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Manganelli, i puntini sulle i

Su Repubblica è comparso oggi questo nostro intervento, che si rivolge in sostanza a Walter Veltroni, segretario del Partito democratico, il quale è sembrato intenzionato a porgere una mano al capo della polizia, che vorrebbe prodursi in un’operazione davvero inaccettabile….

Su Repubblica è comparso oggi questo nostro intervento, che si rivolge in sostanza a Walter Veltroni, segretario del Partito democratico, il quale è sembrato intenzionato a porgere una mano al capo della polizia, che vorrebbe prodursi in un’operazione davvero inaccettabile. Non è possibile, dopo sette anni, e dopo i fatti indicati nella lettera che sgeue, come paladini della trasparenza e della correttezza istituzionale.
“Da Manganelli atti concreti non solo spiegazioni”

Caro direttore,
abbiamo seguito su Repubblica la replica dell´onorevole Veltroni alla
lettera del capo della polizia Antonio Manganelli. Chi scrive ha vissuto
personalmente la tragica nottata del 21 luglio 2001 e da allora si batte
per evitare che episodi simili possano ripetersi. Ci permettiamo di
ricordare alcuni fatti di questi anni, al fine di collocare meglio
l´offerta di spiegazioni del dottor Manganelli:
1) nessuno, al vertice dello Stato, ha finora ripudiato il blitz alla Diaz
come indegno di un regime democratico;
2) per sette anni, come denunciato dai pm, la polizia ha ostacolato il
lavoro dei magistrati, impedendo fra l´altro il riconoscimento di molti
dei responsabili delle violenze;
3) 27 dei 29 imputati, e in particolare gli altissimi dirigenti di polizia
oggi assolti, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, rifiutando
così di offrire quelle spiegazioni che lo stesso dottor Manganelli ritiene
necessarie;
4) lo stesso Manganelli, deponendo come testimone, non ha colto
l´occasione per fornire le «spiegazioni» che ora vorrebbe esporre in altre
sedi;
5) nessuno dei 28 condannati nei processi Diaz e Bolzaneto è stato rimosso
dall´incarico.
Per queste ragioni crediamo che le «spiegazioni» del capo della polizia
debbano essere accompagnate da atti concreti, come le scuse formali alle
vittime degli abusi, auspicate su Repubblica anche da Valerio Onida; la
collocazione dei condannati a ruoli senza relazione diretta con i
cittadini; la massima collaborazione con la magistratura per le inchieste
ancora aperte, a cominciare da quella «contro ignoti» per il tentato
omicidio di Mark Covell davanti alla Diaz.
Crediamo anche che il parlamento dovrebbe discutere al più presto alcune
proposte di legge come l´obbligo per gli agenti in servizio di ordine
pubblico di indossare codici che li rendano identificabili e l´istituzione
di un organismo indipendente cui denunciare eventuali abusi delle forze di
sicurezza: sono strumenti diffusi in molti paesi europei.
Un intervento tardivo e solo verbale, senza atti concreti, avrebbe solo il
sapore della beffa.

Lorenzo Guadagnucci, Enrica Bartesaghi (Comitato Verità e Giustizia per
Genova )

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