La sicurezza sommersa dal segreto di Stato – Ae 62

Numero 62, giugno 2005Un numero imprecisato di sottomarini a propulsione nucleare si muove lungo le coste italiane. Il rischio in caso di incidente è altissimo, la legge che obbliga a preparare piani di emergenza inapplicata Con una forma affusolata, ogni giorno…

Tratto da Altreconomia 62 — Giugno 2005

Numero 62, giugno 2005
Un numero imprecisato di sottomarini a propulsione nucleare si muove lungo le coste italiane. Il rischio in caso di incidente è altissimo, la legge che obbliga a preparare piani di emergenza inapplicata
 
Con una forma affusolata, ogni giorno nei mari italiani circolano tante centrali atomiche. Sono i sottomarini statunitensi a propulsione nucleare. Quanti siano esattamente è un segreto di Stato. Non emergono mai: la loro capacità di autonomia in immersione è praticamente illimitata.
La loro presenza rappresenta però un potenziale pericolo per la salute pubblica e per l’ambiente, tanto che i cittadini devono -per legge- essere informati dell’esistenza di un rischio nucleare legato alla presenza di questi sottomarini e sui piani di emergenza per i casi di pericolo. Questo, almeno, in base al decreto legislativo 230 del 1995, che obbliga le prefetture a istruire la cittadinanza di eventuali piani di evacuazione a seguito di incidente nucleare.
Un decreto quasi del tutto inapplicato, tanto che la Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione contro l’Italia (vedi box a pagina 27). Nonostante questa inadempienza, in Italia esiste un elenco dei porti nei quali sostano sottomarini a propulsione nucleare. Tale elenco è rimasto segreto fino al 9 febbraio 2000 quando, per l’errore di un impiegato di La Spezia, la lista è stata resa nota e ripresa dalla stampa. I porti “nucleari” oggi sono dieci (vedi la cartina in basso).
Una delle tante ragioni per cui è bene tenere lontano dai porti italiani i sottomarini a propulsione nucleare è contenuta in questa frase lapidaria del famoso chimico Enzo Tiezzi: “Un chilo di plutonio disperso nell’ambiente rappresenta il potenziale per 18 miliardi di cancro al polmone. Un milionesimo di grammo costituisce una dose letale”. E nel reattore di bordo -che consente ai sottomarini Usa di muovere le eliche- c’è appunto il plutonio. C’è poi il rischio di emissione di Iodio 131, radioattivo, che provoca il cancro alla tiroide. E altro ancora.
Chi fosse convinto che i sottomarini a propulsione nucleare sono “sicuri” dovrebbe sapere che in nessuna parte del mondo un reattore nucleare civile ha la licenza di funzionare con cariche di esplosivo a pochi metri di distanza, come succede invece sui sottomarini che portano con sé siluri e missili stivati assieme al reattore nucleare.
Nell’isola della Maddalena, dove il traffico dei sottomarini nucleari americani è -relativamente alle acque nazionali- il più alto in assoluto, il giornalista della “Nuova Sardegna” Piero Mannironi ha raccolto storie di malformazioni fetali molto rare come l’“anencefalia”: un’incompleta saldatura ossea fa sì che il cervello rimanga privo di protezione. “Probabilmente, una parte della verità -scrive Mannironi – è scritta nei registri del reparto di ginecologia e ostetricia dell’ospedale dell’isola”. Intanto si è venuto a sapere che la riparazione del sottomarino a propulsione nucleare Uss Hartford, che alla Maddalena urtò il fondale il 25 ottobre 2003, è costata 9,4 milioni di dollari. Il sindaco della Maddalena a suo tempo aveva minimizzato l’accaduto parlando solo di “alcuni graffi allo scafo”.
Dall’altra parte della Sardegna, il militante di Pax Christi Antonello Repetto ha ripetutamente richiesto alla prefettura di Cagliari il piano di emergenza nucleare, dopo essere venuto a conoscenza del transito di sottomarini nucleari statunitensi. La sua tenacia non ha dato tregua al prefetto Efisio Orrù che, ad aprile, ha stabilito che “non sussiste alcuna necessità di pianificazione relativa a navi a propulsione nucleare e della conseguente comunicazione della medesima alla popolazione. Questo in quanto la rada di Cagliari non sarà più compresa nell’elenco dei punti di approdo nazionali impiegabili per la possibile sosta di unità a propulsione nucleare”. Il prefetto si è dovuto informare dalla Marina Militare e, grazie ad un pacifista, ha messo nero su bianco, su carta intestata della Prefettura, un comunicato inequivocabile che ha un solo precedente, quello del porto di Venezia che, originariamente “a rischio nucleare”, venne esclusa nel 2000 dalla “lista nera” dopo le proteste degli ambientalisti e dei pacifisti. Ma Repetto è uno che non si fida dei verbi al futuro (“Cagliari non sarà più compresa nell’elenco”) e ha chiesto se “Cagliari non è attualmente compresa” nella lista nera. Il prefetto gli ha risposto che “l’esclusione dalla rada di Cagliari di punti di approdo impiegabili per la sosta di unità a propulsione nucleare è attuale”. Dunque Cagliari è fuori dalla lista nera: grazie ad un pacifista testardo.
A Trieste la Prefettura ha continuato a negare le informazioni sul rischio nucleare. La Tavola della Pace del Friuli Venezia Giulia ha scritto recentemente al prefetto, ottenendo questa risposta: “È in fase di avanzata fase di predisposizione l’aggiornamento del Piano di emergenza che conterrà una parte espressamente dedicata all’informazione della popolazione sulle misure di protezione sanitaria e sui comportamenti da adottare nei casi di emergenza radiologica. Il piano attualmente in vigore, per come è strutturato, non consente di desecretarne parte”. Anche a Napoli serpeggia l’inquietudine per il rischio nucleare. Napoli è base Nato e può ospitare sottomarini e navi a propulsione nucleare. Sulla base del decreto legislativo 230/95 i cittadini dovrebbero poter conoscere i piani di emergenza nucleare senza doverne fare richiesta. Il “Coordinamento regionale per la smilitarizzazione del territorio” ha chiesto il “Piano di emergenza per le navi a propulsione nucleare”, ai sensi del 230/95. Il Prefetto di Napoli Renato Profili ha dichiarato che tale documento “non è stato estensibile a terzi perché classificato riservato”. Oggi la popolazione di Napoli non può ancora conoscere quello che dovrebbe fare in caso di emergenza nucleare.

