Interni

L’ora di partecipazione

A Capannori (Lu) studenti, genitori e insegnanti decidono insieme entità e qualità degli investimenti scolastici. Il progetto “Scuola bene Comune”

Tratto da Altreconomia 148 — Aprile 2013

A Capannori, l’educazione civica è prassi. Portata avanti grazie a un ingrediente che qui è di casa: la partecipazione. Iniziando a scuola. Ogni famiglia si misura infatti con l’istruzione e con le sue strutture in una fase della propria vita. Quest’anno, per la prima volta, nell’Istituto Comprensivo di Camigliano, una frazione del Comune di Capannori in provincia di Lucca, sono stati genitori ed alunni a decidere direttamente come spendere parte del bilancio dell’istituto.
Dopo aver sperimentato l’esperienza del bilancio socio-partecipativo del Comune (vedi Ae 136), in questa scuola ne è nata una simile che ha messo genitori e alunni insieme ad orientare la spesa di parte del budget scolastico. Il processo è sperimentato nelle scuole dell’infanzia, in quelle primarie ed alla media del Comprensivo di Camigliano. Si chiama “Scuola bene Comune”.

“L’Istituto Comprensivo, già da alcuni anni, ha intrapreso un cammino volto al coinvolgimento attivo dei genitori e delle associazioni del territorio nelle problematiche legate alla vita scolastica -racconta il dirigente scolastico Giorgio Dalsasso- per instaurare un rapporto più collaborativo tra scuola e famiglia, allargando quanto già attuato finora con il ‘Patto per la Scuola’ e con le attività di ‘Scuola ti voglio bene comune’, due progetti di valorizzazione promossi in questi anni dal Comune. Ora con il bilancio partecipativo vogliamo consolidare la partecipazione delle famiglie e del territorio per collaborare in maniera costruttiva alle scelte decisionali e gestionali della vita scolastica, orientando i rappresentanti degli Organi Collegiali nella definizione di interventi di qualità”.

Il percorso è partito a settembre, all’inizio dell’anno scolastico. Si articola in diverse fasi, a partire dalla formazione degli organi collegiali e dal coinvolgimento degli studenti delle classi quinte delle primarie e delle classi terze delle scuole medie per un totale di 10 classi e oltre 200 alunni, per individuare i bisogni relativi all’andamento didattico. Gli alunni possono dire cosa fare per migliorare la vita a scuola. Poi viene attuato un raccordo tra loro e i genitori per illustrare i bisogni individuati e, successivamente, si programma la formazione di 5 gruppi misti di genitori (infanzia, primaria e media) con il compito di elaborare i progetti sulla base delle necessità espresse dagli studenti, da finanziare proprio con le risorse messe a disposizione dall’Istituto Comprensivo.Nei mesi invernali sono stati coinvolti prima i genitori, poi gli alunni e infine, a febbraio individuati insieme i progetti.

L’ultima fase, che si conclude con il mese di aprile, è la scelta dei progetti con una settimana di votazioni aperta a tutti i genitori -più di 2mila persone- degli studenti che frequentano l’istituto comprensivo. A sovrintendere a tutte le fasi del percorso partecipativo per garantire la neutralità e l’imparzialità del progetto hanno anche costituito un comitato di garanzia formato da cinque componenti: un insegnante, tre genitori e un rappresentante del Comune. “Si è aperta una finestra -racconta ancora Dalsasso- ed ora la destinazione della parte di risorse che i genitori mettono volontariamente a disposizione della scuola per migliorare la didattica è decisa in modo partecipativo. Si tratta di circa 13mila euro di contributi liberi e volontari che in tutto l’Istituto  vengono elargiti dai genitori per far meglio fronte alle esigenze della scuola. Per organizzare l’utilizzo di questa quota, per l’anno 2013 abbiamo deciso di avviare un processo partecipativo: i genitori e gli alunni si riuniscono in assemblee e partecipano ad incontri formativi, elaborando i progetti”.

