Milano si specchia

Speculazione, migranti, criminalità organizzata, precariato, povertà, attacco agli spazi di libertà e di cultura. Una giornata nel cuore di una città simbolo Che sia in ascesa o in crisi, che produca innovazione o regresso, Milano spesso anticipa quello che succederà…

Tratto da Altreconomia 103 — Marzo 2009

Speculazione, migranti, criminalità organizzata, precariato, povertà, attacco agli spazi di libertà e di cultura.
Una giornata nel cuore di una città simbolo

Che sia in ascesa o in crisi, che produca innovazione o regresso, Milano spesso anticipa quello che succederà nel resto del Paese. Nel bene e nel male. Per intravedere che cosa ci aspetta, allora, vi raccontiamo una giornata nell’altra Milano, quella che si vede poco e di cui si parla meno di quanto si dovrebbe. Ci siamo alzati in una gelida mattinata di febbraio e siamo andati a vedere.
Ore 10: Santa Giulia, la città ideale. I cartelli messi in fila lungo la strada deserta annunciano: “Nasce a Milano la città ideale”. Speriamo non siano profetici, perché il nuovo quartiere di Santa Giulia rischia di diventare il peggiore disastro urbanistico della storia della città.
I palazzoni bianchi ultramoderni sono belli, il problema è che poggiano sulla nuda terra, su un gigantesco spiazzo fangoso dove si aprono le voragini degli scavi. A gennaio hanno consegnato all’assessore all’Urbanistica Carlo Masseroli l’elenco dei servizi promessi e non ancora realizzati: strade, parcheggi, raccolta della spazzatura, derattizzazione, posta, scuole, parchi, illuminazione, ambulanze, polizia, vigili, negozi, in particolare farmacia, panetteria, latteria, bar-tabacchi, edicola, macelleria, lavanderia, fruttivendolo, centro commerciale. In sintesi, Santa Giulia è una favela di lusso. Invece doveva essere il più innovativo quartiere residenziale di Milano, un progetto da 4,5 miliardi di euro e un milione e 200mila metri quadri nella periferia Est, tra via Bonfadini e la Tangenziale. I lavori, partiti nel 2005, sono fermi per la crisi finanziaria del costruttore Luigi Zunino e della sua Risanamento spa. È fermo il lotto Nord, affidato a una star dell’architettura, Norman Foster. Sul lato Sud, invece, sono stati già consegnati più di mille alloggi in edilizia convenzionata tirati su dalle cooperative bianche e rosse. In settemila hanno acceso un mutuo per assicurarsi un posto nella “città ideale” a 2.400 euro al metro quadro. Ragionevole rispetto alla media milanese, a patto di poterci vivere davvero. Poi è scattato l’effetto domino: niente soldi da Zunino, niente servizi di urbanizzazione. Il passo successivo è stato il ritiro dei grandi marchi. Esselunga ha rinunciato a costruire il suo supermercato e la relativa area è in vendita. Idem Feltrinelli. La Uci Cinema Italia attende sviluppi prima di aprire un multisala. Come in ogni grande vicenda urbanistica che (non) si rispetti, alla fine è arrivata la magistratura. Il 2 febbraio sono stati arrestati un avvocato svizzero e due consulenti con un passato nella Guardia di Finanza. Al centro dell’inchiesta, partita da Kaiserslautern in Germania, presunte irregolarità nella bonifica dell’area di via Bonfadini che ospitava un grande stabilimento della Montedison. Come se non bastasse, il titolare di una delle imprese coinvolte ha tirato in ballo la ‘ndrangheta.
