini della valle, la sua natura, la sua bellezza”. “Ci siamo chiesti davvero cosa fare -racconta Emanuele Montibeller-, se era il caso di buttar giù la cattedrale. In fondo basterebbe che non ci lavorassimo più attorno: in cinque anni la chiesa di Mauri tornerebbe a essere foresta. Oppure possiamo provare ad andare avanti. Con più lentezza. So cosa non vogliamo: la montagna non deve diventare un parco giochi, deve rimanere montagna. Se in Sella riprende la cura del bosco e delle praterie, se riusciamo a riparare qualche staccionata, se riaprono vecchie osterie, io sono contento. Ma niente di più”.

Attenzione: questo è Trentino, questo è il Trentino di uno sviluppo turistico inarrestabile e, spesso, distorto. Le valli oltre la Valsugana si sono intasate di seconde case e di impianti sciistici. La Val di Sella è uno scampolo solitario, quasi un isolotto sconosciuto e inviolato. Questa estate vi è stato il primo assalto di massa. Quel che accadrà in questa vallata nei prossimi anni è un banco di prova severo per il Trentino del futuro.

Emanuele Montibeller ha un curioso destino: è davvero il vero padre-ideatore di Arte Sella, e adesso si trova a occuparsi, come amministratore di Borgo, del turismo e della cultura. Dovrebbe distruggere la sua creatura? “Potrei lasciar fare alla natura. Ma in Sella dobbiamo capire se riusciamo a far vivere uno sviluppo capace di darsi dei limiti. Anzi, qui possiamo lavorare proprio attorno a una cultura del limite”. !!pagebreak!!

45 km da Trento
In auto: uscita A22 Trento Centro, proseguire in direzione Padova.

A Borgo Valsugana, deviazione per la Val di Sella. Durante l'estate funzionano due parcheggi con 100 posti auto in località Carlon e Baita degli Alpini (a pagamento nei giorni di sabato e festivi).

Negli stessi giorni un bus navetta parte dall'Hotel Val Paradiso e dalla Baita degli Alpini.

31 opere da vedere, più la natura
Sono 31 le opere che si possono incontrare, almeno per ora (il percorso si arricchisce e si degrada infatti con gli anni) in Val di Sella lungo la strada forestale del versante Sud del monte Armentera.

Ma se non credete ancora che valga la pena di salire fin quassù, intanto fatevi un giro virtuale sul sito www.artesella.it

Troverete l'ambientazione di tutte le opere e gli artisti al lavoro. Biennale d'arte contemporanea che nasce, come si racconta nell'articolo, da un profondo legame con il territorio e la sua gente, la sua sapienza.

Alcune di queste opere non sarebbero forse nate senza il contributo di Mariano Tomio è nato a Borgo. Per anni e anni ha fatto l'operaio in Svizzera. Poi è tornato al paese. Ha 64 anni. Ha seguito, quasi da manovale dell'arte, ognuna delle 31 sculture oggi in piedi in Sella. “Questa valle è la mia casa”, dice.

L'uomo della valle, l'operaio di una fabbrica svizzera oggi in pensione, si appassiona ai funambolismi di quegli stranieri che salgono in Sella per modellare la natura. Trova noccioli triforcuti per sostenere i sassi dei Nidi d'aquila di Giuliano Orsingher, aiuta (con qualche dubbio iniziale) Jeannette Zippel a trascinare una barca dal lago di Levico fino ai monti di Sella, trova i rami contorti del Cerchio di sole.

Tenete conto: Arte Sella vive soprattutto d'estate, ma come la natura, può essere visitata tutto l'anno, anzi è ancora più suggestiva quando ospita nella sua solitudine di valle minore.

D'estate ci sono anche visite guidate per gruppi: il centro espositivo è a Malga Costa, là dove finisce la strada della val di Sella. Per il resto dell'anno: Arte Sella Piazzetta Ceschi, 1/A 38051 Borgo Valsugana (Tn).!!pagebreak!!

Dalla Sicilia al deserto africano, le idee per un capodanno solidale

In Val di Sella, come raccontiamo nel servizio qui sopra, vale la pena andarci, anche se con le cautele del caso. Ma per chi cercasse un'alternativa alla solita tombolata di fine anno coi parenti, le proposte non mancano. Qui vi indichiamo tre viaggi di turismo responsabile. Per cercarne altri, andate su
www.aitr.org/soci.html

Miraggi siciliani, tra Acireale e l'Etna-trekking
Alla scoperta della Sicilia orientale. È la proposta di Viaggi e Miraggi, che dal 27 dicembre al 3 gennaio vi porterà tra Noto e Acireale, per scoprire alcuni dei luoghi più belli dell'isola. E tra i più suggestivi, con il trekking sull'Etna e sui Monti Nebrodi.

Il viaggio continuerà poi tra alcune realtà locali dell'economia sociale ed etica.Info: bottega Pace e Sviluppo, tel. 0422-30.42.42. www.viaggiemiraggi.org

L'altra Africa del Senegal lungo le rotte dei migranti
Per chi desidera conoscere “l'altra Africa” e le terre di tanti migranti che ogni giorno incontriamo sotto casa: l'occasione giusta è il viaggio in Senegal che Pindarama organizza dal 26 dicembre a 9 gennaio. Un percorso tra realtà diversisssime tra loro, dai centri urbani ai villaggi, passando per le spiagge affacciate sull'oceano o lungo fiumi. In programma anche la visita ad associazioni di base. La quota è di circa 1.800 euro e comprende un contributo di solidarietà al microprogetto di Ascabs, un'associazione di quartiere. Info: Pindorama, tel. 02-39.21.87.14.
www.pindorama.org

Nella terra dei nomadi sulle dune della Mauritania
Ancora Africa, ma questa volta in Mauritania, con il Cta Volontari per lo Sviluppo, un circolo che raggruppa cinque ong. Niente di meglio per inaugurare il nuovo anno che un viaggio in una terra abitata, fino al secolo scorso, solo da popolazioni nomadi.

Un Paese dalla natura selvaggia e dai contrasti a volte stridenti, che vi porterà -senza mezze misure- da lussureggianti oasi alle dune più aride. E non mancheranno le visite a siti artistici.

Quota indicativa intorno ai 2 mila euro e, anche qui, una parte viene destinata a un progetto di sviluppo. Info: www.viaggisolidali.it

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