Diritti

La chiesa che sfida Amnesty

Slavoj Zizek, geniale e poliedrico filosofo e polemista di origine slovena, ha scritto un libricino titolato provocatoriamente “Contro i diritti umani”. Il messaggio va inteso come una denuncia della retorica dei diritti umani, quella che ha spinto ad esempio negli…

Slavoj Zizek, geniale e poliedrico filosofo e polemista di origine slovena, ha scritto un libricino titolato provocatoriamente “Contro i diritti umani”. Il messaggio va inteso come una denuncia della retorica dei diritti umani, quella che ha spinto ad esempio negli ultimi anni gli Stati Uniti a invadere alcuni paesi e minacciarne altri, salvo – naturalmente – inciampare in episodi come le torture di Abu Ghraib, i campi di prigionia tipo Guantanamo, i provvedimenti liberticidi contenuti nel Patriot Act e così via. E’ altresì noto che paesi come la Cina rifiutano di accettare la preminenza dei diritti umani proclamata da alcuni paesi e alcune istituzioni internazionali quando si parla di trattati commerciali, relazioni economiche, Olimpiadi e via elencando. Pechino sostiene che si tratta di posizioni che riflettono un atteggiamento colonialista sotto il profilo culturale.  In breve, attorno al tema dei diritti umani si giocano partite politiche delicate e non sempre trasparenti.
Non sorprende quindi l’attacco ad Amnesty International sferrato dal cardinale Bertone, segretario di stato del Vaticano. Amnesty, recentemente, ha incluso il diritto a scegliere l’aborto, per le donne che subiscono violenza carnale (o siano vittime d’incesto, oppure rischino la vita), fra i diritti della persona. Bertone si è scagliato contro l’associazione internazionale, già premio Nobel per la pace, sostenendo che il diritto alla vita deve sempre prevalere, anche in caso di stupro. Bertone agisce su basi politiche, più che etiche, e il suo messaggio va inteso come un richiamo di tipo integralista e autoritario a quanti si richiamano, soprattutto in campo politico, al magistero della chiesa cattolica.

Bertone sa bene che le sue parole suonano crudeli alle orecchie di chi si sia anche solo avvicinato, tanto per fare un dolorosissimo esempio recente, alle vicende della Bosnia: durante le guerre che portarono alla dissoluzione della Jugoslavia, negli anni novanta, lo “stupro etnico” fu praticato su larga scala. Nessuna persona di buon senso, dotata di spirito umanitario e comprensione per il prossimo, può pensare che sia penalmente perseguibile una donna vittima di stupro che scelga di interrompere la gravidanza.

La lotta per i diritti umani, quella vera, che prescinde dalla retorica, è una battaglia dura, che cozza spesso – come si vede in questo caso – con gli interessi politici sia di potenze politico-militari sia di potenze morali, qual è la chiesa cattolica.

 

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