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L’arma delle confische contro le mafie

I beni sottratti alla criminalità organizzata a fine 2015 sono 153mila. Ecco come vengono destinati. La rubrica di “Avviso pubblico”

Tratto da Altreconomia 187 — Novembre 2016
Al 31 dicembre 2015, sono oltre 153.000 i beni confiscati nel nostro Paese: la categoria più numerosa è quella dei beni immobili (45,9%)

Le mafie si evolvono. Per svolgere le loro attività illecite e penetrare nel sistema economico e politico si servono della corruzione. Le inchieste giudiziarie più recenti, infatti, hanno dimostrato che laddove c’è corruzione, si rintraccia la presenza di organizzazioni mafiose. Le mafie, in sostanza, agiscono sempre di più come imprese impegnate a riciclare i loro capitali. In particolare nel Centro-Nord del Paese e all’estero. Per questo, se vogliamo sconfiggerle, è indispensabile attaccarle sul versante economico-finanziario, sottraendo loro beni, capitali e aziende di cui sono diventate proprietarie e che esibiscono come simbolo del loro potere.

84. Sono le tonnellate di sostanze stupefacenti sequestrate nel 2015 in Italia. Di queste, 67 sono di hashish, 9 di marijuana e 4 di cocaina. I dati sono stati forniti dalla Direzione centrale per i servizi antidroga del ministero dell’Interno nella sua ultima relazione annuale

Sono questi i punti principali emersi a Raccontiamoci le mafie, la rassegna di libri, concerti e spettacoli organizzata dal Comune di Gazoldo degli Ippoliti (MN) in collaborazione con Avviso Pubblico. Una settimana di eventi che ha visto, tra gli altri, la partecipazione del Procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, di studiosi, amministratori locali e famigliari di vittime innocenti delle mafie. A proposito di beni e aziende confiscate, nei giorni scorsi il ministero della Giustizia ha diffuso la sua relazione al Parlamento sulla materia.

Dalla scheda di sintesi, elaborata dall’Osservatorio parlamentare di Avviso Pubblico, si evince che nella banca dati del ministero, al 31 dicembre 2015, sono iscritti complessivamente oltre 153.000 beni. La categoria più numerosa è quella dei beni immobili (45,9%), seguita dai beni mobili (36,8%), dai beni finanziari (11,4%) e dalle aziende (circa 7%). Il ministero rileva che negli ultimi due anni si è registrato un significativo aumento delle confische definitive: 9.289 del 2014 e 10.130 nel 2015. I distretti più interessati sono stati quelli di Palermo, Roma, Reggio Calabria, Lecce, Napoli e Catanzaro. Un elemento sul quale riflettere è rappresentato dai dati sui decreti di destinazione finale: i beni immobili e le aziende definitivamente assegnati sono stati 6.108, pari al 4% del totale di beni iscritti nella banca dati. L’Agenzia nazionale per i beni confiscati sta compiendo diversi sforzi per contribuire ad assegnare i beni, dovendo misurarsi con la scarsità di personale e la resistenza di alcuni enti locali ad accettare i beni confiscati, parte dei quali, necessiterebbe di essere debitamente ristrutturata.

I beni assegnati allo Stato -1.010 fino ad oggi- nel 60% dei casi sono stati utilizzati prevalentemente per affrontare le esigenze delle varie forze di polizia. Quelli assegnati ai Comuni (5.098) sono stati utilizzati soprattutto per scopi sociali (59%, tra cui sedi per associazioni, centri per minori ed anziani, ecc.), mentre la quota restante è stata utilizzata per finalità istituzionali (emergenze abitative, uffici comunali, scuole).

A vent’anni dalla legge 109/96, Libera ha svolto una ricerca, intitolata BeneItalia, attraverso la quale ha studiato come 524 soggetti diversi, di 16 regioni, tra associazioni e cooperative sociali, si sono impegnati nella gestione di beni immobili confiscati. Dai dati raccolti in uno specifico database emerge che il maggior numero di beni gestiti consiste in appartamenti e ville. La Regione con il maggior numero di realtà sociali che gestiscono beni confiscati alle mafie è la Lombardia con 124 soggetti gestori, seguita dalla Sicilia con 116, dalla Campania con 78 e dalla Calabria con 77. Le attività principali svolte riguardano il volontariato, il terzo settore, l’educazione alla cittadinanza, la promozione culturale, il contrasto al disagio sociale. Palestre di democrazia per migliaia di giovani.

Pierpaolo Romani è coordinatore nazionale di “Avviso pubblico, enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie”, www.avvisopubblico.it

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