Diritti / Attualità

L’Italia ripara altre tre motovedette delle milizie costiere della Libia per fermare i migranti

Il ministero dell’Interno ha affidato a metà novembre nuovi lavori per la rimessa in efficienza di tre imbarcazioni cedute in precedenza ai libici. Obiettivo: contrastare l’immigrazione “illegale”. Ad aggiudicarsi la commessa è stata l’impresa Cantiere Navale Vittoria, unica via “praticabile” secondo il Viminale: sarebbero stati i libici a “segnalare” l’impresa

Tra agosto e ottobre di quest’anno il ministero dell’Interno italiano ha stanziato nuove risorse per rimettere in sesto tre motovedette della cosiddetta “Guardia costiera libica” al dichiarato scopo di contrastare “l’immigrazione illegale”.
Si tratta di affidamenti classificati dalla Direzione centrale dell’immigrazione e della polizia delle frontiere in seno al Viminale come “necessari” per poter garantire “il pieno ripristino dell’efficienza” delle tre imbarcazioni -due da 35 metri (la P300 e la P301) e una da 22 metri (P200)- prodotte dalla società Cantiere Navale Vittoria Spa e oggi di “proprietà della Guardia costiera libica”.

L’avviso di aggiudicazione finale di quest’ultimo appalto italiano lungo le frontiere risale al 19 novembre, pochi giorni prima che l’Organizzazione internazionale delle migrazioni tornasse a ribadire che la Libia “non è un porto sicuro”e che fossero diffuse le critiche rivolte dalla commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatovic, contro l’Italia e l’Unione europea, responsabili di aver delegato i respingimenti dei migranti verso Tripoli nonostante “sapessero, o avrebbero dovuto sapere, che lì i migranti sono spesso sottoposti a tortura, maltrattamenti e altre gravi violazioni dei loro diritti”.

Il decreto di aggiudicazione -precedente all’avviso- è datato 22 ottobre 2019, periodo nel quale il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese aveva aperto un tavolo di confronto con le Organizzazioni non governative operanti nel Mediterraneo. Quell’iniziativa era stata salutata da alcuni come un possibile e atteso “cambio di passo” nella strategia italiana nei confronti della Libia. In realtà, stando agli atti di gara della Direzione ministeriale, il disegno del Governo italiano è oggi sovrapponibile a quello già sperimentato prima, durante e dopo la stipula del Memorandum Italia-Libia contro i migranti del 2 febbraio 2017. Stesso obiettivo -“contrasto dell’immigrazione illegale”- e (quasi sempre) stesso partner: Cantiere Navale Vittoria di Adria (RO).

La vicenda delle tre motovedette che l’Italia si appresta a rimettere in efficienza restituisce uno spaccato interessante del modus operandi (vedi Ae 211). Il primo snodo risale al dicembre 2017, quando il ministero dell’Interno aveva affidato alla società veneta una commessa da 2 milioni di euro per la “rimessa in efficienza di n. 2 pattugliatori da 35 metri e n. 1 pattugliatore da 22 metri, di proprietà libica” all’epoca “alati a secco presso il porto di Biserta (Tunisia)”.

Da quel momento si sono susseguiti quattro “atti di sottomissione” dal valore complessivo di 346mila euro per l’”aumento della fornitura principale” a beneficio di Cantiere Navale Vittoria che si sarebbero “resi necessari” -le parole sono della Direzione ministeriale- per “potenziare taluni interventi di rimessa in efficienza”. Ma non è finita. Durante le lavorazioni sulla P200 (22 metri) sarebbe emersa la necessità di procedere a una revisione completa, “con prova al banco e ripristino delle avarie”, di ciascuno dei due motori principali “MTU”. La fornitura da 203mila euro viene aggiudicata dal ministero a Cantiere Navale Vittoria il 26 agosto 2019. Poche settimane più tardi arriva il secondo troncone (82mila euro, 22 ottobre 2019) legato a interventi di riparazione di “malfunzionamenti e ulteriori anomalie” delle P300 e P301 riscontrati al termine dei due training per la conduzione delle motovedette svolti quest’anno dall’associazione Exfor “a favore di equipaggi libici”. L’azienda che si aggiudica questa ulteriore commessa è ancora una volta Cantiere Navale Vittoria. Ed è proprio nelle determine del procedimento che il Viminale spiega le curiose “ragioni” di questa “unica praticabile” scelta.

Cantiere Navale Vittoria, costruttrice in passato delle tre motovedette, secondo il ministero sarebbe stata “formalmente segnalata dalle Autorità libiche in sede di negoziato bilaterale”. Motivo per cui “una diversa selezione dell’operatore economico” avrebbe “verosimilmente posto a rischio” il raggiungimento di due obiettivi: quello “strumentale (riparazione dei natanti)” e “quello finale”, ovvero la “cooperazione dello Stato libico nelle attività di prevenzione e contrasto dell’immigrazione illegale”. Non solo. La sola “eventualità” di individuare un altro operatore economico “disponibile a operare in contesti particolarmente difficili e delicati” come la Libia avrebbe comportato “una serie di rischi legati sia al trasporto dei natanti presso altri cantieri […] sia al gap conoscitivo connesso alle lavorazioni tecniche”. Ma il rischio principale secondo Roma è quello di “contravvenire ad una precisa richiesta dello Stato di Libia relativa a beni di proprietà della Guardia Costiera Libica”, affronto “che avrebbe posto seriamente in discussione non solo la sostenibilità economica, ma come detto anche la realizzabilità stessa dell’intera operazione”. La finzione continua.

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