L’invasione pacifica delle volontarie solidali – Ae 46

Numero 46, gennaio 2004Con la fine della leva obbligatoria, è tempo di servizio civile volontario. Un'opportunità per fare esperienza di lavoro e acquisire competenze. Anche nel fair tradeNelle botteghe del mondo è arrivato un esercito di pace. Non è un'invasione…

Tratto da Altreconomia 46 — Gennaio 2004

Numero 46, gennaio 2004

Con la fine della leva obbligatoria, è tempo di servizio civile volontario.
Un'opportunità per fare esperienza di lavoro e acquisire competenze. Anche nel fair trade


N
elle botteghe del mondo è arrivato un esercito di pace. Non è un'invasione -anche se i numeri continuano a crescere- e la definizione può anche suonare strana, ma è quella che la legge stessa utilizza per definire il Servizio civile nazionale, un'esperienza avviata poco meno di tre anni fa con l'obiettivo, tra gli altri, di concorrere alla “difesa della Patria con mezzi ed attività non militari”.

L'origine sta nella trasformazione del servizio di leva da obbligatorio in volontario. Una decisione che è riuscita, allo stesso tempo, a raccogliere i commenti soddisfatti del mondo pacifista ma pure la preoccupazione di tutti quegli enti -da quelli pubblici come Comuni e Regioni, per esempio, a tutto il privato non profit fatto di cooperative, associazioni, organizzazioni religiose- che finora ha potuto utilizzare l'opera degli obiettori di coscienza. Già, perché anche il loro destino è scritto, insieme con quello dei soldati di leva: gli ultimi “scaglioni” a partire saranno quelli del febbraio 2004. Poi, cadendo l'obbligo di prestare servizio militare, non avrà più significato e, quindi, senso, l'esistenza di un corpo di obiettori di coscienza (per lo meno nelle forme fin qui praticate) da impiegare in attività di carattere sociale.

La soluzione è arrivata alla fine dell'inverno 2001 con l'approvazione, a marzo, del decreto che istituiva il Servizio civile nazionale: volontari che lavorino per un periodo di 12 mesi nei settori dell'assistenza, di ambiente e protezione civile, della cultura e dell'educazione o per appositi progetti all'estero. 25-30 ore la settimana retribuite -dallo Stato- 433 euro al mese.

Tra le realtà che hanno iniziato a usufruirne ci sono proprio le botteghe del mondo. Perché da sempre il commercio equo si spinge oltre la semplice vendita di prodotti alimentari e artigianato del Sud del mondo, proponendo una intensa attività culturale e “politica”: dai percorsi didattici alle campagne di sensibilizzazione sui temi dell'economia alternativa, della pace e della giustizia sociale. Ambiti perfetti per i volontari del Servizio civile nazionale. Anzi, per le volontarie visto che, fino all'esaurimento dell'obiezione di coscienza, l'esperienza di quello che, dalle sue iniziali, è già stato ribattezzato Scv, è riservata alle ragazze tra i 18 e i 26 anni di età (ma da giugno il limite sarà portato a 28 anni) e ai ragazzi riformati alla visita di leva (che, è intuibile, oggi sono una minoranza).

Sono una decina finora le botteghe che hanno integrato le proprie forze con quelle del Servizio civile, da Treviso a Catania. Ma potrebbero essere molte di più se partirà -come i promotori danno quasi per certo- il “Centro altromercato servizio civile”, nato da un'idea dell'Associazione Bottega solidale (da cui nasce l'omonima bottega di commercio equo genovese) in collaborazione con Ctm altromercato, importatore fair trade e consorzio di oltre 120 botteghe del mondo. Lo scoglio da superare è quello dell'accreditamento, per cui tutte le organizzazioni interessate dovevano fare domanda, entro la fine di dicembre 2003, presso l'Ufficio nazionale per il servizio civile. Solo chi nei prossimi mesi lo otterrà potrà in futuro presentare progetti (anche per conto di chi non è riuscito ad accreditarsi) e ottenere il numero di volontari necessario ad attivarli.

