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La sostenibilità in una fontanella – Ae 57

Numero 57, gennaio 2005Le idee di Firenze, Lucca, San Giuliano Milanese: sorgenti cittadine e rubinetti contro lo strapotere (pubblicitario) delle acque minerali. Che non sono migliori, costano di più e inquinano Pane, salame e un gettone per l’acqua. Alle Delizie…

Tratto da Altreconomia 57 — Gennaio 2005

Numero 57, gennaio 2005


Le idee di Firenze, Lucca, San Giuliano Milanese: sorgenti cittadine

e rubinetti contro lo strapotere (pubblicitario) delle acque minerali.

Che non sono migliori, costano di più e inquinano

Pane, salame e un gettone per l’acqua.

Alle Delizie di San Bartolo, un negozietto di alimentari di Firenze si va a fare la spesa di salumi e formaggi e a ricaricare la bottiglia di acqua. Quella di acquedotto, la stessa che esce dal rubinetto di casa, ma “trattata” per darle un gusto migliore. Basta premere il pulsante della macchina piazzata tra gli scaffali in legno e il bancone dei freschi, per riempire -in pochi secondi- una bottiglia da un litro “alla spina”. Il costo: 9 centesimi di euro e si può scegliere tra acqua liscia o gassata, a temperatura ambiente o refrigerata.

Tutto nasce da un progetto della Regione Toscana per ridurre i rifiuti urbani, in primis, le bottiglie di plastica (ogni anno in Italia si producono 5 miliardi di bottiglie di plastica e solo una minima parte viene riciclata), in collaborazione con il quartiere 4 di Firenze, già ribattezzato “Acquartiere”. L’idea è semplice: dire alla gente di bere l’acqua di rubinetto perché è buona e sicura, oltre che economicamente vantaggiosa (l’acqua minerale è dalle 300 fino alle 1.000 volte più cara di quella potabile) oppure, e questa è la novità, di rifornirsi di acqua trattata se proprio il sapore di quella del rubinetto non piace o non si può fare a meno di quella frizzante. Risultato: in due mesi sono stati venduti 22 mila litri di acqua nei quattro punti vendita che aderiscono all’iniziativa, il che significa che ci sono 13 mila bottiglie di plastica in meno in circolazione.


Il quartiere sembra proprio agguerrito contro le bottiglie di acqua minerale: 320 famiglie si sono fatte avanti per farsi installare un filtro domestico dal Comune (che per ora ha potuto accontentare solo gli anziani e le famiglie più numerose) mentre procedono i lavori per la costruzione di una fontanella nel parco della zona, dove si potrà attingere acqua di “alta qualità” gratuitamente tutti i giorni fino al tramonto. La realizzazione è affidata a Publiacqua Spa, la società che gestisce il servizio idrico integrato della provincia di Firenze (oltre che di Prato, Pistoia ed Arezzo), che si occupa già della manutenzione di altre due fontanelle in città, una delle quali al quartiere periferia Le Piagge (su Ae n. 51 abbiamo raccontato dei progetti di microcredito in questo quartiere).

L’acqua che sgorga da queste fontanelle è talmente buona che la gente fa la fila per riempire le bottiglie. Eppure è l’acqua del limaccioso Arno!

Dopo 20 passaggi negli impianti di depurazione, la torbida acqua di fiume viene trasformata in un’acqua limpida e pura, da fare invidia alle acque minerali di sorgente, come è stato dimostrato anche recentemente durante un esperimento, quando 400 cittadini del solito quartiere 4 hanno assaggiato diversi tipi di acqua (fontanella, rubinetto e minerale) giudicando quella di fontanella la migliore.

La vera scommessa, però, si gioca con l’acqua che esce dal rubinetto di casa: nel più grande impianto cittadino è stato introdotto un nuovo tipo di filtrazione (a carbone attivo granulare) che permette di ridurre la presenza di sostanze organiche che possono conferire all’acqua un sapore e un odore sgradevole e di ridurre l’uso di disinfettante e di cloro. Il risultato è che oggi l’acqua immessa nella rete metropolitana si avvicina per qualità a quella delle fontanelle e questo ha convinto l’amministrazione pubblica a distribuire nelle scuole solo acqua di acquedotto al posto di quella imbottigliata. Molti sono gli acquedotti che in Italia stanno iniziando a fare concorrenza alle acque minerali. Dopo Firenze, anche Cremona Padania Acque Spa, ha fatto costruire una fontana pubblica da cui sgorga un’ottima acqua non trattata o semplicemente addizionata con anidride carbonica. A Lucca, l’acquedotto gestito da Geal Spa si è dotato di un moderno impianto a raggi Uv per disinfettare l’acqua senza utilizzare il cloro, come avviene in alcune capitali nordeuropee tra cui Oslo e Stoccolma, e oggi sgorga dalle storiche fontane cittadine. La qualità dell’acqua oligominerale è messa in bella evidenza sulle targhe affisse vicino alle fontane alle quali la gente beve e fa la scorta per casa.


