Esteri / Attualità

Monitor, l’osservatorio sul mondo (da Ae 187)

Un “filo rosso” lega le cose che succedono in Paesi diversi di ogni continente. Questa rubrica -a cura della redazione di Altreconomia- non vuole offrire al lettore notizie, ma la capacità di leggere i fatti in una cornice più ampia. Per comprendere le dinamiche economiche, sociali e politiche di quelli che comunemente vanno sotto la voce “Esteri”

Tratto da Altreconomia 187 — Novembre 2016
Manifestazione in ricordo dei morti per gli scontri di inizio ottobre in Etiopia

Chi ha paura della lotta all’obesità
Nord America
Tra il 2011 e il 2015, Coca-Cola, PepsiCo e l’American Beverage Association hanno speso in media 10 milioni di euro all’anno per finanziare in totale 96 realtà che si occupano di salute pubblica negli Stati Uniti, comprese numerose istituzioni mediche il cui obiettivo è la lotta all’obesità. L’azione di lobby è stata volta ad influenzare l’adozione di ben 29 progetti di legge collegati alla riduzione del consumo di bibite gassate. Le due aziende sono spaventate dalla possibile adozione di una “soda tax”, una tassa sulle bibite gassate (lo ha fatto Philadelphia), anche se basterebbe guardare al mercato messicano per capire come rispondere: dal 2014, nel Paese vicino le bibite sono gravate da una tassa di un peso per litro (5 centesimi di dollaro), ma Coca-Cola e Pepsi hanno mantenuto la propria presenza sul mercato vendendo acqua minerale, te e succhi di frutta.

Il tortuoso processo di pace in corso nell’America Latina
Centro e Sud America
Il 2 ottobre scorso i colombiani hanno respinto, votando a maggioranza “No” nel corso di un referendum, il testo dell’accordo di pace siglato tra il governo del Paese e le FARC (Forze armate rivoluzionarie della Colombia): dopo 4 anni di negoziato, le parti hanno deciso di metter fine al conflitto armato interno in corso dal 1964. Le FARC hanno tenuto la propria assemblea di “smilitarizzazione”. Il 7 ottobre, il premio Nobel per la pace è stato assegnato al presidente colombiano Juan Manuel Santos: è un tentativo di rafforzarne la posizione, dopo il risultato elettorale negativo, e di premiarne gli sforzi. La “pacificazione” in Centro e Sud America è un processo tortuoso: l’ultimo Nobel per la pace regionale era stata, nel 1992, l’indigena guatemalteca Rigoberta Menchu Tum. Nel 2016, il Paese -ufficialmente pacificato da vent’anni- è governato dall’ex comico Jimmy Morales, del Frente de Convergencia Nacional, fondato da veterani delle forze armate.

Il mercato contraffatto dell’Unione europea
Europa
Nel 2015 in Grecia sono stati fermati 6,37 milioni di articoli contraffatti, in Francia 6,33 milioni, 5,12 in Olanda, poco più di 2 nel nostro Paese. Complessivamente, merci per un valore di quasi 650 milioni di euro sono state sequestrate alle frontiere esterne dell’Unione europea. La classifica degli articoli più sequestrati è guidata dalle sigarette (27%), che arrivano in gran parte da un Paese che confina con l’Ue, il Montenegro. I prodotti di uso quotidiano potenzialmente pericolosi per la salute e la sicurezza dei consumatori, ad esempio alimenti e bevande, prodotti per l’igiene personale, farmaci, giocattoli ed elettrodomestici, rappresentano nel complesso il 25,8% del totale. Il principale Paese d’origine dei prodotti contraffatti è invece la Cina (41%), seguita dal già citato Montenegro e poi da Hong Kong (telefoni cellulari e relativi accessori), Malesia (articoli per l’igiene personale) e Benin (prodotto alimentari contraffatti). Dal Messico arrivano invece le bevande alcoliche.

La geopolitica mondiale al vertice di Goa, in India
BRICS
A Goa, in India, a metà ottobre si sono incontrati, per l’ottava volta, Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, i cosiddetti “BRICS”. Nel corso del vertice sono state siglate intese volte a rafforzare la cooperazione tra le cinque nuove potenze globali, come gli accordi commerciali per miliardi di dollari nei comparti dell’energia e della difesa tra India e Russia. Una lettura delle 27 pagine della dichiarazione finale aiuta però a comprendere la nuova geopolitica che questi Paesi immaginano: a poche settimane dalle elezioni americane, intanto, la parola “Stati Uniti” non è nemmeno menzionata; le economie avanzate dell’Europa vengono citate solo quando si tratta di invitarle a cedere due posti nell’Executive Board del Fondo monetario internazionale. L’azione del Fondo è apprezzata anche per aver incluso dal 1° ottobre 2016 il renminbi, la moneta nazionale cinese, nei Diritti speciali di prelievo, ovvero di averne fatto -al pari di dollaro, euro, yen e sterlina- una delle monete di riferimento globale. 
Tra i 110 punti della Declaration of Goa, uno è dedicato al conflitto israelo-palestinese: i BRICS reiterano l’invito a realizzazione la soluzione dei due Stati, seguendo le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (di cui Cina e Russia sono membri permanenti). Per quanto riguarda invece l’espansione della propria capacità d’influenza, i BRICS guardano ai membri della BIMSTEC -Iniziativa per la cooperazione economica e tecnica multi-settoriale della Baia del Bengala-, di cui fanno parte Bangladesh, Bhutan, India, Myanmar, Nepal, Sri Lanka e Thailandia.

Il continente irrequieto
Africa
In Etiopia è stato dichiarato lo “stato d’emergenza”, dopo che a inizio ottobre le forze di sicurezza hanno ucciso almeno cinquanta persone di etnia Oromo durante una manifestazione religiosa, l’Irreecha festival. Nei giorni successivi il presidente etiope ha visitato numerosi Paesi europei, tra cui l’Italia. Il Burundi, intanto, ha deciso di lasciare la Corte penale internazionale: stava per aprire un fascicolo sulle torture e i massacri compiuti dal regime.

La Commissione europea apre a possibili finanziamenti per la creazione di una “Difesa comune”, tema attuale dopo la Brexit: la Gran Bretagna ha storicamente frenato le aspirazioni di Francia e Germania, cui si è aggiunta oggi l’Italia.

L’isola maledetta dei richiedenti asilo
Nauru, Oceania
Sperduta nel Pacifico meridionale, l’isola Nauru è uno Stato indipendente, ha una popolazione di 10.000 abitanti, e ospita -per conto dell’Australia- ben 1.159 richiedenti asilo e rifugiati: è il terzo Paese al mondo per il rapporto tra rifugiati e abitanti. 
La superficie totale dell’isola è di appena 21 chilometri quadrati. Rifugiati e richiedenti asilo sono diventati il bersaglio delle angherie e della violenza di parte della popolazione.
Secondo un rapporto di Amnesty International, diffuso a metà ottobre 2016 e basato su 100 interviste realizzate sull’isola, “il governo australiano gestisce una prigione a cielo aperto il cui scopo è di infliggere la sofferenza ritenuta necessaria per scoraggiare alcune delle persone più vulnerabili del mondo a cercare riparo in Australia”.
Il costo della politica di deterrenza (respingimenti, valutazioni offshore e detenzione obbligatoria) per il periodo 2013-2016 è stimato in 9,6 miliardi di dollari australiani (oltre 6,64 miliardi di euro).

500.000: le auto elettriche in circolazione in Europa a fine 2016, secondo uno studio di T&E (www.transportenvironment.org)

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