Così, il “Centro altromercato servizio civile” dovrebbe diventare una sorta di struttura di service per tutte le botteghe del mondo, a partire dai soci di Ctm altromercato, ma non solo. Il Centro fornirà alla bottega la consulenza necessaria per stilare il progetto, gestirà le questioni burocratiche e amministrative (dai rapporti con l'Ufficio nazionale al pagamento dei volontari), affiancherà le botteghe nella selezione dei candidati e ne organizzerà i percorsi di formazione. In cambio riceverà dalla bottega una quota per ogni volontario. Le strutture che già oggi offrono un servizio simile (come Arci servizio civile, per esempio, oppure Caritas e Federsolidarietà) chiedono una cifra che varia tra i 400 e i 600 euro per volontario l'anno, e il Centro altromercato si è impegnato a mantenersi nella fascia più bassa.

Il vantaggio di un servizio di questo tipo è quello di essere specifico per il fair trade: “E poi in questo modo -spiega Cristiano Calvi di Bottega solidale- il commercio equo potrà diventare un vero e proprio soggetto di servizio civile, mentre finora tutti i progetti venivano classificati come generiche esperienze culturali”. !!pagebreak!!

Quella del Servizio civile nazionale si delinea come proposta positiva e sta ottenendo un buon successo, se si pensa che nel 2001 il primo bando metteva a disposizione 396 posti, mentre nel 2003 i bandi sono stati quattro (più uno straordinario) per un totale di 52.624 volontari (di cui quasi 25 mila da impiegare nel 2004). Difficile ancora stilarne un'identikit, dal momento che una ricerca sistematica sui volontari non esiste ancora. Parlando con alcuni di loro, l'impressione è che le motivazioni di fondo siano spesso diverse da quelle che muovevano gli obiettori. Non tanto rifiuto di armi e violenza, quindi, quanto la possibilità di un'esperienza formativa in determinati settori, spesso un modo per entrare nel mondo del lavoro (o quanto meno tentarci), e non ultimo una fonte di reddito, una sorta di impiego part time.

Cristina Nespoli è presidente del Cnesc, la Conferenza nazionale enti servizio civile che riunisce 13 tra i maggiori soggetti del privato sociale impegnati nel settore. Dice: “Non sono mai entrata nel merito delle motivazioni degli obiettori, non vedo perché dovrei farlo ora per quelle dei volontari. È possibile che siano differenti, ma è più importante quello che io, come organizzazione, posso offrire loro. Si può dire che il mio problema non sia tanto la motivazione che li spinge verso questa esperienza, ma quella che avranno al termine”.

Un periodo delicato quindi, perché il nuovo Servizio civile sta delineando la propria identità. Per questo sono fondamentali anche i meccanismi di difesa, perché l'esperienza non diventi un serbatoio per reclutare manodopera qualificata (il più delle volte le volontarie sono diplomate o laureate) ma a un costo quasi nullo. Se per ipotesi -per restare al settore di cui trattiamo in questo servizio- una volontaria del Servizio civile venisse impiegata in una bottega del mondo per vendere i prodotti equi e non per progetti culturali come stabilisce la legge, verrebbe meno lo spirito stesso dell'iniziativa. Analogo discorso vale per tutti gli enti che sul Servizio civile fanno in qualche modo affidamento.

“È un rischio -conferma Nespoli-. Sta alla normativa mettere i paletti necessari a evitare le manovre dei furbi. Un buon passo è stato appena fatto proprio con la procedura di accreditamento, che richiede agli enti di soddisfare caratteristiche ben precise per poter presentare progetti”. Ma il problema principale, secondo la presidente della Cnesc, resta un altro:

“È pensare che nella crisi del welfare il Servizio civile volontario sia visto come la panacea di tutti i mali”.!!pagebreak!!

