Economia / Opinioni

Senza indicatori, sono solo chiacchiere

L’analisi approfondita di indicatori attendibili e una ricerca incessante sono garanzie solide di una società (non solo dell’informazione) più giusta. E più forte della paura. L’editoriale di Pietro Raitano da Altreconomia 188

Tratto da Altreconomia 188 — Dicembre 2016
Gary Waters/Getty Images/Ikon Images
Gary Waters/Getty Images/Ikon Images

La teoria fisica nota come “Modello Standard” pretende di descrivere tre delle quattro forze fondamentali presenti -per quel che ne sappiamo sinora- nella realtà: le interazioni cosiddette “forte”, “debole” ed elettromagnetica. Il modello descrive anche tutte le particelle elementari ad esse collegate. È una teoria strabiliante ed elegante, più che confermata in via sperimentale. Tuttavia sappiamo che è incompleta. Non spiega infatti la quarta forza, quella gravitazionale, ed è incoerente con la teoria della relatività di Einstein -che è altrettanto confermata-. Inoltre non prevede l’esistenza dalla cosiddetta “materia oscura”, che si ipotizza costituisca la maggior parte della materia esistente nell’universo. E con la maggior parte, si intende il 96%. La grandezza della fisica sta nell’accettare sfide come questa, in una ricerca incessante della verità, senza pretese, preconcetti, pregiudizi.

A differenza della scienza, che spesso è umile, tutti noi abbiamo la tendenza a pretendere di sapere come va il mondo, come ragionano le persone. Ci inganna in questo la capacità di raggiungere qualunque cosa attraverso il nostro telefono e il nostro computer. Eppure non sono bastate le nostre connessioni, i nostri sistemi informatici, le app, la ridondante e martellante comunicazione che riceviamo a farci comprendere -e nemmeno ascoltare- il pensiero dei 60 milioni di statunitensi che hanno votato Donald Trump a novembre. Figuriamoci se sappiamo davvero che cosa pensano quelli che nemmeno sono andati a votare. Quelli che non votano mai, quelli che non hanno -o non vogliono- voce. I trenta milioni di italiani che non utilizzano Internet, ad esempio.

L’assenza di indicatori -di misurazioni verificate e verificabili- è una strategia vincente per chi preferisce le chiacchiere al confronto e al merito. Senza indicatori puoi dire tutto quello che vuoi. L’ha scritto chiaramente il procuratore Michele Prestipino parlando di criminalità organizzata: le strategie per non affrontare il problema sono negazionismo (la mafia non esiste), riduzionismo (è un fenomeno che riguarda altri, non noi), sensazionalismo (non fa parte della normalità, è un evento eccezionale).
Un approccio applicabile in tanti campi e funzionale allo status quo, quando invece sappiamo che i fenomeni vanno accostati con metodo, scienza, imparzialità (che non vuol dire neutralità: la neutralità non è un valore, lo è semmai l’indipendenza).

Con occhi un po’ più umili e metodici capiremmo che le rappresentazioni che ci facciamo, dopo un po’, scadono. La criminalità organizzata è sempre più frammentata, e questo è un problema (come ha avuto modo di spiegare l’economista James Buchanan, al termine di lunghi studi che gli valsero, proprio 30 anni fa, nel 1986, il Nobel) perché il “libero mercato” dell’illegalità fa aumentare la domanda: infatti oggi le mafie risolvono tanto le dispute tra attori illegali, quanto offrono servizi all’economia legale. I casi di corruzione relativi alle Grandi Opere in Italia, che con regolarità si fanno cronaca, lo dimostrano.
Eppure la retorica ancora regge e abbiamo preferito voltare gli occhi e spendere tante parole -senza indicatori-su di un manipolo di persone che, in un paesino semisconosciuto, hanno fatto le barricate per fermare una manciata di rifugiati. Senza capire che quando chi non conta se la prende con chi conta ancora meno, allora il potere ha vinto davvero.

“Chi governa allora? Il denaro. Come governa? Con la frusta della paura, della disuguaglianza, della violenza economica, sociale, culturale e militare che genera sempre più violenza in una spirale discendente” ha detto papa Francesco a novembre, al terzo incontro mondiale dei movimenti popolari. “C’è un terrorismo di base che deriva dal controllo globale del denaro sulla Terra e minaccia l’intera umanità. Di questo terrorismo di base si alimentano i terrorismi derivati come il narco terrorismo, il terrorismo di Stato e quello che alcuni, erroneamente, chiamano terrorismo etnico o religioso. Nessuna tirannia si sostiene senza sfruttare le nostre paure. Da qui il fatto che ogni tirannia sia terrorista”.

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