La civile rivolta della favela di lusso può essere seguita sul web: santagiulia.forumup.it
Ore 12: Santa Maria della casbah. L’amministratrice dello stabile è talmente esasperata che le sue dimissioni le dà in modo plateale: sotto gli occhi dei passanti, stacca la targhetta dorata dal muro esterno e se la porta via. Non deve essere facile gestire un posto come il palazzo di piazza Santa Maria del Suffragio 3, lungo corso XXII Marzo. Una zona centrale, in un quartiere nobile, ben servito e pieno di negozi. Avercene, di posti così da amministrare. Trovarselo davanti, però, è un’altra cosa. La facciata giallina è sporca e scrostata. A molte finestre mancano i vetri, sostituiti alla meglio da teli di plastica. Si vedono persiane scardinate e pericolanti. Dal portone entrano ed escono soltanto bengalesi e maghrebini. Sulla finestrella della portineria sguarnita c’è una circolare (in italiano) che avverte gli inquilini di non dare i soldi dell’affitto a persone che li richiedono “senza averne titolo”. Piazza Santa Maria del Suffragio 3 è un’enclave di migranti, che occupano l’intero palazzo e gran parte delle panchine del parchetto di fronte. Secondo i negozianti che ci stanno intorno, il numero di residenti italiani è pari a zero. Pare che il costo di un posto letto sia di circa 200 euro al mese. Gli alloggi in cui si ammassano decine di stranieri sono di proprietà della società Irma di Milano, la cui titolare è una settantottenne della provincia di Varese. A Milano ci sono altri palazzi come questo, che risuonano nelle cronache: viale Bligny 42 vicino alla Bocconi, via Cavezzali 11 dalle parti di viale Padova, via Gulli 3 in zona Forze Armate… Periodicamente, spesso in sintonia con l’umore dell’amministrazione comunale, polizia e carabinieri si presentano in forze davanti ai loro portoni. In piazza Santa Maria del Suffragio è successo l’ultima volta la mattina del 3 febbraio. Il vicesindaco e deputato di An Riccardo De Corato si è congratulato soprattutto per la scoperta di allacciamenti elettrici abusivi. È andata meglio del solito, perché fino all’anno scorso il palazzo era un “fortino dello spaccio” con contorno di risse e brutte storie. Oggi non ci sono particolari problemi di criminalità, lo ammettono anche i titolari dei lindi negozi incastonati tra quelle mure chiazzate di umidità, che pure alzano gli occhi al cielo appena si accenna agli indesiderati vicini.
Ore 15: i box dei boss. Al numero 24 di via Carlo Torre c’è invece un palazzo pulito e ordinato, con la facciata di piastrelle bordeaux. Siamo lungo la circonvallazione, una zona né centrale né periferica, né lussuosa né modesta. È la Milano media, la Milano normale. In questo palazzo della Milano normale la ‘ndrangheta aveva comprato 18 box. Esattamente dieci anni fa furono sequestrati dalla Squadra mobile nel corso dell’operazione Savana contro i più potenti clan calabresi della città: Bruzzaniti, Morabito, Palamara, Serranò, Talia. Il patrimonio complessivo individuato all’epoca fu di 20 miliardi di lire. Concluso l’iter giudiziario, sono stati confiscati dallo Stato. Il 4 febbraio di quest’anno, il Comune ne ha affidati una parte alla Comunità nuova di don Gino Rigoldi, che li darà in affitto per finanziare progetti di housing sociale. È stata la prima riassegnazione a fini sociali di beni confiscati alla mafia fatta dal Comune di Milano, dopo anni di paralisi politico-burocratica. Un secondo bando è già aperto. È nella Milano normale che la mafia, con la ‘ndrangheta nettamente in testa, conquista di giorno in giorno pezzi di città.
Nel mattone, infatti, finisce gran parte del gigantesco profitto derivato soprattutto dal traffico internazionale di cocaina, di cui il capoluogo lombardo è un importante terminale oltre che luogo di vasto e generalizzato consumo. A differenza del Sud, qui i sequestri di immobili lussuosi sono rari, i boss sono più discreti e tendono a consolidare la loro fortuna nelle periferie che li hanno allevati, senza dare troppo nell’occhio. Si tratta quindi di appartamenti, seminterrati, box, negozi. Il bene di maggior pregio è un autosalone di 178 metri quadri più spazi esterni in via Varesina, estrema periferia, il lotto più sostanzioso è composto da nove appartamenti in via Vallazze 26, zona piazzale Loreto. Secondo gli ultimi dati ufficiali diffusi da Libera, in città i beni immobili confiscati alle organizzazioni mafiose sono 170. Con la provincia diventano 400. In tutta la Lombardia sono 587. Rappresentano solo una parte della ricchezza dei clan trapiantati qui al Nord. Una montagna di soldi ripuliti che attende solo nuove opportunità di investimento. Magari approfittando della crisi che toglie liquidità agli imprenditori. O gettando le proprie imprese edili e di movimento terra sugli appalti dell’Expo 2015, come indicano diverse inchieste giudiziarie in corso. A Palazzo Marino si parla da mesi di istituire una Commissione antimafia. Nonostante il parere favorevole del sindaco Letizia Moratti, il Partito delle libertà è compatto sul no.
