Diritti

L’informazione sociale ha un futuro

Il futuro del giornalismo passa anche dall’alleanza con la società civile

Lo scorso fine settimana a Lucca è accaduto un fatto strano: stampa cosiddetta "mainstream" e stampa del settore non profit si sono incontrate per una tavola rotonda sul futuro dell’informazione sociale. Il titolo era provocatorio e ambiguo: il sociale fa notizia. Ad ospitare questo dibattito il salone nazionale del volontariato, "Villaggio Solidale". 

La discussione è partita da una provocazione: quante volte troviamo nei titoli delle notizie di agenzia in Italia la parola "Ruby" in confronto alla parola "volontariato"? La competizione non esiste, a raccontare lo squilibrio del risultato non sarebbe utile nemmeno la metafora sportiva del "cappotto".

Ma da qualche anno le parole d’ordine del "sociale" sono sempre più presenti. Anche perchè il terzo settore rappresenta una "fetta di mercato" importante, come ha affermato il presidente nazionale dell’Ordine dei Giornalisti Enzo Iacopino, moderatore della tavola rotonda.

Non erano prove di dialogo, ma prove di rinnovamento dello sguardo su questo tema così tanto dibattuto da anni. E lo testimonia anche il tipo di stampa che era presente a Lucca: dai grandi giornali, come il Corriere della Sera, la Repubblica e Avvenire, che hanno mantenuto o aperto delle finestre interessanti sull’informazione sociale, alle colonne del settore come l’agenzia Redattore Sociale, il settimanale Vita o il periodico Volontariato Oggi, così come le novità editoriali in ascesa come Comunicare il Sociale, Pluraliweb e Terra. Si è parlato anche dell’esperienza originale di giornali come Altreconomia e Valori.

Su un tema erano tutti d’accordo: l’informazione sociale non deve essere un recinto in cui relegare le notizie che ne hanno un risvolto, ma un "metodo" per parlare del sociale stesso in maniera corretta in ogni ambito, dalla cronaca alla cultura. Lo ha ricordato Stefano Trasatti, direttore di Redattore Sociale che proprio in questi giorni compie 10 anni.

Durante la tavola rotonda di Villaggio Solidale sono stati moltissimi i temi emersi e altrettanti quelli non affrontati: ma si è avvertito un nobile tentativo di ricreare fiducia fra giornalismo e impegno sociale. Abbiamo una sfida di fronte: tornare a far incontrare giornalisti e società civile, facendo prima capire all’opinione pubblica quali sono i meccanismi del sistema dell’informazione. Ma da parte di chi scrive e confeziona giornali deve esserci la volontà di non rinunciare mai alla dignità propria e altrui.

Una battaglia difficile, ma non impossibile, come ha ricordato Enzo Iacopino che ha concluso la tavola rotonda con un appello: "negli anni ’70 sui giornali non si parlava dei problemi della droga e fu difficile riuscire a fare passare notizie capaci di rendere la società consapevole del grave pericolo che correva. Risultati ce ne sono stati. Voglio dirvi: non mollate. È questo l’invito che vorrei fare a voi che operate in questo settore essenziale. Non scoraggiatevi se le cose per voi importanti non trovano riscontro sui giornali, a volte non forse non sono importanti come credete, ma non dovete rinunciare. Il nostro è un paese strano: in pochi ad esempio ammettono di comprare giornali dedicati esclusivamente al gossip, ma sono fra i più diffusi. La società in cui viviamo però è questa e ciò comporta un impegno maggiore che ciascuno di noi vuole provare a dare se vogliamo tentare di migliorarla".

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