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Ambiente

Il suolo è un “bene comune”

Gli emendamenti della conferenza Stato-Regioni trasformano il ddl Catania sul "contenimento del consumo" dei terreni agricoli: prevista una moratoria di 3 anni sulle nuove costruzioni. Resta un neo, quello delle opere pubbliche o riconosciute di pubblica utilità, come le autostrade  

“Ho letto del progetto del Passante Nord e anche di quello del centro tecnico del Bologna Calcio che si mangerebbe diverse decine di ettari agricoli: non entro nel merito per rispetto delle autorità locali ma noi tutti, sia in Emilia che fuori, dovremo pensarci dieci volte prima di autorizzare ulteriore consumo del terreno agricolo in un Paese che ha già bruciato 5 milioni di ettari negli ultimi 40 anni”. Il ministro dell’Agricoltura Mario Catania fa sul serio, e intervenendo all’inaugurazione Esposizione internazionale di macchine per l’agricoltura e il giardinaggio, ieri a Bologna, ha ribadito il proprio impegno contro il consumo di suolo bacchettando l’amministrazione regionale dell’Emilia-Romagna, la Provincia di Bologna e il Comune di Granarolo, dove dovrebbe sorgere il nuovo centro sportivo del Bologna, su un’area di 22 ettari, finora agricoli.
Danno concretezza, le parole di Catania, all’articolato dello “Schema di disegno di legge quadro in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo del suolo”, che il 30 ottobre scorso è stato approvato dalla Conferenza Stato-Regioni, con alcuni emendamenti che rendono ancora più cogente il testo approvato a metà settembre dal consiglio dei ministri (lo trovato in allegato).  
Il nuovo testo, che dovrà ora “affrontare” i due rami del Parlamento, riconosce che il suolo è un bene comune (come spiega Salvatore Settis intervistato da Pietro Raitano nel libro "Lo speculatore inconsapevole") e una risorsa non rinnovabile (“La presente legge in coerenza con gli articoli 44, 117 della Cost. e gli articoli 11 e 191 del Trattato di Lisbona detta principi fondamentali per la valorizzazione e la tutela dei terreni agricoli, al fine di promuovere e tutelare l’attività agricola, il paesaggio e l’ambiente, é di contenere il consumo di suolo quale bene comune e risorsa non rinnovabile che esplica funzioni e produce servizi ecosistemici”).   
Più avanti si definisce un nuovo regime per l’utilizzo degli oneri di urbanizzazione, e con un atto che è possibile definire rivoluzionario si fa “divieto agli enti locali di utilizzare i proventi derivanti dal rilascio dei titoli abilitativi e delle sanzioni previste nel DPR 380/2001 per spese correnti e per scopi diversi dalla loro finalità”. La possibilità di drogare i  bilanci sfruttando gli oneri di urbanizzazione (fino al 75%) per coprire la spesa corrente è uno dei motivi principali del dilagare dell’edilizia residenziale e commerciale nei primi dieci anni del Duemila.
La ciliegina sulla torta è contenuta nelle disposizioni transitorie e finali, che prevedono che “per 3 anni dalla data di entrata in vigore della presente legge al fine di consentire l’attuazione di quanto previsto all’art 3 non è consentito il consumo di superficie agricola”.

“La legge, a differenza della versione iniziale, tutela TUTTI i suoli, definendoli ‘agricoli’ in rapporto allo stato di fatto: non, cioè, in rapporto alle destinazioni urbanistiche dei piani vigenti, e questa è senz’altro la più grande innovazione, che recepisce anche le osservazioni fatte pervenire al ministro dal Forum nazionale ‘Salviamo il paesaggio’. Un suolo è tutelato, dunque, per il fatto di essere attualmente interessato da una copertura agricola o forestale, a prescindere da cosa indichi il piano urbanistico del comune” spiega Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia e tra gli estensori delle osservazioni che il Forum italiano dei movimenti per la terra e il paesaggio aveva indirizzato al ministro Catania dopo l’approvazione in consiglio dei ministri della prima bozza del disegno di legge, è molto soddisfatto dal nuovo testo del disegno di legge: “Si tratta di un salto culturale e giuridico rilevantissimo, e non privo di ricadute dirette e immediate anche per comitati e associazioni ambientaliste (basti pensare alla legittimazione a ricorrere in giudizio contro scelte urbanistiche, spesso messa in discussione dai tribunali amministrativi)”. Ovviamente, continua Di Simine, “si tratta solo di un disegno di legge, non ancora di un provvedimento efficace, anche se esso è un disegno di legge voluto e approvato dalle Regioni e dal Governo. Ora la competenza, di emendare e approvare o bocciare la legge, passa al Parlamento, e sarà interessante valutare il comportamento dei gruppi parlamentari”. 

Di nei, a voler guardare con attenzione, ce n’è un altro, ed è grossolano. Due righe, che rischiano di rendere (parzialmente) inutile la moratoria triennale: “Sono fatte salve le opere pubbliche e di pubblica utilità”. Caratteristiche che vengono comunemente riconosciute alle nuove autostrade (utili davvero?), alle linee ferroviarie ad Alta velocità e a tutte le grandi, medie e piccole infrastrutture che sono state via via gettate nel calderone della legge Obiettivo del 2001, un libro “dei sogni” per le imprese di costruzioni che contiene oltre 300 opere (spesso ancora ferme) per un valore di oltre 300 miliardi di euro.     

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