Cultura e scienza / Recensioni

La pagina dei librai (da Altreconomia 230)

Le recensioni di questo mese sono a cura della libreria Velasquez di Foggia. Libreria dell’ostinazione, nasce indipendente in una città complicata, in un quartiere appena a ridosso del centro e già periferico. Come forma di resistenza senza idealismi

Tratto da Altreconomia 230 — Ottobre 2020
© Libreria Velasquez

Storia
L’Irlanda fantastica di un bambino

Sarà perché Deane è nato negli anni 40, quando il mestiere dello scrivere si affinava con la pratica. Sarà perché le dimensioni del tascabile comunicano una leggerezza illusoria, pronta a smentirsi quando la trama ti ha ormai catturato. Sarà per tutti quegli spettri che aleggiano tra le case di Derry, i campi del Donegal e sembrano più facili da evocare rispetto al sangue della guerra civile. Sarà per tutto questo. Ma quando chiudi “Le parole della notte” pensi: “Magistrale!”. Con l’aria soddisfatta di chi ha lambito la bellezza. Magistrale. Per costruzione della trama, delicata e potente, innocente come lo sguardo del bambino protagonista che avverte il dolore -secco e nascosto- dietro la quotidianità della sua famiglia. Un segreto che attraversa strade, stanze e rovine celtiche, con la stessa pressante immanenza dei fantasmi. Tra quel che non si dice per amore. E che a volte uccide.

Le parole della notte, Seamus Deane, Feltrinelli, p. 224, 6,71 euro


Identità
La versione del traditore

Antoine è un liutaio parigino innamorato della causa repubblicana. La sua è un’Irlanda idealizzata, conosciuta ed amata attraverso la musica, le leggende, la tradizione. L’avversione nei confronti dell’occupazione britannica, toccata con mano nel suo primo viaggio a Belfast, lo porta ad una realtà di lotta e sacrificio distante, eppure assai simile alle sue fantasie ideali. Antoine si avvicina all’IRA attraverso la figura carismatica di Tyrone, eroe delle battaglie di strada. Ma Tyrone ha un segreto. È un informatore dei servizi di Sua Maestà. E questo è il suo libro. La sua versione dei fatti. La storia di un uomo che ha conosciuto il sopruso, che è stato costretto a lasciare casa, che ha aderito ad una causa giusta. Un uomo che è inciampato e che -chiuso nella sua casa di Killybegs, a ottantun anni- attende i suoi giudici e l’inevitabile punizione.

Chiederò perdono ai sogni, Sorj Chalandon, Keller, p. 274, 16,50 euro


Working class
Il cantore dei subalterni in lotta

Anthony Cartwright è un ragazzo del Black Country. Ha quarantacinque anni. E scrive tutto quel che manca alla nostra narrativa.
Un uppercut inatteso e, forse per questo, assai doloroso. Liam Corwen si tatua sulla pelle i protagonisti della storia del calcio e prova a riscattare una vita deragliata. Come tutte quelle che conosce. Perché nella Città di Ferro -descritta attraverso lampi implacabili come squarci su una tela- ci sono loro: dignitosi subalterni in lotta contro l’oblio, contro la dimenticanza che è propria dei vincitori. Nell’impari sfida alla marginalizzazione. C’è una comunità che non cede alla dismissione dei sogni e sogna un riscatto. Cartwright è uno shakespeariano cantore del proletariato industriale. Uno che affonda la propria lirica nella ruggine della storia. Uno che non parla di innamoramenti tardivi, di tradimenti, di divorzi. Uno che manca alla nostra letteratura.

Iron Towns, Anthony Cartwright, 66th and 2nd, p. 274, 18,00 euro

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