Esteri / Attualità

Monitor, osservatorio sul mondo (ottobre 2016)

Un “filo rosso” lega le cose che succedono in Paesi diversi di ogni continente. Questa rubrica -a cura della redazione di Altreconomia- non vuole offrire al lettore notizie, ma la capacità di leggere i fatti in una cornice più ampia. Per comprendere le dinamiche economiche, sociali e politiche di quelli che comunemente vanno sotto la voce “Esteri”

Tratto da Altreconomia 186 — Ottobre 2016
Un ospedale supportato da MSF, il piccolo ospedale del distretto di Haydan, nella provincia di Saada (Yemen) è stato colpito da diversi raid aerei

Le comunità che si battono per la terra
Nord America

Proteste contro la realizzazione del gasdotto Dakota Access Pipeline
Proteste contro la realizzazione del gasdotto Dakota Access Pipeline

La tribù Standing Rock Sioux ha costretto il governo degli Stati Uniti d’America a un clamoroso “stop”. Il progetto dell’oleodotto Dakota Access pipeline è fermo. Il perché lo spiega un comunicato divulgato (il 9 settembre) sul sito del Dipartimento della Giustizia, e firmato anche da quelli degli Interni e delle Forze armate: “Il governo federale dovrebbe assicurare una partecipazione delle nazioni tribali nei processi decisionali relativi ad infrastrutture” che potrebbero avere impatti su terre e risorse.
In Messico, invece, il governo non ascolta i “no” delle comunità locali: a metà settembre è stato diffuso il rapporto sui conflitti per acqua, terra, boschi e diritti indigeni nell’Estado de México, presenti in ben 27 municipi. Il più “longevo”, dal 2001, riguarda la costruzione del nuovo aeroporto di Città del Messico, sul lago di Texcoco.


Il filo rosso tra instabilità politica e recessione
America Latina
Dilma Rousseff non è più la presidente del Brasile. Il 31 agosto il Senato ha deciso la sua destituzione, a seguito delle accuse di aver truccato i conti del governo prima delle ultime elezioni. In tutto il Paese migliaia di persone sono scese in piazza, per protestare contro la conferma alla presidenza di colui che dalla primavera guidava ad interim lo Stato, Michel Temer, che secondo autorevoli osservatori ha realizzato un “golpe bianco”, un colpo di Stato senza far ricorso alla forza.

Il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro
Il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro

Secondo la CEPAL (Commissione economica per l’America Latina), nel 2016 il Paese sarà in recessione: il Pil scenderà del 3,5% rispetto al 2015. Stessa sorte -ma meno 8 per cento- toccherà al Venezuela, altro Paese al centro di tensioni sociali: il cibo scarseggia, e da mesi numerosi cittadini raggiungono a piedi la vicina Colombia per acquistarne; secondo l’analista Edgardo Lander, l’errore di Chavez e ora di Maduro è stato fondare la spesa sociale sul surplus economico dell’export petrolifero. Crollato con il prezzo del greggio.


Tasse, 160 miliardi di euro di Iva non riscossa
Europa

Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, mentre presenta lo Stato dell'Unione 2016
Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, mentre presenta lo Stato dell’Unione 2016

“In Europa non accettiamo che le imprese più potenti ottengano accordi illegali segreti relativi al proprio sistema fiscale”. Lo ha detto il 14 settembre, a Strasburgo, Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea, nel suo discorso sullo “stato dell’Unione”.
Una settimana prima, a proposito di evasione fiscale, la Commissione aveva invece diffuso i dati relativi all’imposta sul valore aggiunto (IVA) non riscossa nel 2014, pari a quasi 160 miliardi di euro. Il picco di mancata riscossione dell’IVA è in Romania, con il 37,9%, mentre il livello minimo dell’1,2% è in Svezia. In cifre assolute il divario più alto dell’IVA è stato registrato in Italia (36,9 miliardi di euro), mentre il Lussemburgo detiene il più basso, 147 milioni di euro). Se l’Italia è -come spesso accade- il Paese più esposto, le altre due maggiori economie del Continente -Francia e Germania- non se la passano troppo meglio: l’IVA non riscossa nel Paese transalpino è pari a 24,4 miliardi di euro; sono pari a 23,4 miliardi, invece, le imposte evase nel Paese guidato dalla cancelliera Angela Merkel.


