Esteri

In tempo di crisi ogni commessa è lecita

“Aprile è il più crudele dei mesi” recita l’attacco del famoso poema di T. S. Eliot “La Terra desolata”. E un desolato Pascal Lamy, direttore generale dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto), si trova a far la conta dei giorni per…

“Aprile è il più crudele dei mesi” recita l’attacco del famoso poema di T. S. Eliot “La Terra desolata”. E un desolato Pascal Lamy, direttore generale dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto), si trova a far la conta dei giorni per scoprire che dopo la non-ministeriale pre-natalizia, neppure l’inizio della primavera rappresenta il momento giusto per far arrivare a Ginevra i ministri al commercio e chiudere con tutti i crismi almeno il pacchetto dei meccanismi di liberalizzazione. Toccherà solo ai tecnici riunirsi a tappe forzate nella sede della Wto, per lavorare a oltranza ai tagli di tariffe e sussidi.
Monta, per di più, tra i “forzati di Ginevra” -in particolare gli statunitensi- la frustrazione di provare a proporre in casa mille tentativi di soluzione e di ricevere dai rispettivi ministeri dei secchi “non se ne parla”. L’ambasciatore messicano Fernando De Mateo, elencando gli scenari possibili, ha citato esplicitamente in pubblico il (fino ad ora) innominabile fallimento del Round, pur contraddetto dagli iperattivi negoziatori europei e australiani, che non accennano a voler mollare la possibilità di affari prevedibili con le liberalizzazioni.
C’è però un Comitato negoziale che, nella stanca generale, procede a gonfie vele. È quello sulla liberalizzazione del mercato dei beni e servizi ambientali (Cte-Ss), dove particolarmente attivi risultano l’Argentina, l’Arabia Saudita, il Giappone e le Filippine. Queste ultime, ad esempio, vorrebbero entrare con più forza nel mercato globale con la componentistica per gli impianti solari, le turbine eoliche e il trattamento dei rifiuti. Anche il Giappone ha chiesto la liberalizzazione di specifiche linee tariffarie di prodotti per l’efficienza energetica, di componenti d’auto a idrogeno, gas e biodiesel. Hanno fatto capire che sono disposti anche a cedere su altri tavoli, in cambio di qualche ingranaggio in più da vendere. Nessuno di loro, però, ha chiesto di introdurre alcuna penalizzazione per le produzioni più inquinanti, come pure consentirebbero in questo capitolo le regole del Gatt, l’Accordo generale sulle tariffe e il commercio. In tempo di crisi ogni commessa è lecita, anche se dovesse costare troppo cara al resto del pianeta.

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