Ambiente

La lunga marcia dei movimenti sociali

"Siamo campesinos, siamo movimenti indigeni, noi siamo la terra. Loro, che si riuniscono al Moon Palace, evidentemente sono la luna. Perchè discutono di problemi reali stando su un altro pianeta". Così Paul Nicholson, referente europeo per Via Campesina, durante la…

"Siamo campesinos, siamo movimenti indigeni, noi siamo la terra. Loro, che si riuniscono al Moon Palace, evidentemente sono la luna. Perchè discutono di problemi reali stando su un altro pianeta". Così Paul Nicholson, referente europeo per Via Campesina, durante la lunga marcia verso la sede della COP16.
Avenida Tulum, una delle grandi vie di accesso alla città di Cancun, quando guarda verso sud si immette in una grande superstrada che accompagna la costa fino a Tulum, come non stancano di informarci tutti i pieghevoli di questo mondo. E’ a partire da qui che migliaia di contadini, indigeni, rappresentanti dei movimenti sociali hanno preso bandiere e striscioni e si sono diretti verso il Moon Palace, dove si stanno svolgendo le ultime battute delle grandi manovre sul clima che cambia.
La marcia di Via Campesina, quasi 8mila persone sotto un sole tropicale ed uno degli elicotteri della polizia più grandi che si siano mai visti, ha fatto il paio con una seconda manifestazione, questa volta in centro città, ed organizzata da Dialogo Climatico/Espacio Mexicano.
Se negli ultimi giorni il palcoscenico è stato cinese, oggi le prime pagine le hanno prese in manifestanti, perchè l’impatto del cambiamento climatico è per loro oramai una realtà, basti considerare le continue perdite di raccolti che i piccoli contadini andini stanno lamentando, o le conseguenze delle perdite di petrolio che si registrano continuamente nelle zone d’estrazione a poca distanza dalle comunità indigene.
Lo spettro che attraversa le due iniziative è il REDD, il negoziato sulla riduzione delle emissioni da deforestazione e degradazione forestale. Sembra sia uno dei primi ad andare in porto, sempre che venga seguito il consiglio della Cina di procedere almeno sui pacchetti più avanzati. Nel testo negoziale non si è chiarito nè deciso nulla sui diritti dei popoli indigeni, sul fatto che, come chiariva uno striscione in manifestazione, "i boschi non sono vuoti". Rischia invece di essere vuoto un eventuale accordo finale, come ha paventato il capo delegazione paraguayano Miguel Lovera anche lui in marcia verso la COP16 perchè "quello che chiediamo sono impegni reali, concreti. Non false soluzioni in cui al pagamento di una quota per difendere le foreste non corrisponde dall’altro lato un reale taglio delle emissioni". Insomma, da Cancun dovrà uscire un accordo ambizioso e vincolante, perchè il tempo è agli sgoccioli e le migliaia di persone in piazza in Messico come nel resto del mondo stanno dimostrando che bisogna agire velocemente, movimenti e Governi.
Sì perchè sotto il sole ed un curioso elicottero si è saldato nella forma e nella sostanza il rapporto tra parte dei movimenti sociali e alcuni Governi vicini, in particolare quelli dell’Alba che non hanno fatto mancare il loro appoggio alle richieste della società civile sia con una conferenza stampa al Moon Palace, sia con una presenza fisica di Miguel Lovera che di Pablo Solon, ambasciatore Onu della Bolivia, all’interno dello spezzone de La Via Campesina. La strategia è chiara e potrebbe essere efficace, ma è anche molto rischiosa. I Governi che stanno coraggiosamente appoggiando la società civile hanno, a volte, problemi di tenuta interna nella relazione con i propri movimenti, basterebbe chiedere cosa ne pensano i movimenti indigeni dell’Ecuador del Governo Correa o quelli boliviani dell’accentramento politico nel Governo Morales.
L’alleanza tra movimenti e Governi può essere solo tattica o strategica, perchè il rischio che una convergenza politica sacrifichi qualcosa alla real-politik c’è tutto e l’autonomia politica dei movimenti è una ricchezza che ci proviene dalle ultime stagioni, e che non bisogna dissipare.
I prossimi giorni saranno quelli più significativi. Sono arrivati i Governi, tra cui l’italiana Prestigiacomo. I cuochi dell’accordo sono già in cucina per dosare gli ingredienti, staremo a vedere se rispetto al cibo indigesto di Copenhagen la nuova ricetta sarà più digeribile.

 

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