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Ambiente / Approfondimento

L’Unità: quando l’informazione fa acqua

Lettera aperta a Concita De Gregorio

Milano, 27 aprile 2011

Gentile direttore,

    le scrivo dopo aver letto con attenzione lo “Speciale acqua” uscito in Toscana con l’Unità di mercoledì 20 aprile. Ritengo senz’altro importante che il quotidiano da lei diretto abbia ospitato un dorso di otto pagine per approfondire un tema, il servizio idrico integrato, mai come in queste settimane al centro dell’agenda politica, in vista dei referendum del 12 e 13 giugno.
Spiace, solo, che da una lettura attenta di tutto il dossier emerga con chiarezza un unico punto di vista: manca, infatti, quello di coloro che hanno promosso i due quesiti referendari. Tra gli autori degli articoli, invece, ci sono Alfredo De Girolamo, presidente di Cispel Toscana, ed Erasmo D’Angelis, presidente di Publiacqua, che già sull’Unità, nelle ultime settimane erano intervenuti con articoli “contro-referendari”. De Girolamo, in quello che a tutti gli effetti pare l’editoriale dello “Speciale acqua”, scrive che il dibattito “sui referendum cosiddetti dell’acqua pubblica” non è l’“oggetto principale di queste pagine speciali”. Poi, però, entra nel merito della gestione del servizio idrico integrato in Toscana, oggetto dei referendum, paventando la riforma indicata nel programma del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, che supera la legge Galli del ’94 andando a preconizzare la creazione di un unico Ambito territoriale ottimale, affidato ad un unico soggetto gestore.
Più avanti, D’Angelis scrive che i referendari hanno convinto oltre 1,4 milioni di italiani a firmare i quesiti aggrappati al “potente brand ‘acqua pubblica e gratis’”, e che le reti idriche hanno bisogno di 64 miliardi di euro di investimenti nei prossimi 10 anni.
Queste ultime affermazioni, se aveste avuto voglia di controllarle, sono palesemente false: nessuna, tra le realtà che aderiscono al Forum italiano dei movimenti per l’acqua e al Comitato referendario “2 sì per l’acqua bene comune”, ha mai detto in giro che la distribuzione dell’acqua sarà gratuita; riteniamo, però, che sulle bollette dei cittadini debbano gravare solo i costi per garantire il servizio (adduzione, depurazione, fognature) e non quelli necessari per coprire gli investimenti, come avviene in virtù dell’articolo 13 della legge Galli del ’94. Anche perché, come ricorda D’Angelis, le reti restano pubbliche (date in concessione eventualmente a gestori pubblico-privati o privati), e quindi non si capisce perché non si possa intervenire prelevando risorse dalla fiscalità generale. Lo si fa, ad esempio, per le autostrade (reti pubbliche in concessione). Quanto agli investimenti, l’Anea -l’associazione degli enti d’ambito- li quantifica sì in 64 miliardi di euro, ma in 30 anni e non in dieci. Ritornando a quanto scritto da De Girolamo in merito all’Ato unico, la domanda che dovrebbe sorgere spontanea ad un giornalista è: perché un “Ato unico” se il legislatore del ’94 aveva voluto qualificare gli Ato come ambiti ottimali da un punto di vista di bacino idrografico, e in Toscana -coerentemente con quanto disposto- si erano individuati 3 bacini idrografici lungo l’Arno (Ato 2, Ato 3 e Ato 4), uno legato al fiume Ombrone (Ato 6), uno al fiume Serchio (Ato 1)? Forse perché, ed è la risposta che mi dette qualche anno fa l’allora assessore al bilancio del Comune di Firenze, in tutti gli ambiti ormai è presente Acea, la ex municipalizzata del Comune di Roma oggi società per azioni quotata in Borsa. Pare incredibile dedicare 8 pagine a uno speciale acqua senza che compaia la parola “Acea”, che in Toscana è presente nel capitale di quasi tutti i gestori, spesso a braccetto con la multinazionale francese Suez (altro omissis), con Francesco Gaetano Caltagirone (altro omissis) e con la banca Monte dei Paschi di Siena (idem).
Le chiedo, pertanto, di dedicare un secondo “Speciale acqua” di otto pagine per controbilanciare quest’informazione scorretta e di parte. Sperando che possa concederlo al Comitato referendario “2 sì per l’acqua bene comune”. E sperando che la sua testata abbia le risorse per farlo.
Ci viene altrimenti il sospetto che lo speciale sia, in realtà, una pubblicità occulta alle ragioni del no al referendum, pagato da Conservizi Cispel, Publiacqua, Acque spa, Nuove acque spa, Acquedotto del Fiora e Gaia spa (indicati come curatori dell’inserto stesso).    

Luca Martinelli, giornalista di Altreconomia, membro del Comitato referendario “2 sì per l’acqua bene comune”, residente a Capannori (e per questo utente di Acque spa)

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