Ore 18: aperitivo precario. Sono pochi i racconti ripetibili di tra quelli che fa Chiara, al tavolo di un locale in riva al Naviglio, molto di moda all’ora dell’aperitivo. “Tra i 13 i 30 anni ormai qualunque trasgressione sessuale, anche a pagamento, è normale -dice- nulla stupisce più. Si cerca l’emozione forte perché non si prova più più nulla. Aggiungi l’incertezza economica del precariato e tanti, ragazze e ragazzi, pensano: se non mi faccio problemi a fare sesso con qualcuno appena conosciuto a una festa, posso anche farmi pagare. Se non è la prostituzione è il film porno, la lap dance…”. Interviene Giulia: “È una bulimia collettiva. Quasi tutte le mie amiche lo hanno fatto con altre donne, non per desiderio, ma giusto per fare un’esperienza”.
Pigiati nella folla dell’happy hour sotto i “funghi” che riscaldano i tavolini all’aperto, chiacchieriamo di precariato con Chiara, Federica, Valentina, Giulia ed Enrico. Hanno tra i 25 e i 30 anni, lavorano tutti nella produzione video tranne Giulia, ricercatrice universitaria in campo ambientale. Il loro precariato non è certo quello dei call center e delle imprese di pulizia, e sta a una distanza siderale dagli interinali arruolati in fabbrica o dal “nero” brutale dei cantieri edili. Sono “precog”, precari cognitari, il ramo intellettuale e creativo del sistema produttivo odierno.
In un mese possono guadagnare fino a 2.500 euro. Solo che non hanno la più pallida idea di come andrà il mese dopo, e quello dopo ancora. E tra un anno? Neanche val la pena pensarci. Nessuno vive in una casa tutta sua, nessuno vive in coppia, tutti condividono l’alloggio con uno o più amici, che a volte sono diventati tali solo per aver risposto allo stesso annuncio immobiliare. Solo una su cinque ha l’automobile, fonte di costi e fastidi. Per loro, l’orizzonte massimo è di sei mesi, e di famiglia non è il caso di parlare.
Ore 21: all’ultima stazione. Stazione centrale, l’impresentabile biglietto da visita. Non solo e non tanto per il pensiero, ormai ossessivo, della “sicurezza”. È per quell’umanità infagottata alla bell’e meglio che si avvicina appena arriviamo con il “Buon samaritano”. Il Buon samaritano è un vecchio autobus dei trasporti pubblici, di quelli lunghi e snodati, riconvertito a unità mobile per l’assistenza dei senza dimora.
Il Comune lo fa partire quando fa freddo, e stasera fa freddo come negli inverni di una volta. Su un ripiano sono accumulati dei sacchetti bianchi che contengono un trancio di pizza, pane, tonno, biscotti, yogurt, una mela, un mandarino… Poi ci sono giacconi, maglioni e altri vestiti. La coda dell’autobus, guidato da un autista messo a disposizione dall’azienda dei trasporti, è un’infermeria con due brandine e l’armadietto dei medicinali chiuso con un lucchetto. A bordo ci sono dieci operatori dell’associazione Fratelli di San Francesco d’Assisi. Tra loro ci sono un giovane frate egiziano e due ragazzi, un romeno e un kosovaro, mediatori culturali. Ogni sera è in programma un percorso diverso. Nando, infermiere in pensione, e Massimo, da responsabili del servizio conoscono bene l’altra Milano. Che non si annida solo nelle baracche nascoste a fianco dello stradone che porta all’aeroporto di Linate o sotto un grande cavalcavia della circonvallazione. In pieno centro, intorno al Duomo e corso Vittorio Emanuele, dormono all’addiaccio circa 200 persone. Uno studio appena realizzato dall’Università Bocconi dice che in città ci sono 4mila adulti senza casa: 408 in strada, 1.152 nei dormitori e 2.300 in baraccopoli, campi nomadi o edifici dismessi. Il Buon samaritano si ferma proprio di fronte all’ingresso principale della stazione. Nel giro di un minuto o due si fanno sotto decine di persone. Sono per la maggior parte maghrebini tra i venti e i trent’anni. Mentre un volontario dispensa tè caldo da un grosso thermos, quasi cento sacchetti spariscono in pochi minuti. Una persona un sacchetto è la regola inflessibile. La stazione centrale è la vetrina del dramma sociale legato all’immigrazione. I volontari di San Francesco confermano però che esiste una nuova ondata di povertà prodotta in casa. “Dei senza tetto italiani, uno su quattro è una persona normale che ha perso la casa dopo la separazione dalla moglie, poi ha perso il lavoro. Non gli rimane che l’alcol”.
