Diritti

LIBERO FISCHIO, MA SOLO ALL’OPERAAll’opera,…

LIBERO FISCHIO, MA SOLO ALL’OPERA All’opera, da sempre, è lecito fischiare. Nessuno si offende se il pubblico fischia e sbeffeggia il soprano o il tenore di turno. Anzi. Gli stessi cantanti considerano l’accoglienza rcevuta in certi teatri – è celebre…

LIBERO FISCHIO, MA SOLO ALL’OPERA

All’opera, da sempre, è lecito fischiare. Nessuno si offende se il pubblico fischia e sbeffeggia il soprano o il tenore di turno. Anzi. Gli stessi cantanti considerano l’accoglienza rcevuta in certi teatri – è celebre la severità di quello di Parma – come una misura della propria performance. Nessuno reputa i fischi come un oltraggio, una mancanza di rispetto o un desiderio di censura.

In politica, negli ulimi mesi, i fischi sono invece considerati quasi come l’olio di ricino agli inizi dello squadrismo fascista. Come se si potesse fare un parallelo fra le "spedizioni punitive" dei gaglioffi in camicia nera contro gli oppositori della nascente dittatura e le normalissime contestazioni, nell’ambito di cortei della sinistra, contro esponenti della destra. E invece i fischi alla Moratti e a buttiglione sono stigmatizzati non solo da una destra in perfetta malafede (si è mai visto un Agnelli o un Almirante ai cortei del 25 aprile e del 1° maggio? Se fossero andati, non sarebbero stati forse contestati?) ma anche da esponenti sindacali e del  centrosinistra in perfetto stato confusionale, a cominciare da Romano Prodi.

Purtroppo non si tratta di occasionali scivoloni. Alcuni rappresentanti del centrosinistra hanno ormai assimilato una non-cultura che non tollera più espressioni di dissenso rispetto alla melassa del conformismo consumista. L’unico orizzonte previsto è la ricerca della crescita economica e la neutralizzazione di tutte le pulsioni sociali. Le oligarchie politiche e sindacali non gradiscono distinguo e tantomeno contestazione. Chi fischia – non importa chi, anche Moratti e Buttiglione sono parte delle oligarchie – mette in discussione l’equilibrio di una società che si basa su una visione consumistica, elitaria e autoritaria della vita pubblica. in questa società non c’è spazio per i "dissidenti". Si può fischiare solo all’opera.

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