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Esteri / Attualità

Monitor, l’osservatorio sul mondo

Un “filo rosso” lega le cose che succedono in Paesi diversi di ogni continente. Questa rubrica -a cura della redazione di Altreconomia- non vuole offrire al lettore notizie, ma la capacità di leggere i fatti in una cornice più ampia. Per comprendere le dinamiche economiche, sociali e politiche di quelli che comunemente vanno sotto la voce “Esteri”

Tratto da Altreconomia 185 — Settembre 2016

Il commercio dei diritti umani
Stati Uniti – Messico
Gli ultimi meeting da presidente degli Stati Uniti hanno permesso a Barack Obama di ribadire che per gli Usa le relazioni commerciali contano più dei diritti umani. “Il Messico è il nostro terzo partner commerciale. Ogni anno, esportiamo di più in Messico che in Cina, India e Russia insieme” ha detto alla Casa Bianca incontrando a fine luglio Enrique Peña Nieto, il presidente messicano. Obama non ha  però affrontato il tema dei desaparecidos, quasi 30mila nel Paese vicino. E il 26 settembre è il 2° anniversario della scomparsa dei 43 studenti di Ayotzinapa.
A fine giugno, invece, Obama e Peña Nieto si erano incontrati in Canada con il primo ministro Justin Trudeau: i tre Paesi si apprestano a ratificare il Trans-Pacific Partnership (TPP) con Australia e Giappone (tra gli altri). Cancellerà almeno 18mila tasse sull’export di beni e servizi.


Due Paesi sconvolti e la ricerca della verità sui conflitti armati
El Salvador – Colombia
A metà luglio la Corte Costituzionale del Salvador ha dichiarato l’incostituzionalità della legge che, dal 1993, aveva impedito ogni indagine sulle violazioni dei diritti umani commesse durante il conflitto armato interno che ha insanguinato il Paese tra il 1980 e il 1992. Secondo la Commissione per la verità delle Nazioni Unite, oltre 75mila persone (15 ogni mille abitanti) furono torturate, vittime di uccisioni extragiudiziali o fatte sparire. Molti massacri riguardarono intere comunità, accusate di appoggiare la guerriglia.
A fine giugno, intanto, è stato firmato -con alcuni mesi di ritardo- l’accordo che ha posto fine al conflitto armato in corso da 52 anni in Colombia. A L’Avana (Cuba), sotto l’egida del presidente Raul Castro, il presidente della Repubblica Juan Manuel Santos e il leader della FARC (Forze armate rivoluzionarie), Rodrigo Londono. Dal 1964, il conflitto ha ucciso 220mila persone, e circa gli sfollati interni sono circa sei milioni. I dialoghi di pace sono durati quattro anni. Alla cerimonia della firma era presente anche Ban Ki-moon, segretario generale delle Nazioni Unite.


Dopo “Brexit”, l’Unione è ancora sotto stress
Austria – Ungheria
Dopo il referendum del 23 giugno che ha visto la maggioranza dei cittadini britannici pronunciarsi a favore dell’uscita dall’Unione europea, o “Brexit”, al termine di una campagna centrata sui temi dell’emigrazione e dell’accoglienza, in autunno la “tenuta” dell’Ue verrà sottoposta a due nuovi “stress elettorali”.
In Ungheria, innanzitutto, è stato fissato -per il 2 ottobre- un referendum sul tema migratorio. La lettura del quesito aiuta a comprendere come le politiche in materia dell’Unione siano l’oggetto del contendere: “Volete o no che l’Ue possa obbligarci ad accogliere in Ungheria, senza l’autorizzazione del Parlamento ungherese, il ricollocamento forzato di cittadini non ungheresi?”. La campagna elettorale si sta giocando con poster giganti in tutto il Paese che indicano nell’arrivo di profughi una minaccia.
In Austria, invece, il 2 ottobre (o la settimana precedente) si ripeterà il ballottaggio delle elezioni presidenziali: il 22 maggio, alcune irregolarità avrebbero favorito la vittoria di Alexander Van der Bellen, l’ex leader dei Verdi, su Norbert Hofer, a capo del partito di estrema destra FPO. Durante la campagna elettorale, l’Austria aveva chiuso la frontiera con l’Italia, al Brennero.


Il compromesso sul Sahara e la guerra civile a Juba
Marocco – Sud Sudan
Il Marocco vorrebbe rientrare nell’Unione africana (UA), l’organizzazione nata nel 1963 ad Addis Abeba, in Etiopia, che riunisce 54 Paesi del Continente. Ne era uscito 32 anni fa, nel 1984, dopo che l’Unione aveva riconosciuto -e accettato tra i proprio membri- la Repubblica Araba Democratica dei Sahrawi (RASD), ovvero lo Stato fondato nel 1976 nei territori del Sahara Occidentale, a Sud del Marocco, dal movimento indipendentista Frente Polisario. Per il regno, quell’area è parte del proprio territorio. In un messaggio inviato al presidente del Ciad, Idriss Déby, che guida l’assemblea dell’Unione, il re del Marocco -Mohamed VI- ha chiesto “un atteggiamento di costruttiva neutralità sul Sahara occidentale”. Contemporaneamente, circa la metà dei Paesi dell’Unione hanno firmato una mozione che chiedeva la sospensione della Repubblica Sahrawi dall’UA.
Il 54° Paese a diventare membro dell’Unione africana, il 9 luglio del 2011, all’indomani dell’indipendenza, è stato il Sud Sudan.
Nessun festeggiamento, però, per il quinto compleanno dello Stato. Dalla metà di dicembre del 2013, infatti, è in corso una guerra civile che è già costata la vita a quasi 50mila persone, mentre un altro milione e mezzo ha dovuto lasciare la propria casa. A Juba -capitale del Sud Sudan- la pace è fragile e instabile: il conflitto vede contrapposti Sudanese People’s Liberation Army (SPLA), leali al presidente Salva Kiir e SPLA-In Opposition (IO), leali al vice-presidente, Riek Machar. Le vittime, però, sono per lo più civili.


2016, Daesh ha perso terreno
Iraq – Siria
Palmira, in Siria, e Falluja, in Iraq, sono simboli del declino di Daesh, che ne ha perso il controllo nei primi sei mesi del 2016. Complessivamente, “governa” un’area di 68.300 chilometri quadrati, in calo del 12% rispetto alla fine del 2015 (e all’inizio dello scorso anno, il presunto Califfato “occupava” un’area di oltre 90mila chilometri quadrati). Secondo un report del centro di ricerca IHS, questa debolezza comporta un aumento del rischio attentati.


Carpentaria, dove agisce il cambiamento climatico
Australia
Sono seccati settemila ettari di foresta nel Golfo di Carpentaria, in Australia, oltre il 9% delle mangrovie che crescono lungo 700 chilometri di costa, in un’area che si affaccia sulla Nuova Guinea.
Il fenomeno -confermato da osservazioni aeree e satellitari condotte nel primo semestre del 2016- sarebbe da attribuirsi alla prolungata stagione secca e alle alte temperature. Sarebbe, cioè, colpa dei cambiamenti climatici, secondo una ricerca condotta dalla James Cook University, del Queensland.
Le mangrovie rappresentano un ecosistema capace di filtrare e purificare le acque, un ambiente naturale che permette a diverse specie di pesci di riprodursi e sopravvivere. La Nuova Zelanda -l’altro Stato dell’Oceania- è il punto più meridionale in cui esistano mangrovie. Delle 70 specie esistenti sul Pianeta, almeno 11 (il 16%) sarebbero a rischio di estinzione secondo l’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN).

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