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Esteri / Attualità

La sottovalutazione del terrorismo di estrema destra in Germania

La strage di Hanau del 19 febbraio è l’ultimo di una serie incessante di attacchi da parte della destra radicale. Gli estremisti censiti nel Paese sarebbero almeno 32mila eppure in questi anni le autorità tedesche hanno alimentato una percezione distorta, sorvolando su preoccupanti infiltrazioni anche negli apparati di sicurezza. Lo sa bene Fabian Wichmann, consulente dell’iniziativa Exit Deutschland, il primo programma di deradicalizzazione per neo-nazisti in Germania

“Il terrorismo di estrema destra è tornato a essere un pericolo per il nostro Paese”. Il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas ha commentato così la strage di Hanau, dove la notte del 19 febbraio il 43enne Tobias Rathjen ha aperto il fuoco prendendo di mira alcuni shisha bar, molto frequentati dalla comunità turca e curda, uccidendo nove persone. In Germania, tuttavia, più che a un ritorno si assiste a una escalation di attacchi da parte di una scena, quella della destra radicale, che è sempre stata presente e attiva nel Paese.

Ne è convinto Fabian Wichmann, consulente dell’iniziativa Exit Deutschland, il primo programma di deradicalizzazione per neo-nazisti in Germania, che in vent’anni dalla nascita ha aiutato oltre 760 persone a lasciare la scena dell’estrema destra. “L’estremismo di destra organizzato è presente in Germania da anni. Quello che cambia è la percezione del fenomeno, su cui possono incidere determinati eventi, la rappresentazione mediatica o la narrazione politica”, spiega l’esperto.

Le autorità tedesche stanno cercando di ricalibrare la loro strategia antiterrorismo, finora concentrata soprattutto sul contrasto al cosiddetto terrorismo islamico, per fare fronte all’aumento di attacchi provenienti dall’estrema destra e all’infiltrazione di esponenti della scena radicale negli apparti di sicurezza. Un punto di svolta in questo senso è stato l’omicidio, lo scorso 2 giugno, del politico conservatore Walter Lübcke, freddato davanti alla sua abitazione da un estremista di destra per le sue posizioni “pro-migranti”, e l’assalto, lo scorso ottobre, alla sinagoga della cittadina di Halle, nella Sassonia-Anhalt, nel quale sono rimasti uccisi due passanti.

La scena neo-nazista in Germania è sempre stata molto attiva fin dagli anni 90, basti penare al gruppo Nsu (Nationalsozialistischer Untergrund), che ha operato per anni in clandestinità uccidendo 10 persone in sette anni, di cui nove immigrate. Ma l’omicidio di Lübcke, spiega Wichmann, ha portato a un’altra percezione del fenomeno. “I politici hanno percepito una maggiore minaccia alla loro persona e, soprattutto, si è iniziato a parlare apertamente di terrorismo di destra”. A gennaio il governo tedesco ha messo ufficialmente al bando il gruppo neonazista Combat 18, dove 18 sta per le iniziali di Adolf Hitler. Oltre 200 agenti hanno condotto raid in sei Länder, sequestrando cellulari, computer, armi e materiale di propaganda. Alcuni membri del gruppo, nato negli anni 90 nel Regno Unito come ala militante del Partito nazionale britannico (Bnp), sono accusati di avere importato illegalmente munizioni in Germania di ritorno da un campo di addestramento nella Repubblica ceca nel 2017. A febbraio nuovi raid condotti dalla polizia hanno portato all’arresto di 12 persone, accusate di appartenere a una cellula terroristica di estrema destra che pianificava attacchi mirati a politici, richiedenti asilo e musulmani con l’obiettivo ultimo, si legge in un comunicato della procura, di sovvertire l’ordine sociale.
L’operazione, ha commentato il ministro della Giustizia, Christine Lambrecht, “mostra l’esistenza di una preoccupante minaccia terroristica da parte dell’estrema destra”.

Secondo stime ufficiali dalla Wende, ovvero dalla riunificazione tedesca a oggi, sono 94 gli omicidi riconducibili alla scena dell’estrema destra, ma secondo la fondazione Amadeu Antonio, impegnata contro partiti di estrema destra, razzismo e antisemitismo, i casi sono più del doppio, 198. La discrepanza nei numeri si deve al fatto che per oltre la metà dei casi le autorità non hanno riconosciuto il movente politico. Lo scorso anno l’Ufficio federale per la protezione della Costituzione, nato dopo la seconda guerra mondiale con la missione di sorvegliare le attività contrarie alla carta costituzionale, ha aumentato da 24mila a 32mila il numero degli estremisti di destra presenti nel Paese, includendo per la prima volta nel computo i membri dell’ala più radicale del partito Alternative für Deutschland (Afd), Der Flügel, e della sua ala giovanile, Junge Alternative.

