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Altre Economie

La tariffa di Capodanno

L’Autorità reintroduce sotto altre spoglie la remunerazione del capitale investito abolita dal referendum del giugno 2011

Tratto da Altreconomia 146 — Febbraio 2013

Quelli del Forum italiano dei movimenti per l’acqua l’hanno chiamata “la tariffa di Capodanno”, perché il decreto relativo al nuovo metodo tariffario (transitorio) è stato approvato dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas il 28 dicembre 2012.
Durante le feste, l’authority ha deciso che la “remunerazione del capitale investito”, abrogata per effetto del secondo quesito referendario, sarebbe stata sostituita dal riconoscimento -in tariffa- del “costo della risorsa finanziaria”.
A cambiare, insomma, sarà solo il nome, “ma non la logica, che è quella che attua il principio del full cost recovery, che prevede che tutti i costi degli investimenti siano ‘caricati’ sul cittadino, in tariffa” spiega ad Ae Giuseppe Grauso, avvocato e attivista del Comitato Civico per la difesa del diritto all’acqua di Nola, che per conto del Forum ha seguito il processo che ha portato l’Autorità ad elaborare il nuovo metodo tariffario.
Il 25 e 26 gennaio 2013 il Forum italiano dei movimenti per l’acqua è sceso in piazza, chiedendo di “rispettare la democrazia”. Secondo i promotori del referendum del giugno 2011, la nuova tariffa negherebbe il risultato della consultazione popolare. “Quella che chiede il Forum è una nuova logica di finanza pubblica -continua Grauso-, e che gli investimenti per garantire l’accesso a servizi essenziali, quelli che riguardano diritti fondamentali, siano garantiti attraverso un meccanismo che riconosca il principio della capacità contributiva”, quello fiscale, cioè. Invece, la “remunerazione” del 7% è stata sostituita da un “costo” del 6,4%.
Inoltre, il nuovo metodo tariffario metterebbe addirittura a rischio gli investimenti, perché -come spiega una nota dell’Autorità- “il costo degli investimenti sarà, di norma, riconosciuto solo quando le opere saranno realizzate e in funzione”, e ciò secondo il Forum porterebbe “un rischio elevato nel reperimento delle risorse finanziarie”, in un sistema che continua a basarsi “sul ricorso al mercato creditizio”.
Perché dal “metodo” si passi alla tariffa, è necessario un passaggio sui territori: gli enti d’ambito, infatti, devono deliberare e hanno tempo “fino alla fine di marzo per sottoporre ad approvazione dell’Autorità le nuove proposte tariffarie per gli ambiti di propria competenza”.
“Noi, in ogni caso, ci stiamo attivando anche per un ricorso giuridico -spiega Grauso-, anche se speriamo che il nuovo Parlamento intervenga sul tema”. Entro giugno 2013, intanto, terminerà anche l’istruttoria conoscitiva avviata dall’Autorità con un’altra delibera del 28 dicembre “al fine di determinare se alcune possibili anomalie emerse nell’ambito delle attività istruttorie finalizzate alla definizione del metodo tariffario transitorio di cui al DCO 290/2012/R/IDR siano collegabili ad eventuali comportamenti non conformi alla normativa vigente da parte dei gestori” e se queste “configurino ipotesi di comportamenti lesivi dei diritti degli utenti”. Con quindici anni di ritardo, insomma, si cerca di capire se la tariffa applicata ai cittadini italiani dalle fine degli anni Novanta sia stata, o meno, adeguata.  —

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