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L’assicurazione è un diritto

La funzione sociale della polizza è venuta meno con liberalizzazione del mercato: tariffe per area geografica, tariffe regionali, addirittura tariffe cittadine. Fino a un paio di anni fa la rivisitazione delle tariffe avveniva una volta l’anno: oggi la rimodulazione delle tariffe avviene ogni 3, 4 mesi. Il risultato è che esistono aree geografiche in cui una famiglia normale non ha i soldi per stipulare l’assicurazione -obbligatoria- per l’auto.

Tratto da Altreconomia 135 — Febbraio 2012

Mai fatto incidenti negli ultimi 5 anni. Nemmeno per colpa d’altri. Voglio cambiare assicurazione, però: l’rc auto che da 5 anni pago puntualmente mi pare cara. Forse mi sbaglio. Internet: decine di siti comparano preventivi,  io rispondo ligio alle domande. Sì, vivo a Milano. No, niente sospensioni della patente e niente stato di ebbrezza. La macchina ha 10 anni, l’ho ereditata da mio padre che se n’è comprata una nuova. Ma la uso poco, meno di 10mila chilometri l’anno. La guida anche mia moglie, che, come me, ha più di 28 anni. Alcune domande non le capisco: perché vogliono sapere se ho il gancio di traino? In ogni caso, non ce l’ho. Ma ho una laurea (mi chiedono anche questo). E ho l’antifurto (elettronico), perché la macchina la parcheggio in strada. Che lavoro faccio?
Risultato: l’opzione più bassa che il sistema trova è un premio da 354,14 euro. Mi pare poco, ma tra un optional e l’altro le offerte arrivano anche a mille euro.

Adesso faccio un esperimento: confermo tutti i dati, ma cambio la residenza, e indico Roma. Risultato: 450 euro. Che cosa combinano i romani? Se mi spostassi un po’ a Sud-est, a Isernia, pagherei invece 317, 98. Invece, se fossi residente a Napoli, la bellezza di 1.273 euro. Mi viene un dubbio e faccio un altro esperimento: stessa residenza, ma mi spaccio per un 22enne. La miglior offerta è 932,04 euro, due volte e mezza. Altra prova: sono un operaio con licenza elementare, sempre a Milano, sempre 18 anni di patente, sempre senza incidenti. Però devo pagare di più: 380,44 euro. Sempre meglio che essere donna (nonostante la laurea e tutto il resto): 389,96 euro. O uno straniero: anche il 100% in più.

“La polizza per ‘responsabilità civile autoveicoli terrestri’, era una sorta di tassa di Stato. Un’assicurazione obbligatoria, ma regolamentata” mi spiega Gianni Fortunati, della direzione generale di Caes. Caes sta per “Consorzio assicurativo etico e solidale” (www.consorziocaes.it), ed è una realtà che dal 1995 ha come obiettivo “accrescere l’affidabilità e la trasparenza del mondo delle assicurazioni, cercando la soluzione migliore ai bisogni dell’assicurato e non l’arricchimento speculativo della compagnia”.
“Dalla liberalizzazione dell’Rc auto la strada intrapresa è stata chiara: tariffe per area geografica, tariffe regionali, addirittura tariffe cittadine. Fino a un paio di anni fa la rivisitazione delle tariffe avveniva una volta l’anno. La compagnia verificava gli andamenti ‘tecnici’ delle polizze (in sintesi il rapporto tra i premi incassati e indennità pagate, ndr) e su questi dati riformulava i suoi prezzi. Oggi la rimodulazione delle tariffe avviene ogni 3, 4 mesi. Il risultato è che esistono aree geografiche in cui una famiglia normale non ha i soldi per stipulare l’assicurazione -obbligatoria- per l’auto. Una situazione insostenibile: non si può trattare il mercato dell’Rc auto come fosse quello della telefonia. C’è un obbligo di legge, e se c’è uno in giro senza assicurazione il problema è di tutti.