Ore 24: centro sociale ri-occupato. La compagna con il microfono accenna l’elenco: “Non sono solo i centri sociali. Vogliono sfrattare i partigiani dell’Anpi e gli ex deportati dell’Aned, perfino la Lila, la Lega italiana per la lotta all’Aids. Il Comune vuole cancellare ogni spazio non monetizzabile”. Davanti a lei è in corso l’assemblea del Conchetta, storico centro sociale sgomberato per ordine della Prefettura il 22 gennaio e rioccupato il 13 febbraio. A Milano, se non hai soldi, sei tagliato fuori, sempre di più. Puoi essere un antagonista col piercing o uno studioso della Resistenza, puoi essere un sindacalista anarchico o un volontario negli ospedali, ma se produci qualcosa di diverso dal reddito sei spacciato. Il Comune ha inviato lettere di sfratto a enti da sempre in affitto in stabili di sua proprietà. L’Associazione nazionale ex deportati nei lager nazisti ha ricevuto l’intimazione di lasciare i locali di via Bagutta 12 entro il 13 giugno 2009. Il palazzo di via Mascagni che da ben 62 anni ospita la sede milanese dell’Anpi è stato venduto.
L’Insmli, l’Istituto nazionale per la storia del movimento di Liberazione in Italia, ha compiuto l’anno scorso una migrazione di alto valore simbolico: da piazza del Duomo al fondo di viale Sarca, sul margine estremo della città. Gli oppositori del nazifascismo non sono mai stati apprezzati dal centrodestra che governa Milano, ma non è solo quello il problema. Il problema è che il Comune deve coprire il buco dello scandalo derivati, maligna qualcuno. Comunque sia, deve fare cassa venendo immobili. È a rischio un’altra storica sede, quella dell’Usi, il sindacato anarchico, in viale Bligny 22. Torna a essere precaria la situazione dei centri sociali, che al di là dell’attività politica rappresentano rari punti di ritrovo e divertimento liberi dal condizionamento economico, sia per chi organizza che per chi frequenta. Riemerge l’eterna questione Leoncavallo, è stato rinviato a aprile lo sgombero di Transiti (con annesso ambulatorio medico popolare), il Pergola ha chiuso per sempre. Il Conchetta, poi, è una storia a parte: dall’altra parte del piccolo cortile c’è la Libreria Calusca, saperi vari e rari affastellati su scaffali ed espositori. Di fianco c’è l’archivio di Primo Moroni, tre pareti piene di documenti e riviste degli anni 70, come le raccolte di Potere operaio stampate con il ciclostile. Un patrimonio, comunque la si pensi. La presenza della libreria e dell’archivio ha reso la vicenda di Conchetta diversa da tutte le altre: l’idea che libri e documenti possano andare perduti o distrutti, per fortuna, suona ancora sinistra. Dal quartiere sono arrivate manifestazioni di solidarietà. Il rientro è stato in qualche modo tollerato dalla polizia.
Al termine dell’assemblea non tutti gli attivisti tornano a casa. Ci deve essere qualcuno, sempre, anche di notte, per evitare sorprese. È notte fonda ed è il posto giusto per finire questa giornata nell’altra Milano. E nell’altra Italia.