Libia, Siria e Yemen, 5 anni di violenze contro i civili
Medio Oriente
Libia, Siria e Yemen sono gli avamposti di un mondo in guerra permanente.
In Libia, sconvolta dalle divisioni esplose dopo la guerra civile del 2011 e il rovesciamento di Muammar Gheddafi, il governo guidato dal presidente del Consiglio presidenziale libico di Tripoli, Fayez al Sarraj, benedetto dalle Nazioni Unite seppur eletto da una ristretta fetta dei libici, è stato sconfessato dalla Camera dei rappresentanti di Tobruk, vicina al generale Khalifa Haftar. Dopo uno sventato attentato a Misurata, a metà settembre sono stati sequestrati anche due cittadini italiani.
In Siria, anch’essa straziata da cinque anni di guerra, l’ONU ha sospeso la consegna di aiuti dopo che 18 dei 31 camion “umanitari” nei pressi di Urum al-Kubra, a nordovest di Aleppo, sono stati bombardati. Accuse incrociate tra Russia, Stati Uniti e governo di Damasco.

Quattro bombe in dieci mesi hanno colpito gli ospedali sostenuti da Medici Senza Frontiere in Yemen

In Yemen, dove dal marzo 2015 infuria il conflitto promosso tra gli altri dall’Arabia Saudita in coalizione con gli Usa, è stato accertato da un gruppo di esperti indipendenti che una delle bombe di precisione fornite dagli Usa al regime di Ryiad è stata impiegata in un bombardamento compiuto il 15 agosto 2016 ai danni di un ospedale sostenuto da Medici Senza Frontiere (Msf), che ha causato 11 morti e 19 feriti. “Ogni attacco ad una struttura medica in una zona di guerra -ha affermato Philip Luther, di Amnesty International- è un affronto all’umanità, ma questo è solo l’ultimo di una orrenda serie di attacchi su ospedali e cliniche da parte della coalizione guidata dall’Arabia Saudita”.


Indonesia e Google
Asia
TasseAsiaGoogleIl mercato della pubblicità in Indonesia, il quarto Paese più popoloso al mondo dopo Cina, India e Stati Uniti, vale 830 milioni di dollari all’anno. Google e Facebook ne controllano il 70 per cento. Il Paese -attraverso l’ufficio fiscale che si occupa dei “casi speciali”- ha accusato Google di aver messo in pratica politiche di tax planning “aggressive”, e questo potrebbe portarlo a comminare una sanzione pari a 400 milioni di euro. Il carico fiscale per la multinazionale sarebbe stato nell’ordine dello 0,1% del reddito.


Burundi, Repubblica Centrafricana, Repubblica democratica del Congo, Guinea Bissau, Costa d’Avorio, Liberia, Mali, Somalia, Sud Sudan: sono 9 i Paesi africani in cui conflitti prolungati causano “allarmanti picchi di fame acuta” (FAO)


Sei dei nove Paesi che detengono armi nucleari sono in Asia
Asia

La bandiera della Corea del Nord
La bandiera della Corea del Nord e un’arma nucleare

A inizio settembre la Corea del Nord ha realizzato un test nucleare, individuato dall’United States Geological Survey (USGS) che ha registrato un sisma di magnitudo 5.3. Si tratta del secondo test realizzato nel corso del 2016, che secondo le stime dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI) potrebbe avere a disposizione una dozzina di testate nucleari, e contravviene numerose risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. È inoltre dal 1975, con la ratifica del Trattato di non proliferazione nucleare, che il principale nemico, cioè la Corea del Sud, ha bloccato qualsiasi attività volta a sviluppare armi nucleari. Sei dei nove Paesi che detengono testate nucleari si trovano in Asia, e due tra questi stanno affrontando un conflitto armato decennale, che nel mese di agosto è tornato a radicalizzarsi. È quello tra Pakistan ed India nello Stato del Kashmir.

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