Diritti / Reportage

Il piano rivoluzionario in Messico per combattere il cibo spazzatura

Il parlamento dello Stato di Oaxaca ha vietato la vendita di bibite e alimenti ad alto contenuto calorico ai minori d’età. L’iniziativa colpisce le multinazionali del settore in un Paese in cui aumentano le malattie causate dall’uso del junk food

Tratto da Altreconomia 232 — Dicembre 2020
Secondo un’inchiesta realizzata dall’Istituto nazionale di statistica e geografia, in Messico l’83,3% dei bambini tra uno e quattro anni consuma bevande zuccherate © María Ruiz

Il Messico, uno dei Paesi che più soffrono di obesità e diabete, ha assestato un colpo importante alle multinazionali che producono cibo spazzatura. Ad agosto 2020 il parlamento dello Stato di Oaxaca, nel Sud del Paese, ha vietato la vendita e la distribuzione ai minori d’età della cosiddetta comida chatarra: bibite e alimenti ad alto contenuto calorico. Si tratta di una decisione storica per un Paese in cui, secondo studi presentati dall’Unicef nel 2015, il 5% dei minori di cinque anni è obeso. “L’epidemia di obesità e diabete che abbiamo in Messico deriva in gran parte dell’enorme offerta di cibo spazzatura”, spiega ad Altreconomia l’ingegnere in tecnologia alimentare Juan Sánchez (nome di fantasia per proteggerne l’identità). “Qual è la prima cosa che vediamo quando entriamo in un negozio? Patatine, merendine e dolciumi. È chiaro che il mercato ha provocato questi problemi di salute pubblica”. Il Messico, secondo dati diffusi dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) nel 2019, occupa il secondo posto a livello globale in quanto a obesità in età adulta. Il 72,5% degli adulti messicani è in sovrappeso od obeso, una tendenza che comincia in età molto giovane. I minorenni messicani hanno più probabilità di essere in sovrappeso o obesi rispetto alla media dei bambini che vivono nei Paesi Ocse (rispettivamente il 37,7% e il 31,4%).

“Per l’industria della comida chatarra la priorità è il guadagno. Quando disegniamo nuovi prodotti dobbiamo cercare di renderli attraenti per i consumatori e redditizi per le imprese, l’aspetto nutritivo rimane in secondo piano”, continua Sánchez. L’ingegnere alimentare ha lavorato per imprese messicane del calibro di Grupo Bimbo, la più grande multinazionale al mondo di prodotti da forno presente anche in Italia dal 2017 grazie all’acquisizione della statunitense East Balt Bakeries. Grupo Bimbo opera in Italia attraverso due stabilimenti -quello di Bomporto, a circa 16 chilometri da Modena, e quello romano di Monterotondo- e ogni anno produce milioni di panini per hamburger per il colosso del fast food McDonald’s. Anche se Grupo Bimbo aderisce al Patto mondiale delle Nazioni Unite -iniziativa che invita le aziende a rispettare diverse norme in materia di diritti umani e del lavoro, sostenibilità ambientale e salute- nel 2016 la sezione messicana di Greenpeace l’ha segnalata per l’uso indiscriminato di fertilizzanti e pesticidi altamente tossici come il glifosato, l’endrin, il lindano e il DDT. “La legislazione messicana in materia di pesticidi e di additivi chimici non è così rigida come altrove”, sottolinea Sánchez. In Messico è infatti permesso l’impiego di coloranti artificiali come la tartrazina (E102) e il rosso allura (E129), banditi in vari Paesi europei tra cui la Norvegia e l’Austria. In dosi eccessive queste sostanze hanno effetti cancerogeni o teratogeni, ovvero possono causare malformazioni in alcuni organi del feto durante la gravidanza.

“Qual è la prima cosa che vediamo quando entriamo in un negozio? Patatine, merendine e dolciumi. Il mercato ha causato un problema di salute pubblica” – Juan Sánchez

Secondo l’inchiesta su salute e nutrizione (ENSANUT-2018) realizzata dall’Istituto nazionale di statistica e geografia, in Messico l’83,3% dei bambini tra uno e quattro anni consuma bevande zuccherate, mentre il 63,6% mangia snack dolci e salati. I più giovani -tra uno e 19 anni- sono anche quelli che consumano meno verdure: circa il 22% contro il 44,9% della popolazione dai 20 anni in su. Ci sono zone del Paese però in cui il consumo di bevande zuccherate schizza alle stelle. Il Centro di ricerche multidisciplinari sul Chiapas e la frontiera Sud (CIMSUR) riporta che questo Stato, nel Sud del Messico, è la regione in cui si beve più Coca-Cola al mondo: circa 821 litri all’anno per persona. “Stiamo trasformando la nostra gioventù in una popolazione malata”, sottolinea l’endocrinologa Cynthia García Vázquez che sempre più spesso accoglie nel suo studio della città di Oaxaca bambini prediabetici con gravi alterazioni nei livelli di glucosio. “Se non agiamo in tempo, nel giro di cinque anni la loro condizione peggiorerà. Seguo ragazzini di 15 anni che già soffrono di diabete mellito di tipo due, una patologia che fino a poco tempo fa si riscontrava solo negli adulti”. Nonostante tutto García Vázquez è speranzosa: anche se i risultati si misureranno sul lungo periodo, la proibizione della vendita di cibo spazzatura ai minorenni è un passo positivo soprattutto perché mira a sensibilizzare i genitori e a coinvolgere in maniera attiva le scuole.

