Diritti

Lerner, Ronchey, il razzismo dei democratici

Sembra che l’altra sera, durante la trasmissione televisiva “L’infedele”, sia stato lanciato un forte messaggio d’allarme sull’intolleranza e la xenofobia che minaccia il popolo rom (e sinti). Gad Lerner, giustamente, ha ricordato le analogie fra la crescente insofferenza verso rom…

Sembra che l’altra sera, durante la trasmissione televisiva “L’infedele”, sia stato lanciato un forte messaggio d’allarme sull’intolleranza e la xenofobia che minaccia il popolo rom (e sinti). Gad Lerner, giustamente, ha ricordato le analogie fra la crescente insofferenza verso rom e sinti e le violenze verso gli ebrei che all’inizio del secolo scorso fecero da premessa alla politica di annientamento attuata dal regime nazista.
L’insofferenza verso rom e sinti, in questi mesi, è testimoniata da una lunghissima serie di episodi e prese di posizione. Gli assalti ai campi cosiddetti nomadi (in realtà non c’è niente di più stanziale di recinti in cui vengono chiusi i migranti di origine rom) si sono moltiplicati, come le espulsioni decise dai sindaci di destra e di sinistra, ed è sempre più frequente sentire amministratori locali che si vantano di avere spostato o allontanato rom e sinti dai centri e anche dalle periferie cittadine (Veltroni docet).

Stiamo vivendo un’ondata di razzismo e di autoritarismo di cui non siamo fino in fondo consapevoli. Per un Gad Lerner che in tv riesce a imbastire una trasmissione seria e coraggiosa, c’è una grancassa che suona tutti i giorni. Bastava leggersi, sabato scorso, l’editoriale di Alberto Ronchey sul Corriere della Sera, per capire quanto sia penetrato in profondità il nuovo senso comune razzista e anti rom.

Ronchey, con scrittura leggera e un fare quasi da vecchio saggio, ha messo in fila un’impressionante serie di luoghi comuni e atteggiamenti razzisti. Ha citato un vecchissimo reportage di Indro Montanelli, in viaggio con una carovana di rom nomadi (anno 1939), per richiamare il solito folclore col quale si guarda ai rom (allegri, bravi violinisti, simpatici ma incorreggibili eccetera eccetera eccetera), e poi ha ripreso le più infelici e pericolose dichiarazioni rilasciate da alcune autorità sul tema negli ultimi mesi. Il ministro Giuliano Amato che parla di “esodo” dalla Romania all’Italia (ma sa il ministro Amato che cos’è un esodo? E sa che peso possono avere le sue parole?), e il prefetto di Roma Achille Serra, che è arrivato a rilasciare una dichiarazione così, riportata da Ronchey per intero, e come se fosse qualcosa di serio e di accettabile: “Visito personalmente i campi nomadi – disse Serra tempo fa – Le donne non si vedono, forse perché sono sulla metro a scippare borsette, gli uomini dormono perché forse hanno lavorato di notte svaligiando abitazioni“. Questo è il prefetto della capitale.

Il bello è che su queste premesse Ronchey costruisce questa considerazione finale: “Fino a che punto, in Italia come altrove, si può davvero integrare oltreché ospitare qualsiasi flusso d’emigrazione?”.

Questo si legge sul giornale espressione della borghesia italiana, del migliore salotto imprenditoriale del paese, della capitale morale d’Italia… Quanto dovremo aspettare per avere un Ronchey e un Serra e un Amato e un Veltroni, giusto per citare i personaggi che più si sono esposti nella vicenda rom, che ci spiegano quanto sia necessario tenere i rom lontano dal nostro paese al fine di garantirne l’incolumità?

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