Il recente sostegno del partito di estrema destra all’elezione del neogovernatore della Turingia ha provocato un terremoto politico in un Paese in cui l’alleanza con l’ultra destra ha finora rappresentato una linea rossa da non oltrepassare.
Secondo stime di Exit Deutschland nel 2019 in Germania si sono registrati in media due atti di violenza al giorno riconducibili all’estrema destra. L’escalation è iniziata nel 2015, con la cosiddetta politica delle “porte aperte” voluta dalla cancelliera Angela Merkel, che ha portato in Germania oltre un milione di rifugiati. Nell’ottobre di quello stesso anno la sindaca di Colonia, Henriette Reker, è stata accoltellata durante un comizio da un uomo legato all’estrema destra per le sue posizioni “pro-migranti”, come pure il sindaco della cittadina di Altena, Andreas Hollstein, accoltellato nel 2017 con lo stesso movente.

A preoccupare sono anche i casi di infiltrazione dell’estrema destra negli apparati di sicurezza. Nel dicembre 2018 un gruppo di agenti della polizia di Francoforte è finito sotto inchiesta per l’invio di messaggi di minacce a uno dei legali delle vittime del gruppo di estrema destra Nsu. Gli agenti sono inoltre accusati di avere condiviso in una chat messaggi razzisti e antisemiti, apertamente inneggianti a Hitler.

Un livello di violenza permanente che, ciononostante, è lontano dal provocare lo stesso livello di allarme suscitato dalla minaccia del terrorismo di matrice radicale islamica. “L’omicidio di Walter Lübcke è stato un omicidio mirato, come pure l’attacco di Halle, dove l’attentatore ha colpito la comunità ebraica. Ma l’attacco islamista al mercatino di Natale, che potrebbe potenzialmente colpire tutti, ha un effetto maggiore sull’opinione pubblica, incidendo sulla percezione del fenomeno”, spiega Wichmann. Il riferimento è all’attacco terroristico del 2016 contro il mercatino di Natale di Berlino, nel quale morirono 12 persone. Per l’esperto, sul diverso livello di percezione incide anche la “tendenza ad attribuire ad altri determinati fenomeni sociali e canalizzare i problemi verso gruppi specifici, diversi dal nostro gruppo di appartenenza”.
Per anni, ricorda Wichmann, le autorità tedesche hanno attribuito gli omicidi commessi dalla cellula terroristica Nsu alla comunità turca, ribattezzando il caso gli “omicidi del Bosforo”. I neo-nazisti hanno d’altronde un “comportamento conforme in apparenza”, che dà l’impressione che l’estremismo di destra sia compatibile con la società. Cahit Başar, segretario generale della comunità curda in Germania, ha dichiarato in un’intervista al quotidiano Süddeutsche Zeitung che i curdi tedeschi si sentono non al sicuro da ben prima dell’attentato di Hanau. “Da tempo molte persone che hanno origini straniere si sentono minacciate, ma adesso la minaccia ha assunto una nuova dimensione. La società avrebbe dovuto svegliarsi prima”, afferma.

In un rapporto pubblicato lo scorso settembre il Soufan Center, organizzazione non profit che si occupa di temi relativi alla sicurezza globale, denuncia l’esistenza di un doppio standard nel modo in cui le scene radicali islamista e dell’estrema destra vengono percepite e quindi affrontate. Il doppio standard, si legge, esiste sia nel senso di urgenza espresso dalla politica circa la necessità di affrontare queste minacce sia nelle risorse messe a disposizione per fare fronte al problema. “C’è la falsa credenza che solo la scena radicale jihadista abbia una dimensione internazionale, ma anche il suprematismo bianco ha legami transnazionali che vanno dall’America all’Australia”, spiega Stephanie Foggett, tra gli autori del rapporto. Tali gruppi “stanno creando reti internazionali, viaggiano e hanno meccanismi di finanziamento. È una sfida di sicurezza transnazionale e come tale dovrebbe essere trattata”.

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