Ad aprile, quando la pandemia da Covid-19 ha cominciato a diffondersi anche in Messico, le autorità sanitarie hanno messo in guardia la popolazione: a causa dell’alto tasso di malattie croniche derivate dalla cattiva alimentazione -come diabete, ipertensione, obesità e insufficienza renale- le messicane e i messicani sarebbero stati molto più vulnerabili al SARS-CoV-2 rispetto alle popolazioni di altri Paesi. “L’iniziativa è stata approvata proprio in uno dei momenti più preoccupanti della pandemia e questo ha generato forte polemica. Mi hanno accusato di opportunismo: dicevano che volevo approfittare del momento per diventare famosa”, spiega Magaly López Domínguez, deputata del parlamento di Oaxaca, membro di Morena (il partito al governo) e ideatrice della riforma. La sua battaglia contro frituras e bibite gasate, racconta, è nata più di un anno prima della diffusione su scala globale del Coronavirus. A febbraio 2019, López Domínguez ha presentato l’iniziativa alla commissione salute del parlamento di Oaxaca; a settembre dello stesso anno, quando sembrava che i membri della commissione avessero raggiunto un accordo favorevole, l’intervento di rappresentanti degli imprenditori locali ha cambiato le carte in tavola. La deputata ha quindi ritirato la proposta per ripresentarla a una commissione meno esposta alla pressione delle imprese: la Comisión de atención a grupos vulnerables. Questo organismo parlamentare si occupa di proteggere i diritti delle persone che in Messico affrontano situazioni di vita meno privilegiate: come le comunità indigene, le persone con disabilità, i migranti, gli anziani ma anche le bambine e i bambini.

“Stiamo trasformando la nostra gioventù in una popolazione malata. Se non agiamo, nel giro di cinque anni la situazione peggiorerà” – Cynthia García Vázquez

López Domínguez riconosce che le circostanze di quest’anno sono state propizie: la pandemia ha convinto deputati dell’opposizione ma anche svariati compagni di partito che non sempre avevano approvato le sue intenzioni. A favore ha giocato anche la legge sulle nuove etichette nutrizionali, entrata in vigore a livello nazionale il primo ottobre 2020, che mira ad avvertire i consumatori rispetto all’eccesso di calorie, zuccheri, grassi e sodio presente negli alimenti. “Nei giorni precedenti alla votazione mi hanno chiamato vari senatori, dicendomi che dovevo ritirare la proposta perché avrebbe danneggiato l’economia. La pressione è stata enorme”, ricorda la deputata ad Altreconomia. Secondo Juan Sánchez è normale che le imprese che producono cibo spazzatura temano le conseguenze di una riforma come quella di Oaxaca. “Ora i bambini potrebbero consumare meno prodotti industriali e più snack locali e artigianali come le barrette di miele e frutta secca o le mele caramellate. Per le imprese che producono merendine la perdita economica potrebbe essere elevata perché, se vogliono continuare ad essere competitive sul mercato del Oaxaca, dovrebbero offrire prodotti più sani”, dice l’ingegnere.

63,6: la percentuale di bambini tra uno e quattro anni che consuma snack in Messico

Il disegno di un nuovo prodotto è però un processo costoso: implica un margine di rischio economico -il prodotto può avere successo sul mercato, come non averne nessuno- e prevede anche grandi investimenti a livello di imballaggi e pubblicità. Una delle sfide che affronta la nuova legge è quella di informare la popolazione sui danni della comida chatarra. Per riuscirci deve essere sostenuta da una solida campagna di comunicazione in grado di raggiungere anche le località più remote dello Stato, luoghi in cui scarseggia l’acqua potabile ma non mancano mai lecca-lecca e patatine. “Adesso spetta al ministero della salute coordinarsi con le autorità municipali”, spiega la deputata Magaly López Domínguez. “Ho chiesto che l’informazione che riguarda questa proibizione venga divulgata nelle 16 lingue originarie che si parlano in Oaxaca, purtroppo per ora non ho ottenuto nessuna risposta. Aspetterò ancora un po’, poi tornerò alla carica”.

Intanto i gruppi imprenditoriali hanno chiesto almeno tre incontri con la deputata e una delle loro proposte è stata quella di fissare a 12 anni l’età massima per proibire la vendita della comida chatarra. A ottobre 2020, invece, un’impresa di dolciumi di Oaxaca ha fatto ricorso per chiedere una revisione della legge. “Hanno paura dell’effetto domino”, osserva López Domínguez. La stessa proibizione è stata già adottata dallo Stato meridionale di Tabasco, e diversi governi locali stanno promuovendo provvedimenti simili. “Abbiamo affrontato un mostro dalle mille teste e ce l’abbiamo fatta”, dice, entusiasta, la deputata. “L’esempio di Oaxaca può essere contagioso”.

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