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Ambiente / Attualità

La repressione non ferma la lotta alla crisi climatica nelle Filippine

la centrale elettrica a carbone di Mariveles nelle Filippine ©en.wikipedia.org

Cresce il numero di attivisti che nel Paese sfidano la dura opposizione del presidente Duterte e pretendono un cambiamento nelle politiche ambientali del governo. Intanto i super-tifoni sono sempre più frequenti

Tratto da Altreconomia 247 — Aprile 2022

Lo scorso dicembre il tifone Rai ha devastato le Filippine, provocando centinaia di morti: 375 secondo le stime ufficiali. Un evento estremo anche per quell’area del Pianeta, la cosiddetta cintura dei tifoni, dove di questi fenomeni atmosferici se ne sono sempre registrati almeno una ventina l’anno. “Ma ormai da oltre un decennio dobbiamo parlare di super-tifoni che stanno diventando sempre più frequenti -spiega Lidy Nacpil, coordinatrice dell’Asian people’s movement on debt and development (Apmdd) e partner di lunga data di ReCommon-. Questi fenomeni colpiscono aree che prima dell’aggravarsi della crisi climatica non erano nemmeno interessate da questi accadimenti, come l’isola di Mindanao, nel Sud”. L’Apmdd è una rete che può contare oltre una cinquantina di realtà per lo più con sede nel Sud-Est asiatico, fino a Giappone e Corea del Sud. Ma nel 2018 Lidy è stata tra le fondatrici dell’Asian Energy Network, che conduce campagne sui combustibili fossili e la transizione energetica, lavorando a stretto contatto anche con numerose organizzazioni della società civile asiatica e internazionale. 

“In alcune aree colpite dai tifoni le persone non erano abituate a questi disastri. Oltre i lutti anche l’impatto psicologico è stato molto forte. Le isole più piccole sono state investite da mareggiate enormi, i loro abitanti non hanno potuto trovare rifugio proprio perché le acque arrivano dappertutto. Stime cautelative del governo parlano di cinque milioni di persone colpite e mezzo milione di abitazioni danneggiate”. 

Tuttavia la ricostruzione è solo la seconda tra le priorità, perché prima di tutto vanno garantiti cibo e medicine. Inoltre ci si chiede se le nuove case saranno in grado di resistere ad altri eventi del genere. “Nel 2013, a causa di un super-tifone dagli impatti enormi, varie zone del Paese sono divenute no go area (quartieri, aree geografiche in cui è impossibile entrare fisicamente ndr). Almeno in teoria, perché molte persone sono tornate nei luoghi che avevano dovuto abbandonare. D’altronde si trattava per lo più di comunità di pescatori che non potevano fare diversamente”. 

Ma le conseguenze più terribili e a lungo termine sono sui terreni agricoli, che diventano inutilizzabili. “Sono colpite specialmente le colture che non si possono rimpiazzare in tempi brevi come la noce di cocco, che ha bisogno dai cinque ai sette anni per crescere -spiega Nacpil, che ricorda come i modelli meteorologici siano profondamente mutati-. Piove quando non dovrebbe e viceversa e non si capisce più quando si può piantare o meno”. I filippini hanno scoperto la crisi climatica a causa dei super-tifoni che stanno colpendo i loro territori. Negli ultimi anni, poi, la situazione è ulteriormente peggiorata a causa degli effetti della pandemia. Le Filippine non sono tra i Paesi dove si estraggono combustibili fossili in grandi quantità. “Però siamo ricchi di quasi tutti minerali, utili per i processi di industrializzazione sul nostro territorio e la principale ragione per cui siamo stati di fatto ‘colonizzati’ dagli Stati Uniti”, spiega Nacpil.

Non stupisce quindi che proprio il settore minerario sia stato sempre favorito da tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi decenni. “Dando un’occhiata alla mappa delle Filippine si trovano licenze approvate o in corso d’approvazione più o meno ovunque”, sottolinea l’attivista. Tornando ai combustibili fossili, le Filippine hanno storicamente bruciato molto carbone -per il 70% importato dall’Indonesia- ma grazie agli sforzi delle reti e delle organizzazioni di base hanno ottenuto una moratoria, che fa il pari con altri risultati importanti conseguiti nel resto del continente. Si pensi alla decisione di Cina e Corea del Sud di non costruire più centrali a carbone all’estero.