Mappature e database, l'entusiasmo da Chico Mendes
Finalmente la mappatura. L'esordio nel servizio civile di Chico Mendes, cooperativa di commercio equo milanese, ha reso possibile la realizzazione di una serie di progetti che, per mancanza di forze, erano rimasti sulla carta o avviati solo in parte.

10 volontarie tra i 19 e i 26 anni da luglio a oggi si sono suddivise i diversi compiti previsti dal progetto presentato attraverso Arci servizio civile. A cominciare proprio dalla mappatura: su 5 delle 10 botteghe che Chico ha tra Milano e provincia, è stata stesa un rete di contatti con associazioni, scuole, comuni, bar, biblioteche e centri culturali per possibili collaborazioni future o distribuzione di materiale informativo

Tra le altre occupazioni, alcune delle ragazze hanno aiutato a creare un database con tutti i contatti della cooperativa, dai soci ai giornalisti, per l'invio dei comunicati stampa, mentre altre sono state impegnate, soprattutto nel periodo natalizio, al punto informazioni del Banco di Garabombo e in bottega.

Michela, 23 anni, ha elaborato e “somministrato” a chi entrava in bottega un questionario per capire cosa spinge le persone a comprare equo. Studia Relazioni pubbliche all'università e questo era un ottimo modo, per lei, di mettere in pratica le sue competenze. “Ma ho scelto il servizio civile soprattutto per altri motivi -dice- per mia sensibilità personale verso questi temi”. Come sta andando? Non c'è quasi bisogno di chiedere: “Sono contentissima”. In futuro: “Mi piacerebbe continuare a lavorare in questo settore, dove anche quando parli di marketing le parole hanno un sapore diverso”. www.chicomendes.it

Un Ufficio nazionale e 119 milioni per partire
Se volete spendere un anno della vostra vita nel Servizio civile volontario, il primo passo è quello di contattare l'Ufficio nazionale presso la presidenza del Consiglio dei ministri:
www.serviziocivile.it/area_volontari/come_fare_per.html oppure chiamando il numero verde 848.800.715. Dopodiché dovrete fare i conti con solidarietà, cooperazione, diritti sociali e servizi alla persona, educazione alla pace, salvaguardia del territorio, formazione civica. Sono questi gli ambiti d'azione dei volontari del servizio civile (qui sopra la locandina della campagna pubblicitaria).

I fondi stanziati dal governo ammontano a 119 milioni di euro per il periodo 2001-2004 e dovrebbero coprire tutte le attività relative ai bandi, compensi dei volontari compresi. La legge del 2001 che istituisce

il servizio punta molto l'attenzione sul tutoraggio (i volontari devono essere seguiti da personale dedicato) e sulla formazione che gli enti devono garantire rispettando, a partire da giugno, indicazioni precise: durata non inferiore a un mese, suddivisa tra una formazione generale (per un minimo di 30 ore) e una specifica (50 ore minimo), calibrata sulla realtà in cui il volontario si trova a operare. Il periodo di servizio civile potrà servire ai volontari per conseguire punteggi per i concorsi pubblici e, a discrezione delle singole università, per acquisire crediti formativi spendibili nei corsi di laurea. !!pagebreak!!

Questione di accreditamento, classe per classe
L'accreditamento è questione di classe. Le organizzazioni che riusciranno ad ottenerlo -dovrebbe essere questione di qualche mese- verranno suddivise a seconda delle dimensioni e del numero di progetti che, di conseguenza, riusciranno a proporre e attivare.
Della prima faranno parte gli enti nazionali, in grado di gestire oltre 100 sedi di attuazione dei progetti; a loro verrà richiesta una struttura complessa e articolata, che prevede, oltre agli operatori locali per ogni sede, una struttura di gestione fissa dedicata al servizio civile, un sistema di progettazione, valutazione e monitoraggio dei progetti, un sistema di reclutamento, selezione, tutoraggio e valutazione dei volontari (con un staff di professionisti a occuparsene) e un sistema di formazione. È questo il livello a cui aspira il “Centro altromercato servizio civile”, potendo contare sulla rete già strutturata delle botteghe del mondo come sedi dei progetti.