Mappa aggiornata della città solidale e sostenibile
L’altra faccia che cambia l’orizzonte
La rete della Milano sostenibile un anno dopo (pubblicata su Ae 92). Una mappa dell’economia solidale che si contamina sempre di più con le iniziative sociali e politiche. Pallini rossi che punteggiano la città di attenzione a un’abitare più ecocompatibile ma anche a chi una casa la vorrebbe avere, anche senza i pannelli fotovoltaici, all’agricoltura biologica ma anche alle persone che dal lavoro con la terra si aspettano semplicemente di ritrovare il contatto con se stessi e le altre persone. Abbiamo fatto particolare attenzione ai luoghi dove mangiare e bere insieme perché oggi più che mai in un momento di contatti on line e social network è bene tener vivo il modo “antico” di interagire, quello con le gambe sotto al tavolo e una birra sopra. Tuttavia un cenno a due luoghi virtuali è doveroso. L’InterGas milanese è la rete autogestita dei gruppi di acquisto solidale (Gas) di Milano e hinterland: innumerevoli le iniziative nate in questi anni dai singoli gruppi di acquisto o da piccole reti di zona, dalla filiera corta alla informazione di base all’autoproduzione. La preziosa mappa dei Gas milanesi divisi per zone su www.gasmilano.org. Anche il software libero non ha una casa, ma lo si può incontrare sul web, ad esempio su www.milug.org, il sito del MiLUG (MIlano Gnu/Linux User Group), un gruppo di sostenitori di Linux e del software libero, attivo a Milano e provincia che opera per farlo conoscere, promuoverne la diffusione e l’insegnamento.
Casa per una notte o per sempre
A Milano si può dormire a prezzi contenuti. La Cordata è una cooperativa sociale, nata nel 1989, che propone progetti educativi ma anche alloggi low cost, come l’Ostello e le camere di via Burigozzo, a partire da 21 euro per notte, e il residence e le camere di via Zumbini. Info: tel. 02-36.55.66.00, e-mail lacordata@lacordata.it www.lacordata.it.
Sono pazzi per l’accoglienza, invece, quelli dell’OstellOlinda, all’ex ospedale psichiatrico Paolo Pini. In via Ippocrate 45 si dorme a partire da 15 euro in camerate e camere. La “fabbrica di Olinda” propone anche pranzi e cene all’ottimo bar ristorante “Jodok”, che inserisce al lavoro persone con problemi di salute mentale. Info: tel. 02-64.44.52.19; ostello@olinda.org; www.olinda.org
Dar Casa, è una cooperativa di abitazione nata nel 1991 per reperire alloggi dignitosi a basso costo per lavoratori italiani e stranieri. Il suo prestito sociale permette di investire in modo etico e vantaggioso in alloggi sociali. La sede è in via Canaletto 10. Info: tel. 02- 70.10.19.43; e-mail: info@darcasa.org; www.darcasa.org
II Comitato inquilini Molise-Calvairate-Ponti è un’associazione nata a Milano nel 1979 dalla spontanea aggregazione degli inquilini degli omonimi quartieri popolari per tutelare il loro diritto alla casa e promuovere l’abitabilità della zona. Sede in via degli Etruschi 1. Info: tel. e fax 02-55.01.11.87, www.bastaesclusione.it
La città di mano in mano
La cooperativa sociale Di mano in mano -nata dalle esperienze di “Comunità e famiglia” (www.comunitaefamiglia.org)- ha puntato su riciclo e riuso, restauro dei mobili, traslochi e sgomberi. Il mercatino dell’usato è in via Espinasse 97/99. Info: 02-33.40.08.00; info@dimanoinmano.it; www.dimanoinmano.it
Investimenti sociali
Allo sportello della filiale di Milano di Banca Popolare Etica di via Spallanzani 16 (ingresso in via Melzo ) si va per aprire un conto corrente, investire nell’economia civile, chiedere un prestito per il proprio progetto non profit. Info: tel. 02-29.51.74.72; ufficio.milano@bancaetica.com
Prima di Banca Etica c’erano le Mag, mutue di autogestione. A Milano, nel 1980, è nata Mag 2: eroga finanziamenti per sostenere i progetti di chi è escluso dal circuito del credito tradizionale e vuole sviluppare attività imprenditoriali con finalità etiche. La sede è al Pais, il Palazzo delle Alternative, in via Angera 3, tel. 02- 66.96.355, info@mag2.it, www.mag2.it
La città rurale
La Cascina Forestina a Cisliano, nel parco Agricolo Sud Milano, propone una nuova formula di vendita diretta, ovvero il raccolto nell’orto da parte degli stessi acquirenti, a cui possono partecipare privati e gruppi d’acquisto. Agriturismo, didattica e tra i progetti il distretto rurale di economia solidale. Info: www.laforestina.it
