Diritti / Intervista

“Inshalla Europa”, viaggio lungo la nuova rotta balcanica

Dopo la chiusura della frontiera tra Serbia e Ungheria, la Bosnia è diventato il nuovo punto di passaggio per i migranti e i richiedenti asilo che vogliono lasciare la Grecia. Un documentario racconta le loro storie. Intervista all’autore, il giornalista Federico Annibale

Abbas, 28 anni dall'Afghanistan mentre cucina nel container abbandonato dove vive con altri sei ragazzi afghani

“Non sono venuto in Europa per un nuovo lavoro o una bella vita. Sono qui perché sono scappato da una guerra”. Ci sono anche profughi in fuga dalla guerra in Siria, giovani uomini che hanno perso moglie e figli sotto le bombe tra le centinaia di migranti che ancora oggi attraversano i Balcani per chiedere asilo e protezione in Europa. Una rotta che avrebbe dovuto essere chiusa, sigillata, all’indomani dell’impropriamente definito “accordo” del marzo 2016 tra l’Ue e la Turchia, ma che invece continua a essere attraversata da uomini e donne in fuga.

Le loro storie sono raccolte nel documentario “Inshalla Europa. Viaggio lungo la nuova rotta balcanica” realizzato dal giornalista del Tg3 Massimo Veneziani in collaborazione con Federico Annibale, giornalista e collaboratore di Altreconomia, torna a raccontare quella rotta migratoria che parte dalla Grecia e da lì risale i Balcani per arrivare all’interno dei confini dell’Unione europea. “La Rotta balcanica avrebbe dovuto essere chiusa, in realtà non è stato così -spiega Federico Annibale-. Nonostante gli accordi, i migranti continuano a partire dalla Turchia e raggiungono la Grecia. L’Ungheria ha sigillato i confini con la Serbia, quindi i migranti hanno smesso di seguire quella rotta e vanno alla ricerca di percorsi alternativi”.

Quali sono le strade che oggi seguono migranti e richiedenti asilo?
FA
Dopo la chiusura della rotta che passa attraverso l’Ungheria, la gente si è spostata a Sud. Dalla Grecia la maggior parte dei migranti continua a dirigersi verso la Serbia e da qui poi entra in Bosnia, una tappa che negli anni passati era toccata solo in maniera limitata dai flussi di profughi diretti in Europa. C’è poi una quota più ridotta di persone che passa dall’Albania prima di raggiungere la Bosnia e questa rotta ha registrato un aumento significativo dei passaggi tra il 2017 e il 2018. Dalla Bosnia poi i migranti continuano quello che chiamano “the game”, il gioco e cercano di raggiungere la Croazia, per poi arrivare a Trieste o proseguire verso la Germania. La Bosnia, del resto, è sempre stata un punto di passaggio tra Oriente e Occidente.

Com’è la situazione in Bosnia?
FA C’è stato un aumento esponenziale delle domande d’asilo: dalle 700 presentate nel 2017 siamo passati a oltre 22mila nel 2018. Le autorità bosniache, però, stanno facendo di tutto per scoraggiare la presenza dei migranti: i campi sono in condizioni igienico-sanitarie terrificanti. E ultimamente c’è stata anche un’escalation di violenze da parte della polizia proprio all’interno dei campi.

Puoi spiegarci meglio come si svolge il viaggio lungo la “Rotta balcanica” e quali tappe tocca?
FA 
Il percorso, che abbiamo seguito anche per la realizzazione del nostro documentario, parte dal Nord della Grecia, per poi attraversare il Montenegro e raggiungere Sarajevo, dove i migranti si ritrovano alla stazione, in attesa di partire per Bihac e Velika Kladusa, da dove si tenta il passaggio del confine con la Croazia. Il viaggio per arrivare a Trieste, compiuto interamente a piedi, dura mediamente una decina di giorni, con punte fino a 15 giorni. Ci si sposta prevalentemente nei boschi, per evitare di essere avvistati dagli abitanti del posto o dalla polizia.

Chi sono i migranti che affrontano questo viaggio? E che ruolo hanno i passeur?
FA 
Sono soprattutto giovani uomini, le donne e le famiglie sono poche. Il viaggio è lungo e molto faticoso, per non parlare del rischio di subire violenze da parte della polizia. I migranti vengono da Paesi diversi: abbiamo incontrato algerini, pakistani afghani. Per quanto riguarda il ruolo dei trafficanti, per quello che abbiamo potuto vedere, la maggior parte dei migranti si sposta utilizzando il proprio cellulare e il Gps: tramite il passaparola sanno quali località raggiungere e si muovono in autonomia. Naturalmente non possiamo escludere la presenza di reti di trafficanti, ma la maggior parte della gente che passa di qui non ha i soldi per pagarli.

Come hai raccontato anche in altri reportage, una delle costanti del viaggio dei migranti lungo la “Rotta balcanica” è la violenza da parte della polizia.
FA Non siamo gli unici ad aver denunciato questa situazione. A marzo, Amnesty International ha pubblicato un report molto dettagliato in cui parla di violazione dei diritti umani ai danni di richiedenti asilo e rifugiati, di violenze e di respingimenti collettivi da parte della polizia croata. Le persone vengono picchiate, i cellulari vengono sequestrati e rotti, alcuni migranti ci hanno raccontato di essere stati costretti a spogliarsi in pieni inverno e costretti a camminare scalzi nella neve. In questo meccanismo è chiaro anche il ruolo dell’Unione europea che non mostra di certo il suo lato migliore, al contrario continua a finanzia la polizia croata.

© riproduzione riservata

Newsletter

Iscriviti e ricevi la newsletter settimanale di Altreconomia