Diritti

Il taglio alla democrazia locale

Giustamente nei giorni scorsi il quotidiano l’Unità (vedi allegato) ha rimarcato la pericolosa demagogia insita nel provvedimento, inserito in Finanziaria, che riduce il numero dei consiglieri nelle assemblee elettive, ridimensiona le assemblee circoscrizionali, taglia i difensori civici. Il motivo addotto…

Giustamente nei giorni scorsi il quotidiano l’Unità (vedi allegato) ha rimarcato la pericolosa demagogia insita nel provvedimento, inserito in Finanziaria, che riduce il numero dei consiglieri nelle assemblee elettive, ridimensiona le assemblee circoscrizionali, taglia i difensori civici. Il motivo addotto è – immancabilmente – la necessità di risparmiare, ma è stato facile far notare che il presunto risparmio è irrisorio, poco sopra i 200 milioni, ed ottenuto senza intaccare le retribuzioni di parlamentari e consiglieri regionali, notoriamente altissime, né ridurre il numero di deputati e senatori (circa un migliaio).

Il taglio ha contenuti prettamente propagandistici e strizza l’occhio a chi sostiene che c’è "troppa democrazia" nel nostro paese, nel senso che si discute troppo e si decide poco. Una bella sforbiciata agli eletti locali – ecco la retorica dominante – e tutto andrà meglio; anche localmente si parlerà di meno e si farà di più. Quest’impianto ideologico ha chiari caratteri autoritari: ridimensionare le assemblee elettive a partire dal basso, è utile a chi intenda ridimensionare il decentramento e la distribuzione dei poteri. E’ il disegno sempre avuto dai teorici del "governo forte".

In questi tempi di "post democrazia", con le assemblee già svuotate di reali funzionii dallo strapotere conferito a sindaci, governatori e presidente del consiglio dei ministri, nella fase storica di maggiore debolezza del parlamento, asservito al governo dalla logica bipolare ed ulteriormente espropriato delle proprie prerogative dal ricorso continuo ai decreti legge, il taglio ai consiglieri locali è una dichiarazione d’intenti: è arrivato il tempo di dare una forma più nettamente autoritaria allo stato.

La posta in gioco è quindi molto alta e non si capisce se l’opposizione parlamentare – così apatica – taccia perché acconsente o perché al momento è depressa e incapace di agire in qualsivoglia direzione. Urge suonare un campanello d’allarme e svegliare chi sta dormendo.

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