Gli orti didattici di via Siderno ospitano due associazioni, “L’Altra associazione onlus” e “Zuccheribelli onlus”, un gruppo che crede nel lavoro con la terra come fonte di benessere per le persone con disabilità e la comunità, idea che sta alla base della Terapia Orticolturale. In via Siderno 4. Info: www.ortididattici.org
Mobilità a largo raggio
"Più bici” è un’associazione che lotta per una Milano e un mondo più ciclabili. Tra le altre iniziative, ha installato la Stazione delle biciclette al capolinea della MM3 di San Donato Milanese, la Ciclofficina Stecca in vicolo de Castilla (sabato 10.30-19.30, mercoledì 15.30-19.30) e fornisce cicloassistenza, riparazione anche nel corso di eventi pubblici. Info: www.piubici.org
Una casa solidale
Le botteghe del commercio equo e solidale a Milano sono tante. Potete fare riferimento al sito www.chicomendes.it (o al telefono 02-54.10.77.45) per quelle della Cooperativa Chico Mendes. Segnaliamo poi Cose dell’altro mondo, in via Solari 3 (tel. 02-89.40.17.35, assmondo@iol.it, www.orlodelmondo.net). Un altro nome dell’equo a Milano è la cooperativa Nazca di via Breda 54 (tel 02-27.00.03.05,
www.nazcacoop.it)
Un’altra “Milano da mangiare e bere”
La bottega di Chico Mendes nella Stazione Porta Garibaldi, in piazza Freud 1, è uno spazio luminoso dove transitare tra un viaggio e l’altro in treno, passante o metropolitana. Da gennaio ospita  la rassegna “Critical Drink”, aperitivo critico e solidale organizzato da Chico Mendes e noi di Altreconomia. Info: tel. 02-54.10.77.45, www.chicomendes.it
Areté è un locale gestito dall’associazione Risvegli che oltre a sfornare ottime pizze forma al lavoro ragazzi che arrivano da percorsi di comunità. Gli utili delle “margherita” finanziano la ristrutturazione di Cascina Giulio, una comunità per minori. In via Luigi Ratti, tel. 02-48.20.51.74, www.progettoarete.org
La Cascina Autogestita Torchiera, nel piazzale del Cimitero Maggiore è un progetto collettivo di spazio sociale dove autocostruzione, controinformazione, espressività, musica, teatro e cultura sono pane quotidiano. Qui ogni lunedì, dalle 22, prova la Banda degli ottoni a scoppio (www.ottoniascoppio.org). Info: torchiera@ecn.org, www.ecn.org/torchiera
La cucina popolare del centro sociale CasaLoca in viale Sarca 183 è un’alternativa al panino a prezzi contenuti. Nata pensandosi come risorsa per gli studenti e professori di Milano Bicocca, è attraversata anche da abitanti del quartiere e lavoratori precari. Tutti i giorni dal lunedì al venerdì, dalle 12 alle 14.30. www.casaloca.it
Cultura alternativa
Il Circolo Arci Métissage è uno spazio di socialità autentica e accessibile nel quartiere Isola. “Métissage” indica il carattere composito, plurale delle culture e delle iniziative, dal mercatino biologico al gruppo d’acquisto dell’associazione Maltrainsema. In via Borsieri 2, entrata da via de Castilla. Info: www.arcimetissage.net
esterni è un progetto sociale e culturale che produce idee ed eventi. Tra questi il Milano Film Festival, ricerca, selezione e circuitazione di opere cinematografiche marginali. La sede di via Paladini 8 ospita uffici, archivi, laboratori, il microcinema, una piccola trattoria con serate a tema, un bar, poi mostre, seminari, concerti. Info: tel/fax 02-71.36.1, info@esterni.org; www.esterni.org
Il progetto Cuccagna -a gennaio si sono avviati i lavori- intende realizzare nella zona 4, negli spazi riabilitati della Cascina Cuccagna di via Muratori, un “Centro polifunzionale di iniziativa e partecipazione culturale territoriale”. L’obiettivo è attivare una rete di competenze, energie, professionalità e risorse, imprese, associazioni ed enti locali che siano moltiplicatori di cultura, relazioni e scambi. www.progettocuccagna.org

L’ex mensa dell’Ospedale psichiatrico è diventata il teatro La Cucina grazie a Olinda  che ha ripensato i locali come luogo di allestimento scenico flessibile e residenza teatrale, senza palcoscenico né platea. 600 metri quadri al servizio di ogni esigenza drammaturgiche. Info: tel./fax 02-66.20.06.46, olinda@olinda.org
È nata Carta Canta, edicola solidale dove oltre alla stampa tradizionale si possono trovare libri e giornali quali Terre di mezzo e Altreconomia, Nigrizia e alcuni prodotti del commercio equo. In viale Monza 106. Info: tel. 02-89.69.22.139, info@edicolacartacanta.com, www.edicolacartacanta.com.