Questo salto di qualità è reso possibile dall’esperienza precedente del bilancio partecipativo del Comune. Nella zona di Camigliano erano stati individuati diversi progetti -fra cui manutenzione di strade e altre opere-, ma avevano vinto quelli a favore della scuola: l’acquisto di computer,  materiale multimediale e nuovi arredi alla scuola media nonché la sistemazione delle aree esterne con l’acquisto di giochi sicuri per i bambini dell’infanzia.

“Già in quella fase -aggiunge Dalsasso- non avevamo pensato certo ad un elenco di richieste, ad una sorta di “lista della spesa” da inoltrare al Comune, ma cercato di definire una strategia per individuare quelle situazioni più bisognose di cura. Utilizzando le risorse messe a disposizione del Comune con l’esperienza del bilancio partecipativo abbiamo così pensato ad un’ esperienza didattica all’avanguardia, ad una proposta chiamata ‘Scuol@ 2.0’. Ispirandoci anche a diverse esperienze che si sono avviate a livello nazionale abbiamo pensato ad un progetto che, intervenendo sugli arredi e sul miglioramento degli spazi, potesse favorire una didattica più coinvolgente, un modo di stare in classe più adeguato ai bisogni dei ragazzi: è nata così l’area dell’accoglienza e dell’innovazione, un intero spazio della scuola media di Camigliano dedicato agli alunni delle prime dove la cura dell’ambiente diventa una condizione essenziale per sviluppare stili di insegnamento e di apprendimento più vicini alle esigenze dei ragazzi”.

Con “Scuola bene Comune” i progetti dell’Istituto Comprensivo si articolano in quattro aree: Star bene in classe, Una scuola più tecnologica, Spazi e sport a scuola e, infine, Puntiamo alla didattica!. Si tratta di temi che sono stati individuati dopo aver sentito i ragazzi e dopo aver cercato di raccogliere le esigenze più importanti, le criticità alle quali dedicare le risorse messe a disposizione dalle famiglie.

“Abbiamo discusso a lungo -conclude Dalsasso- se fosse giusto o meno che i genitori contribuissero a sopperire, sia pure in parte, alla carenza di risorse, alla situazione drammatica che le scuole vivono in questo momento dove, spesso, manca davvero l’essenziale. Ma con la partecipazione il campo di analisi si sposta e non ci si limita solo a sopperire ad alcune mancanze del pubblico, ma si costruisce una piccola palestra di democrazia partecipativa che responsabilizza, valorizza e coinvolge la comunità, un modo per far sì che anche gli alunni e i loro genitori avvertano come propria la vita a scuola e si sentano parte di un insieme, soggetti attivi di una comunità dentro la quale, se lo desiderano, possano decidere di dare il loro contributo ed offrire la loro esperienza”. —
 
 

Bilancio in attivo
Il bilancio partecipativo è un processo democratico utilizzato dalle amministrazioni pubbliche -ormai in tutto il mondo- per colmare la distanza tra istituzioni e cittadini, rendendoli protagonisti delle scelte. Questo libro è dedicato in primis a sindaci, assessori e funzionari, ma anche a tutti quelli che -nel non profit, in un’impresa sociale- hanno una responsabilità nei confronti di una comunità, piccola o grande che sia. “Le cose che abbiamo in Comune” racconta l’esperienza del bilancio socio-partecipativo nel Comune di Capannori (Lu), ma soprattutto spiega -in concreto- come avvicinare i cittadini alla “vita amministrativa” e alle scelte di bilancio della propria amministrazione. Gli autori sono Alessio Ciacci, assessore all’Ambiente e alla Partecipazione a Capannori nonché “Personaggio ambiente” per il 2012, Matteo Garzella, progettista, formatore e facilitatore, che da anni collabora con enti locali e realtà non profit nei settori della partecipazione e della rendicontazione sociale, e Giulio Sensi, giornalista, autore e direttore della rivista “Volontariato Oggi”.
“Le cose che abbiamo in Comune”, 120 pp, 12 euro, in bottega, in libreria e su altreconomia.it

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