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Libia in lotta, gli appalti del Viminale però non si fermano: ora tocca alla “consulenza”

Nei giorni dell’avvio nel Paese dell’offensiva militare verso Tripoli da parte del generale Haftar, all’inizio di aprile, il ministero dell’Interno ha definito una procedura di gara per assicurarsi “assistenza tecnica” e “consulenza specialistica” per un progetto europeo di controllo dei confini e contrasto ai flussi migratori. Intanto gli altri affidamenti per imbarcazioni e mezzi di terra proseguono

Dopo aver preparato la fornitura di motovedette, servizi di formazione e mezzi di terra, il ministero dell’Interno italiano ha deciso di affidarsi a società di consulenza private per supportare la Libia nel controllo dei propri confini e nelle attività di contrasto dei flussi migratori. È un altro pezzo della “strategia” degli appalti lungo la frontiera.

Nei giorni dell’avvio in Libia dell’offensiva militare verso Tripoli da parte del generale Khalifa Haftar, all’inizio di aprile, il Viminale ha definito una procedura di gara per assicurarsi una generica “assistenza tecnica” e “consulenza specialistica” allo scopo di “implementare” un progetto europeo sul controllo dei confini del Paese nordafricano del quale è capofila. I “candidati” ammessi il 5 aprile alla competizione sono tre: EY (Ernst & Young, tramite la EY advisory Spa), PriceWaterhouseCooper (tramite la branca “Advisory”) e il Gruppo CLAS.

L’estratto dagli atti di gara del ministero dell’Interno

Il progetto al quale sarebbe incardinata anche quest’ultima procedura di affidamento non è nuovo: si tratta infatti della prima fase del “Support to integrated Border and Migration Management in Libya”, dal valore di oltre 46 milioni di euro e il cui “delegation agreement” risale a metà dicembre 2017 (governo Gentiloni, ministro dell’Interno Marco Minniti).

La “novità” in questo caso è data dalla natura del “servizio” che la Direzione centrale dell’immigrazione e della Polizia delle frontiere, insediata presso il ministero dell’Interno, vero e proprio braccio operativo, ha deciso di mettere a gara lo scorso 7 marzo. Non si tratta infatti di imbarcazioni destinate alla polizia libica, training per operatori, mezzi di terra “tropicalizzati” o “minibus” Iveco, solo per citare gli ultimi casi di cui abbiamo scritto.

Questa volta il Viminale ha individuato la “necessità” di acquisire un “servizio di assistenza tecnica e consulenza specialistica” per soddisfare le “esigenze” della Direzione “in attuazione” proprio di quella progettualità europea che discende dal “Fondo Fiduciario per l’Africa” (EU Trust Fund, istituito dalla Commissione europea a fine 2015 con una dotazione di oltre 4 miliardi di euro).

Negli atti che hanno dato avvio alla procedura non c’è altro. Il contenuto del servizio è pressoché accennato, nessun dettaglio chiarisce il merito dell’assistenza tecnica o della consulenza definita specialistica. Non è dato sapere se si tratti di una componente limitata ai contratti o più estesa. È nota invece la base d’asta -fissata a 143.800 euro- e il fatto che le spese verrebbero fatte gravare “integralmente” sulle risorse del fondo di rotazione legato alla prima fase del “Support to integrated Border and Migration Management in Libya”.

Nel frattempo le altre procedure aperte a beneficio delle “autorità libiche” e in capo alla Direzione centrale dell’immigrazione e della Polizia delle frontiere stanno proseguendo.
Quella relativa alla fornitura di 30 mezzi “Toyota Land Cruiser” da 2,1 milioni di euro è giunta il 9 aprile all’apertura delle buste contenenti le manifestazioni di interesse. Si è fatta avanti una società, la TEKNE Srl, con sede a Ortona (CH), che sul proprio portale si presenta quale “partner qualificato e affidabile nella progettazione, produzione e allestimento di veicoli industriali, speciali e militari, e nello sviluppo di prodotti, sistemi e servizi legati alla elettronica per automotive, per la difesa e la sicurezza, in ambito militare ed in ambito e civile”.

Una schermata del sito di TEKNE

Dopo aver lavorato “nei settori più disparati (dalla telefonia ai giocattoli, dall’industria del sollevamento a quella delle telecomunicazioni)”, la società si sarebbe specializzata nel “settore dei veicoli speciali off-road”, “Elettronica, difesa e sicurezza” (sviluppando ad esempio una “famiglia di radiodisturbatori veicolari, spalleggiabile e anti-droni”) e altre attività (“parti di ricambio, servizi”). Dal 2016 ha siglato un accordo quadro con la succursale italiana del colosso militare francese “THALES”, della quale ha assorbito “personale altamente qualificato e dello stabilimento della Thales Italia sito di Chieti”. Tra i Paesi dove ha esportato e concluso commesse a partire dal 2017 rientrano anche Mozambico (dove TEKNE ha una sede dal 2013), Grecia, Emirati Arabi e Repubblica democratica del Congo.

Novità anche sul fronte della commessa da oltre 9,3 milioni di euro per la fornitura di 20 imbarcazioni (gommoni) destinate alla polizia libica, indetta a fine dicembre 2018. L’11 marzo 2019 sono state aperte le buste suddivise in due lotti (14 gommoni da 12 metri e 6 gommoni da 9 metri). Per i primi 14 “battelli” “non sono pervenute offerte”, mentre per la fornitura degli altri 6 si sono presentati in due. Una ditta individuale (Marcelli), che ha dichiarato in sede di gara l'”ausilio della ditta Cantiere Navale Vittoria per i requisiti di ordine economico e finanziario”, e la “MED Spa”. Per l’ammissione definitiva alla gara, però, sono trascorse due settimane. Nel caso della “MED Spa” è la stessa Direzione a chiarire il perché del rinvio. Il 98,93% del capitale della società (pari a 1,48 milioni di euro) sarebbe infatti sotto sequestro preventivo disposto nel febbraio 2018 dal Tribunale di Perugia.

Estratto dalla visura camerale della MED Spa aggiornata al 12 aprile 2019

La proprietà del pacchetto fa capo alla “Feendom International FZE” (Emirati Arabi Uniti). MED Spa non sarebbe “coinvolta a nessun titolo nella vicenda giudiziaria”, avrebbe “precisato” l’amministratore giudiziario con separata comunicazione al ministero. Nessun “motivo ostativo”. Anche la MED è stata quindi ammessa alla gara, seppur con il 99% circa del capitale “congelato”. La procedura va avanti.

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