“In alcune aree colpite dai tifoni le persone non erano abituate a questi disastri. Oltre i lutti anche l’impatto psicologico è stato molto forte” – Lidy Nacpil

“Noi attivisti chiediamo uno stop definitivo all’uso della polvere nera e intanto stiamo conducendo campagne anche sul gas, visto che il governo sta puntando forte proprio su nuovi impianti per questo combustibile”. Proprio in Asia, la Corea del Sud è il più grande costruttore di navi atte al trasporto del gas naturale liquefatto (Gnl), che sembra essere la nuova frontiera del commercio di quello che rimane, per effetti su ambiente e clima, pur sempre un combustibile fossile, al netto della retorica sulla “fonte di transizione” che circola copiosa anche dalle nostre parti. Sul fronte della cosiddetta “finanza fossile”, Nacpil segnala che due istituti di credito di peso come la Rizal commercial banking corporation (Rcbc, con sede nelle Filippine) e Banco portugues de investimento (Bpi, portoghese) hanno tagliato i finanziamenti al carbone, altra dimostrazione che le campagne della società civile filippina riescono a incidere.

Lidy Nacpil, coordinatrice dell’Asian people’s movement on debt and development (Apmdd) movimento impegnato anche nella lotta alla crisi climatica © corporateaccountabilityorg

Un movimento che però deve fare i conti con la feroce repressione del presidente Rodrigo Duterte. “La sua guerra alla droga ha causato centinaia di morti tra i semplici consumatori o persone che nemmeno facevano uso di sostanze stupefacenti. Le uccisioni extra-giudiziali sono numerose -continua amareggiata Nacpil-. Come ai tempi della dittatura di Marcos, molti attivisti vengono perseguitati per le loro simpatie politiche, anche se in maniera più ‘chirugica’ rispetto al passato. Spesso sono state sciolte le nostre manifestazioni, ma non essendoci in atto la legge marziale è del tutto arbitrario”.

“Non si possono usare ‘scorciatoie’, bisogna essere pazienti con i movimenti, ma impazienti con i governi e le multinazionali” – Lidy Nacpil

La pratica dell’attivismo rimane molto a rischio, anche se in queste settimane la repressione si è ridotta, perché è in corso una campagna elettorale a dir poco singolare, con il figlio dell’ex dittatore Marcos candidato alla presidenza e la figlia di Duterte in corsa per la carica di vice-presidente. Un paradosso, secondo Nacpil, che reputa il pericolo di frodi e brogli molto alto, anche in considerazione del fatto che la commissione elettorale è stata interamente nominata dal presidente Duterte. Sulla crisi climatica l’attuale governo ha fatto ben poco, sebbene non manchino alcuni funzionari validi con i quali l’organizzazione di Nacpil si è relazionata nel tempo.

Gli effetti devastanti della crisi climatica nel Paese spingono gli attivisti a chiedere un cambiamento nelle politiche ambientali del governo, sfidando la repressione del presidente Rodrigo Duterte © flickr.com/photos/koreanet

“Alla recente Cop26 di Glasgow la nostra delegazione era guidata dal ministro delle Finanze, che si è occupato di ‘negoziati collaterali’, non dei temi centrali del summit”. L’esecutivo di Duterte, così “spietato” con i deboli, con i grandi del Pianeta si tira indietro. Motivo in più per incalzarlo quanto più possibile. “Ogni periodo ha le sue sollecitazioni. Quando eravamo giovani, combattevamo un dittatore e dovevamo essere pronti a sacrificare le nostre vite. Ora ci sono altre sfide -conclude-. Per risolvere la crisi climatica dobbiamo cambiare il sistema e serve essere strategici. Se mobilitiamo milioni di persone per le strade e poi non diamo il giusto seguito a queste attività non basta. Bisogna riflettere molto e studiare per capire che tipo di cambiamento vogliamo. I movimenti sociali devono crescere, si devono strutturare e consolidare perché il nemico è forte. Non si possono usare ‘scorciatoie’, bisogna essere pazienti con i movimenti, ma impazienti con i governi e le multinazionali”. 

Lo spazio “Fossil free” è curato dalla Ong ReCommon Un appuntamento ulteriore -oltre alle news su altreconomia.it– per approfondire i temi della mancata transizione ecologica e degli interessi in gioco

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