Infine, non mancano anche le sorprese : la Nato ha programmato tra la fine di giugno e l’inizio di luglio nel Golfo di Taranto la simulazione dell’affondamento di un sottomarino. Scopo dell’esercitazione Nato -denominata Sorbet Royal 2005- è il salvataggio dei militari. “Ma l’esercitazione non prevede l’evacuazione della popolazione civile, che in caso di incidente nucleare verrebbe coinvolta”, annota Giovanni Marichecchia, animatore di Tarantosociale, un coordinamento di associazioni joniche.
Di qui la mobilitazione, anche a Taranto, dei gruppi pacifisti che da tempo svolgono un’intensa attività di documentazione.!!pagebreak!!
 
Da Nord a Sud, la rotta dei reattori
I porti italiani a rischio nucleare in Italia sono dieci: Augusta (Sr), Brindisi, Castellammare di Stabia (Na), Gaeta (Lt), La Maddalena (Ss), La Spezia, Livorno, Napoli, Taranto e Trieste. In origine facevano parte della “lista nera” anche Venezia (uscita nel 2000 dopo le proteste degli ambientalisti) e Cagliari (uscita nel 2005). I sottomarini Usa e della altre nazioni del Patto Atlantico possono sostare e transitare nei porti italiani in base ad accordi Nato. Per La Maddalena vi è un apposito accordo bilaterale fra Italia e Stati Uniti dell'11 agosto del 1972, in esecuzione di un precedente accordo globale del 1954 sulle basi Usa in Italia, accordo che è ancora segreto. Il problema del rischio nucleare ha spinto padre Alex Zanotelli e Peacelink a realizzare un apposito decalogo per la mobilitazione, che chiede alle prefetture almeno i piani di emergenza, e, in assenza di questi, di vietare il transito di sottomarini e navi a propulsione nucleare nei porti interessati.
Il decalogo è su:
http://italy.peacelink.org/disarmo/articles/art_4769.html 
 
Italia inadempiente e ignorante (anche per l’Ue)
L'Italia è inadempiente: non ha ancora emanato i decreti attuativi che -recependo la normativa europea- garantiscano il diritto dei cittadini ad essere informati del rischio nucleare. In risposta a un'interpellanza parlamentare Mauro Bulgarelli (deputato dei Verdi) del 25 novembre 2004, il sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento, Cosimo Ventucci, ha dichiarato però che “risulta in atto all'Agenzia per la protezione dell'ambiente un'azione coordinata dal ministero delle Politiche comunitarie, finalizzata a un'emissione in tempi rapidi di detti decreti in risposta ad una procedura di infrazione al riguardo avviata dalla Commissione europea”. Paradossalmente il sottosegretario Ventucci ammette anche che “in relazione alle misure di sicurezza previste sui sottomarini a propulsione nucleare, si premette che la suddetta Agenzia, contrariamente a quanto avviene per le installazioni civili, rispetto alle quali svolge funzione di controllo, non dispone di informazioni tecniche di dettaglio”.

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