Nella seconda classe rientreranno le realtà con un massimo di 100 sedi e 700 volontari complessivi. Richiesti: un progettista dedicato al servizio civile, almeno un formatore ogni 200 volontari o frazione, presenza di un responsabile per la selezione dei volontari.

La terza classe, infine, raggruppa la realtà in grado di gestire fino a 30 sedi di attuazione dei progetti e un massimo di 200 volontari. Dovranno avere un responsabile di servizio civile nazionale, per lo meno un tutor ogni 30 volontari, un sistema di collegamento e comunicazione tra le sedi e almeno un responsabile locale ogni 30 o più “posizioni” di servizio civile attivabili nella stessa provincia.

Gli enti che, avendo presentato domanda entro il 31 dicembre scorso, verranno accreditati, entreranno a far parte di un apposito elenco che, per ora, sarà provvisorio: in futuro la procedura di accreditamento verrà probabilmente riaperta. Per tutte le realtà piccole o piccolissime che non rientrano in questi elenchi, infine, sarà possibile ottenere volontari attraverso appositi “accordi di partenariato” con le organizzazioni accreditate.

Sotto l'Etna consulenza e comunicazione
Il servizio civile sotto l'Etna si fa anche da Enghera: tre botteghe del mondo e la libreria L'almanacco tra Catania e Acireale.

Cinque volontarie che sono “un'ottima e valida risorsa per noi”, conferma Cristina Mercurio. Le volontarie operano nei punti vendita come supporto all'attività informativa sui prodotti, oltre che nel servizio di consulenza all'orientamento professionale e nel centro di informazione su emarginazione e cooperazione sociale attivo presso la libreria (la stessa Enghera è cooperativa sociale di tipo B). Per il 2004 è stato preparato un progetto più articolato, che prevede l'impiego di una decina di volontarie per implementare l'area comunicazione, quella sull'educazione interculturale e il servizio informativo ai clienti della bottega. Una volontaria dovrebbe inoltre occuparsi, in affiancamento a un'operatrice della cooperativa, dell'assistenza agli ospiti della casa di accoglienza per rifugiati e richiedenti asilo che Enghera dal 2001 gestisce con il consorzio Il Nodo. www.enghera.it !!pagebreak!!

Nasce a Genova il “Centro Altromercato servizio civile”
“Chiedevamo alle volontarie 5 ore in più a settimana eppure siamo stati la realtà genovese con il maggior numero di domande”: 30 ore per sette giorni e 20 candidati, racconta Cristiano Calvi di Bottega solidale, anche se i posti erano la metà. Segno che è piaciuta la proposta della bottega del mondo di Genova, al suo secondo anno in quest'esperienza (in collaborazione con la sezione locale di Arci Servizio civile).

E qui per le volontarie c'è un'opportunità in più: quella di vedere nascere e crescere il Centro altromercato servizio civile. Una delle ragazze è stata proprio destinata a questo ambito, con compiti di segreteria. Altre supportano l'attività di bottega e quella della caffetteria, mentre Susanna, 26 anni e un'esperienza alle spalle con il commercio equo milanese, segue i percorsi didattici nelle scuole. “Così posso farmi un'idea su di un possibile sbocco di lavoro, in futuro”: Susanna studia Geografia a indirizzo didattico.

Come sta andando? “Siamo tutte molto motivate. Ma forse avremmo bisogno di un numero maggiore di momenti formativi”. www.bottegasolidale.it

Micro credito, macro volontà
30 ore alla settimana di servizio civile più due figli a cui badare e l'università da finire. Impossibile. No, a sentire Francesca, 25 anni, due bimbi di 3 e 5 e una laurea da prendere in Scienze dell'educazione. “Portando i bambini all'asilo me la cavo -dice- ma resto un caso un po' anomalo nel Servizio civile”. Meglio, unico. “Unico? In Italia non so, a Torino di sicuro”.

