Ambiente / Approfondimento

In un mondo a prova di stupido, sugli schermi The Age of Stupid

La cattiva notizia è che sta per arrivare nei cinema l’ennesimo film del prolifico filone catastrofico, con protagonista la solita star internazionale candidata all’Oscar, pieno di effetti speciali e di immagini di luoghi familiari della Terra deturpati con la computer…

La cattiva notizia è che sta per arrivare nei cinema l’ennesimo film del prolifico filone catastrofico, con protagonista la solita star internazionale candidata all’Oscar, pieno di effetti speciali e di immagini di luoghi familiari della Terra deturpati con la computer grafica per mostrare gli effetti del consueto cataclisma.
La buona notizia invece è che il film in questione non è il nuovo capitolo della saga di Transformers o di Terminator (anche se in effetti si parla di trasformazione e di sterminio…), ma un vero e proprio gioiello: The Age of Stupid (www.ageofstupid.net) è un documentario di un’ora e mezza che racconta gli effetti del cambiamento climatico utilizzando più codici espressivi, dalla fiction all’animazione, dal reportage agli effetti speciali di matrice hollywoodiana. La storia è quella di un archivista (interpretato da Pete Postlethwaite, nella foto qui sotto, già protagonista de Il nome del Padre e I soliti sospetti) che nel 2055 visiona filmati di 50 anni prima in cui gli effetti del cambiamento climatico sembrano già evidenti e quasi irreversibili e si domanda come mai non abbiamo fatto nulla per evitare la catastrofe. Sappiamo quanto sia lecita la domanda, ma il modo in cui la regista la mette in scena è davvero intelligente e coinvolgente: la qualità della parte di fiction ambientata nel 2055 è talmente precisa e realistica (grazie per una volta all’uso appropriato della computer grafica) da rendere scioccante anche per noi la visione la visione di filmati, reali, del 2008. Assistere alla scena in cui l’uomo del 2055 scorre i tg di inizio millennio nei quali si paventa l’imminente fine del genere umano e si invita ad agire per evitarlo fa un effetto non troppo speciale: ci si sente dannatamente stupidi. A riprova dell’intelligenza dell’“operazione The Age of Stupid” è il modello produttivo scelto per realizzare il film: il crowdfunding. Il budget, cioè, è stato raccolto grazie a micro finanziamenti di associazioni, privati e membri della troupe.
Non andare a vedere un film del genere, è proprio da stupidi.

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