Ambiente

Imbottigliare costa poco

Tra due giorni il World Water Day. E mentre in tutta Italia si moltiplicano le iniziative per la ripubblicizzazione, resta il problema acque minerali: in Veneto, le aziende pagano ai Comuni meno di 1 milione e mezzo di euro per mettere in bottiglia oltre 2,5 miliardi di litri d’acqua. E la Regione promuove il Pet sostenibile _ _ _
 

Tratto da Altreconomia 147 — Marzo 2013

Ventotto Comuni veneti si spartiscono, a fine 2012, un milione e 390mila euro. È la “mancia” che le aziende che imbottigliano acque minerali in regione riconoscono come “contributo di compensazione dei danni diretti e indiretti provocati nei comuni ove hanno sede gli impianti […] e nei comuni contermini”. Sono pochi spiccioli, perché versati in cambio di oltre 2,5 miliardi di litri d’acqua.

Il 58,5% del totale imbottigliato, oltre 1,4 miliardi di litri, viene prelevato da falda nel territorio del comune di Scorzè, in provincia di Venezia. In cambio, il bilancio dell’ente, sul cui territorio ha sede lo stabilimento di San Benedetto, si arricchisce di 470.858 euro. Il secondo Comune più ricco è quello di San Giorgio in Bosco, nel padovano, cui arrivano 253.154 euro, in cambio di oltre 683 milioni di litri che diventano acque e bibite distribuite nei negozi con i marchi Nestlé Vera, Aranciata, Aranciatella, Cola, Gassosa, Ginger, Pompelmo, Spuma bionda. Poco più di centomila euro, invece, toccano al Comune di Valli del Pasubio, nel vicentino, dove Norda imbottiglia più di 187 milioni di litri d’acqua all’anno. Sono altri tre, tutti in provincia di Vicenza, i Comuni in cui si è imbottigliato nel 2012: Recoaro Terme, Posina e Torrebelvicino. La ripartizione avviene secondo una quota fissa (di 50mila euro) e una variabile, appunto in base all’imbottigliato.
Alle amministrazioni dei ventidue enti che confinano con questi sei toccano, invece 10mila euro, piccola compensazione per danni indiretti che -spiega ad Ae l’assessorato all’Ambiente della Regione Veneto- “sono da riferirsi soprattutto al traffico di automezzi pesanti che le attività di imbottigliamento comportano”, mentre quelli diretti  sono legati allo “sfruttamento delle sorgenti/falda che comporta il prelievo”, anche se “non abbiamo una elencazione per quanto riguarda le tipologie di danni”. 

 

Leggendo per intero la delibera della Giunta regionale con cui è stata decisa la ripartizione dei fondi, però, si scopre anche dell’altro. Ad esempio, chi imbottiglia, sebbene debba pagare 3 euro per ogni metro cubo (mille litri) di acqua minerale imbottigliata “e suoi derivati prodotti”, cioè le bibite, a conti fatti (cioè 1.390.000 euro diviso 2.504.330 metri cubi) versa nelle casse regionali un contributo di 55 centesimi di euro ogni mille litri d’acqua. Solo sulla carta, cioè, la Regione Veneto è la più “esosa” per l’industria delle acque minerali. Nel triennio 2013-2015, inoltre, “in considerazione del protrarsi delle condizioni di crisi economica e del conseguente permanere della esigenza di garantire la difesa dei livelli occupazionali del settore”, il canone è dimezzato, da 3 a 1,5 euro per metro cubo. Come già era avvenuto tra il 2010 e il 2012. Inoltre, “al fine d’incentivare l’imbottigliamento e la commercializzazione in contenitori di vetro” non si paga “il novanta per cento della quantità d’acqua che viene commercializzata” in bottiglie riutilizzabili.
 

A gennaio 2013, però, la Regione Veneto ha firmato un protocollo d’intesa con ministero dell’Ambiente e San Benedetto spa per promuovere un “circolo virtuoso per ridurre l’impatto sull’ambiente della plastica”, con il progetto “Nuova vita al Pet”. L’iniziativa “prevede la promozione di progetti comuni finalizzati all’analisi, riduzione e neutralizzazione dell’impatto sul clima del settore delle acque minerali e bevande analcoliche”. L’obiettivo del progetto -spiega un comunicato diffuso da Regione Veneto- “è calcolare il risparmio di CO2 che si otterrà incoraggiando nuove abitudini di consumo volte al recupero delle bottiglie in plastica direttamente nei punti vendita, attraverso la realizzazione di un circolo virtuoso che coinvolga consumatore, distributore, produttore e azienda del riciclo, facilitando la raccolta ed il riutilizzo del materiale”. Il consumatore, ha spiegato il ministro Corrado Clini, è “chiamato a un comportamento responsabile e sensibile all’impatto sull’ambiente di tutto il ciclo di vita di un prodotto”. Manca un invito ad essere davvero responsabile, scegliendo l’acqua del rubinetto. —    

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