Sette milioni sono i litri erogati in tre anni dalla fontanella del Comune di San Giuliano Milanese, nel pieno hinterland milanese, terra di fontanili e rogge, ma anche punto di confluenza di tre corsi d’acqua, che raccolgono i rifiuti della metropoli (almeno fino alla recente costruzione del depuratore). Ogni giorno, sotto il sole cocente o la pioggia battente la gente del luogo (ma non solo) si mette diligentemente in fila, dalle 9 alle 21, per riempire le bottiglie con l’acqua oligominerale che sgorga da una falda a 150 metri di profondità. Qui dove prima c’era un vecchio pozzo abbandonato tra anonimi palazzoni ora la gente si incontra intorno alla fontana e i bambini giocano nello spazio verde attrezzato tutto per loro. La fontana eroga acqua naturale e frizzante, anche refrigerata, controllata ogni 15 giorni dall’azienda municipalizzata e dall’Asl (la legge italiana prevede che per le minerali che compriamo al supermercato i controlli vengano effettuati ogni cinque anni). Al Comune la fontanella costa 24 mila euro all’anno, tra le spese per la manutenzione, la pulizia o le bombole di anidride carbonica per addizionare l’acqua, mentre i cittadini risparmiano, in media 220 euro all’anno (ben di più di quanto non gli spetti con il taglio delle tasse, previsto dall’ultima finanziaria). Un’onda anomala, insomma, nel nostro Paese, dove i pozzi e le fontane sono sempre più asciutti o servono solo per decorare le piazze con i loro spruzzi non potabili.

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Acqua di qualità

L’acqua viene trattata per eliminare il cloro, ridurre la concentrazione di sostanza organica, rispettare l’equilibrio del contenuto salino e raggiungere la purezza microbiologica. Le caratteristiche di quest’acqua sono confrontabili con quelle delle acque minerali.

 

I primatisti della bottiglia insostenibile

In pochi anni gli italiani sono diventati i maggiori consumatori di acqua minerale al mondo. Quasi la metà non beve acqua di rubinetto e ogni famiglia spende, in media, 250 euro all’anno per acquistare acqua minerale. Nel nostro Paese ci sono 260 marche di acque minerali che vendono 12 miliardi di litri all’anno. Il fatturato è di 3 mila milioni di euro. In dieci anni, dal 1992 al 2002 la produzione è raddoppiata e oggi l’Italia è il primo produttore di acqua minerale in Europa e il maggiore esportatore. A causa della pubblicità martellante i consumatori acquistano acqua minerale che proviene da fonti lontane migliaia di chilometri, e ogni anno 300 mila tir viaggiano da Nord a Sud e viceversa. Più dell’80% delle acque minerali sono imbottigliate in contenitori di plastica e i costi di smaltimento ricadono sulle regioni che spendono di più di quanto incassino dai canoni delle concessioni di sfruttamento delle fonti.

Secondo Legambiente, il business dell’acqua minerale si regge su una carenza di informazione e una buona dose di pregiudizi come quello che l’acqua in bottiglia è più salubre e che contiene meno sali.
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Acqua trattata

L’acqua della rete idrica viene filtrata per ridurre le sostanze che si formano durante i processi di disinfezione e che a volte causano odori e sapori sgradevoli. L’equilibrio di composizione chimica dell’acqua dell’acquedotto non viene alterato.

 

La bolletta potrebbe crescere anche del 50 per cento

Tariffe, il futuro è un bell’aumento

Piove, sempre, sul bagnato. La bolletta dell’acqua potrebbe diventare, nei prossimi anni, un mulinello pericoloso.

Con la legge Galli del 1994 che prevede l’accorpamento delle aziende municipali dell’acqua in una novantina di Ambiti Territoriali Ottimali (Ato), ognuno con il suo gestore, gli acquedotti stanno passando ai privati o a società per azioni pubbliche e si stanno attrezzando per offrire un servizio idrico di qualità. Dopo vent’anni che non si fanno più investimenti la finanza pubblica non basta e le due soluzioni per ammodernare le strutture e rendere efficiente il servizio sono un ritocco alla tariffa e l’ingresso di privati (Geal Spa di Lucca ha tra i suoi azionisti la Compagnie Générale des Eaux; Publiacqua Spa è partecipata da Acea, la multiutility romana, ex municipalizzata che ha conquistato acquedotti in Perù, Honduras e Armenia).

Il problema, quindi sono la privatizzazione del settore e l’impatto dei piani d’investimenti sulla tariffa. Secondo il comitato di vigilanza per l’uso delle risorse idriche, nella media dei piani studiati, la tariffa preesistente ammonta a 0,92 euro al metro cubo e crescerà nei prossimi 15 anni fino a un valore pari a 1,36 euro al metro cubo: si tratta di una crescita del 50% in termini reali! Sarà un costo sostenibile per le famiglie?


Il comitato sostiene che l’incidenza della spesa per il servizio idrico sul reddito famigliare sarà sopportabile, perché si parte da valori bassi, ma non per tutti: le famiglie con minor reddito potranno trovarsi nella situazione di dovere limitare i consumi essenziali o non riuscire a pagare la bolletta.

È dunque auspicabile che le tariffe, in futuro, tengano conto degli scaglioni di reddito e della composizione famigliare (come del resto avviene già con il servizio di asporto dei rifiuti solidi urbani).

 

Tanzania in bolletta

La gente più povera di Dar-El-Salam in Tanzania non ce la fa più a pagare la bolletta dell’acqua. Da quando l’acquedotto cittadino è stato privatizzato su pressione della Banca Mondiale e del governo britannico, in cambio di uno sconto sul debito. Il nuovo gestore, una joint venture anglo-tedesca guidata dall’azienda britannica BiWater del miliardario Adrian White, ha aumentato la tariffa dall’acqua potabile del 40%.

Un aumento insostenibile per moltissime famiglie che si sono viste tagliare la fornitura e adesso pagano ben un dollaro al giorno ai piccoli proprietari di pozzi cittadini.

Action Aid International ha preparato un dettagliato rapporto su questa situazione: lo trovate sul sito www.actionaid.org

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