Lei e altre tre ragazze sono le volontarie appena entrate in forze per il progetto di Mag 4 Piemonte e dell'associazione culturale Hiroshima Mon Amour. “Noi ci occupiamo di finanza etica -spiega Maria Pia Osella di Mag 4- ma, come spesso accade nella cooperazione sociale, abbiamo problemi nel campo della comunicazione. Così esistiamo dal 1987, organizziamo un sacco di attività, ma non ci conosce nessuno”. La comunicazione è invece il pane quotidiano di Hiroshima Mon Amour che, all'interno di uno spazio autogestito, organizza concerti, spettacoli teatrali, mostre. Il gioco è semplice: le due realtà si sono messe insieme, in collaborazione con il Comune di Torino hanno scritto un progetto di servizio civile incentrato sulla comunicazione sociale e hanno ottenuto quattro volontarie, attive dai primi di dicembre. Tre le aree di intervento: una ragazza si occupa della promozione dei finanziamenti di Mag 4 (destinati a realtà del non profit: cooperative, associazioni, mutue auto gestioni) e segue l'avvio di un progetto di microcredito per donne immigrate in fase di elaborazione con l'associazione torinese Alma Mater e con Mag 2 Finance di Milano; una ragazza si occupa dell'organizzazione di eventi culturali per Hiroshima Mon Amour; due ragazze, infine, lavorano a cavallo tra le due realtà per sviluppare i relativi siti internet, preparare materiale informativo e momenti promozionali, dalle serate ai banchetti durante fiere e manifestazioni. “In passato abbiamo avuto degli obiettori -dice Maria Pia- ma queste ragazze sono molto più motivate, si capisce che hanno scelto il progetto con molta attenzione. E alcune di loro hanno anche una preparazione specifica”. La stessa Francesca per esempio, che ha lavorato per una bottega del mondo come volontaria, seguendo i percorsi didattici nelle scuole incentrati proprio su commercio equo e finanza etica. Al servizio civile è arrivata per “riceverer una formazione sistematica in questi ambiti”. La speranza: “Continuare a lavorare nel settore”.

Oppure Sylvia, che di anni ne ha quasi 22 e le idee piuttosto chiare. Studia Sviluppo e cooperazione internazionale. Dice: “Cercavo un posto dove poter svolgere il tirocinio per l'università”. Tanto più che la sua tesi sarà sul microcredito. E infatti è lei la volontaria che in Mag 4 segue il progetto di microcredito per donne straniere. Finita l'università? “Vorrei collaborare ancora con Mag 4”. Ma niente fretta: “Dopo la laurea mi aspetta ancora il biennio di specializzazione”. Destinazione: Bologna o Urbino, per seguire corsi su relazioni internazionali e diritti umani. Poi, si vedrà.!!pagebreak!!

“Ma non è manodopera a basso costo da sfruttare”
Il servizio civile non è una riserva di lavoratori da sfruttare. Lo ha ribadito la “Carta di impegno etico del servizio civile nazionale” presentata il mese scorso. Il documento impegna l'Ufficio nazionale, gli enti e i volontari a rispettare le finalità della legge che istituisce il servizio stesso. Uno dei punti centrali della Carta riconosce “il diritto dei volontari di essere impegnati per le finalità del progetto e non per esclusivo beneficio dell'ente”.

Il limite e il rischio, chiarisce Simona Donati dell'Ufficio nazionale, è che le istituzioni e gli enti che utilizzano i volontari considerino “i volontari come 'manodopera a costo zero', non rispettandoli nella loro scelta e nelle loro attese, e trascurando di conseguenza la dimensione educativa che attraverso il servizio civile deve essere prevalente nell'esperienza”.

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