Si è perso il principio della mutualità tra compagnia assicurativa e assicurato, e con esso l’idea che le assicurazioni dovrebbero avere come obiettivo la prevenzione del disagio sociale”.
Per questo motivo Caes -che ha tra i suoi clienti il Wwf, Amnesty International, Banca Etica, Arci, Agire e Legambiente, per citarne alcuni- ha immaginato una polizza Rc auto destinata ai gruppi di acquisto solidali. L’esperimento è del tutto inedito: “Abbiamo previsto due protocolli -spiega Gianni-. Il primo è una convenzione tra il gruppo di acquisto o il distretto di economia solidale interessato e Caes, l’altro tra  Caes e Assimoco, la compagnia assicurativa per la quale stipuliamo le polizze Rc auto”. Assimoco (Assicurazioni movimento cooperativo, www.assimoco.it) nasce come gruppo assicurativo del mondo cooperativo italiano nel 1978, su iniziativa delle Bcc. Oggi i principali azionisti sono R+V (terza compagnia assicurativa tedesca, espressione delle Casse rurali e delle Banche popolari in Germania), il sistema del credito cooperativo (in particolar modo la Federazione cooperative Raiffeisen di Bolzano, Raiffeisen servizi assicurativi e alcune Casse Raiffeisen) e Fondosviluppo (Confcooperative). Caes sarà quindi l’intermediario tra gli aderenti ai Gas e i Des (che devono avere personalità giuridica) e la compagnia assicuratrice.
Il meccanismo dovrebbe essere semplice: i Gas/Des che sottoscriveranno la convenzione con Caes forniranno l’elenco degli aderenti interessati. Questi ultimi andranno sul sito di Caes, accederanno alla pagina loro dedicata inserendo il codice fiscale e da lì -un po’ come ho fatto io- chiederanno un preventivo, che verrà prodotto in automatico.
“Il gasista lo riceve poi con una mail di risposta: lo legge per bene e, se ne è convinto, firma, paga il premio, invia la comunicazione. E la polizza viene spedita”, spiega Gianni. “È una polizza a convenzione, per cui non ha ‘tacito rinnovo’: c’è bisogno che venga rinnovata ogni anno. Vorremmo che i gasisti formassero un comitato delegato che incontra Caes e la compagnia per verificare gli andamenti della convenzione, di anno in anno. La polizza conterrà le migliori condizioni possibili sul mercato, e soprattutto sarà del tutto trasparente. Oggi ci sono in giro delle polizze che variano per tipologia di conducente. Non ci saranno passaggi nascosti, rivalse assurde -abbiamo visto in giro polizze dove c’è scritto che se l’incidente è fatto da un giovane l’assicurazione si rivale sull’assicurato, oppure se la patente è scaduta da due giorni-. Rispetto alla tariffa, prevediamo da subito uno sconto per i gasisti del 25% rispetto all’ordinario in tutta Italia. Ma si tratta in realtà l’inizio di un percorso. Il nostro obiettivo  è arrivare, magari tra un anno e mezzo, a diminuire lo spezzatino geografico. Una tariffa almeno regionale, e poi, in qualche anno, un’unica tariffa nazionale per i Gas”. Su ogni polizza Caes rinuncerà al 50% di commissione (che mediamente è attorno al 7% del valore del contratto).
“La questione importante oggi è il lavoro di rete -spiega Gianni-. Stiamo cercando di individuare su tutto il territorio nazionale situazioni minimamente strutturate per iniziare la sperimentazione. Il sistema di per sé è pronto. Soprattutto,  abbiamo un’occasione unica: c’è una compagnia di assicurazioni che non chiede dei ‘minimi’ bacini di clienti, ma che si mette attorno a un tavolo con un Gas e intraprende un percorso di trasparenza. Una cosa probabilmente mai agita nel mondo assicurativo italiano”. —

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