Il Centro Sociale Barrio’s è una struttura polifunzionale unica a Milano, promossa da Comunità Nuova, che ospita attività educative, formative e ricreative con due spazi pubblici, il Barrio’s Cafè
e il Cine-teatro Edi, in via Barona angolo
via Boffalora. Info: tel.02-89.15.92.55, www.barrios.it
Partecipazione
Il Comitato evoluzioni urbane è un gruppo di operatori sociali e professionisti del settore dell’organizzazione eventi. Coinvolgere i cittadini -soprattutto delle periferie- il privato sociale, le aziende e le istituzioni in proposte culturali e sociali di progettazione partecipata. In via Saponaro, 28. Info: tel/fax 02-89.30.22.70, www.evoluzioniurbane.com
ABCittà è una cooperativa sociale costituita da un gruppo di professionisti con competenze diverse, esperti in progettazione partecipata. I suoi ambiti di intervento sono l’ambiente e la sua sostenibilità, la città con i suoi rapporti, la sua cultura, le sue occasioni di socialità e di sviluppo umano, soprattutto con attenzione ai bambini. In via Pinamonte da Vimercate 9, tel. 02-29.06.18.16, www.abcitta.org
Urban Farm Est è un’iniziativa di cohousing a progettazione partecipata spinta (chi coopera deciderà tutto, dalle caratteristiche di eco-sostenibilità, alle coltivazioni della serra, alla destinazione degli spazi comuni…). L’insediamento sorgerà a Lambrate, in via Arrighi e la cooperativa dovrebbe partire proprio in questi giorni. Info: cohousing.it
Un gioiello all’Isola. Città e Salute è una coraggiosa cooperativa sociale che lavora nell’ambito del disagio psichico. Tra le attività brilla l’atelier di arte orafa Uroburo. Il laboratorio è in via Thaon di Revel 28, da visitare. Info: www.cittaesalute.it, www.uroburo.it
La Stecca è viva! E così la progettualità delle numerose associazioni e di alcuni artigiani e artisti della ex Stecca degli Artigiani, fondatori di Ada Stecca, l’associazione di associazioni della Stecca degli Artigiani, che hanno trovato dimora in fondo a vicolo de Castilla 21 all’Isola.
Info e iniziative www.lastecca.org
Un lounge bar e ristorante all’interno del Museo nazionale della fotografia dove provare piatti di cucina creativa serviti dai ragazzi della cooperativa sociale I Gelsi. In via via Sant’Ambrogio 5, Cinisello Balsamo (Mi). Per info e prenotazioni: 346-10.53-189, www.om-fusion.it
La Rete G2-seconde generazioni è un’organizzazione nazionale apartitica fondata da figli di immigrati e rifugiati nati oppure cresciuti in Italia.  Un gruppo vitale che si può incontrare anche grazie alla trasmissione Jalla Jalla in onda sui 107.6 di Radio Popolare Milano.
Info: www.secondegenerazioni.it/supportocontatti
Il Naga è un’associazione di volontariato che dal 1987 si batte in difesa dei diritti sanitari e legali di immigrati, rifugiati politici e nomadi, con innumerevoli attività medicina di strada, sostegno a detenuti e vittime dello sfruttamento, servizi di etnopsichiatria, psicologia e farmacia, attività di ricerca, consulenza legale, centralino antiespulsioni, formazione di mediatori linguistico-culturali e volontari. Sede in Via Zamenhof 7/A. Info: tel. 02-58.10.25.99
(Massimo Acanfora)

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