Ambiente

L’or(z)o delle Dolomiti

Nel Parco nazionale del bellunese è rinata la tradizionale filiera del cereale, utilizzato per produrre la birra a Pedavena —

Tratto da Altreconomia 144 — Dicembre 2012

"Chi sosteneva che tutelare i parchi fosse una perdita di tempo, di risorse, o fosse addirittura una debolezza, oggi è costretto a ricredersi”. Per farlo, secondo l’assessore ai Beni comuni del Comune di Feltre (Bl), Valter Bonan, è sufficiente guardare agli oltre ventidue anni di attività del Parco nazionale delle Dolomiti bellunesi (www.dolomitipark.it), di cui è stato presidente. L’ente -che ricadente in Veneto- è stato capace di affiancare a politiche di pura conservazione dei 32mila ettari di territorio, progetti concreti di salvaguardia e valorizzazione di attività agricole e pastorali. “Perché -spiega Bonan- non esistono politiche turistiche credibili se non ci sono scelte convergenti su mobilità -e dunque contro mega infrastrutture invasive-, produzione agricola, difesa delle biodiversità locali e un’attenta pianificazione contro il consumo di suolo”.
Principi apparentemente astratti che in questo parco -dove le aziende agricole si sono dimezzate, dalle 8mila del 1970 alle 4mila del 2000- hanno assunto un profilo concreto. Attraverso il progetto pilota “Orzo da birra”, ad esempio, un’esperienza di sviluppo agricolo sostenibile che ci riassume chi ha contribuito a concepirla, Stefano Sanson, insegnante presso l’Istituto agrario di Feltre nonché socio e tecnico della cooperativa agricola “La Fiorita” (www.cooperativalafiorita.it), che associa 140 agricoltori. “Abbiamo pensato all’orzo perché è un antichissimo prodotto locale che è stato dimenticato. Volevamo recuperarlo e valorizzarlo con un approccio cooperativo, visto che è un prodotto che serve per smontare la monocoltura avida e imperante del mais, in termini di diserbanti e fertilizzanti”. Incipit che ha incrociato lungo la strada la crisi della fabbrica di birra Pedavena, sotto minaccia di chiusura tra il 2005-2006 della multinazionale Heineken. “Abbiamo voluto partecipare al successo della rinascita della birreria, sancendo però con forza che un prodotto agroalimentare deve essere fatto con prodotto locale. Niente di più facile che pensare a una birra della tradizione locale. Del resto, il marchio ‘Birra Dolomiti’ esisteva anche cinquant’anni fa o più, fatta con materia prima locale, il malto da orzo bellunese, e acqua delle vette feltrine, mentre il luppolo proveniva dalla Boemia. I nuovi proprietari hanno subito accolto -partecipando alla pari- il progetto, non l’hanno visto come un vincolo bensì come una sicura opportunità commerciale.
L’idea è stata vincente e la Birra Dolomiti è diventata il fiore all’occhiello del gruppo”. L’idea di fondo alla “rivoluzione colturale” è la diversificazione. Spirito che va al di là della birra fatta a Pedavena. “In cooperativa proponiamo anche l’orzo decorticato per minestra, fatto come mille anni fa, la farina d’orzo integrale macinata a pietra per pane e per la pasta e il “caffè d’orzo”. Tutti prodotti della tradizione dolomitica bellunese”. —

Le fattorie del Wwf
“La Costigliola” a Rovolon (Padova), “La fattoria dei ricordi” a San Giovanni in Fiore (Cosenza), l’Agriturismo “Ca du Chittu” a Carro (La Spezia), l’azienda agricola “Orto del Pian Bosco” a Fossano (Cuneo) e “Le bine” di Mantova. Sono solo alcune delle 83 “Fattorie del Panda” (fattoriedelpanda.com), aziende agricole multifunzionali inserite proprio in contesti protetti e tutelati -come i parchi nazionali-, con l’obiettivo di difendere il paesaggio guardando e praticando la sostenibilità ambientale.
Programma che il Wwf (www.wwf.it) sta portando avanti con il contributo delle tre associazioni agrituristiche italiane, Agriturist, Terranostra, Turismo Verde, e Federparchi. Sul portale delle “Fattorie” è possibile effettuare una ricerca ad hoc, regione per regione, a seconda della tipologia: dall’agriturismo alla fattoria didattica, dall’impresa sociale a buoni esempi di filiera corta. Altissima concentrazione in Lombardia (25), seguita da Toscana (14) e Sicilia (6).
 

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