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Opinioni

Il sociale tesse la legalità

Democrazia partecipativa, economie solidali, cooperazione, energie rinnovabili sono ala base di un “Distretto sociale evoluto”. Da Messina un esempio di “Responsabilità sociale dei territori” _ _ _
 

Tratto da Altreconomia 142 — Ottobre 2012

Il principio di “Responsabilità sociale dei territori” promuove un approccio partecipativo che fa convergere le politiche e le pratiche di enti pubblici, di organizzazioni e di imprese verso i principi di legalità, coerenza, partecipazione sociale, creatività e innovazione.
Esso è realtà a Messina, grazie allo spirito di iniziativa e alla tenacia di Gaetano Giunta -un fisico con la passione per il sociale, già assessore del Comune di Messina- e dei suoi collaboratori. È così che in seno alla cooperativa sociale Ecosmed sono nate una serie di iniziative, tra le quali: la Fondazione Horcynus Orca, che gestisce l’omonimo Parco scientifico e culturale situato nella splendida località di Capo Peloro, con l’obiettivo di sviluppare un’economia sostenibile e giusta che stia dentro la comunità, che lotti contro le mafie e che dia spazio agli esclusi dallo sviluppo; la Fondazione don Pino Puglisi, che assiste e offre servizi a chi è vittima di usura e a chi prova a fare impresa con serietà e giustizia; il Consorzio Sol.E. che dopo decenni di incuria e di occupazione illecita, ha riqualificato e trasformato in un centro di alta formazione una struttura militare di epoca umbertina, denominata Forte Petrazza (nella foto a fianco), situata nel difficile quartiere messinese di Camaro Superiore. E, da ultimo, la Fondazione di Comunità di Messina, nata nel 2010 per promuovere sviluppo umano innovando e favorendo la crescita di connessioni tra sistema educativo, sistema di welfare, sistema di produzione, dotazione di conoscenze (anche tecnologiche) con le capacità tradizionali delle comunità locali. La Fondazione ha costruito un parco fotovoltaico con i cui introiti autofinanzia buona parte delle iniziative sociali, culturali, di economia solidale, di democrazia partecipativa, di ricerca e sviluppo, di alta formazione e di finanza etica che periodicamente vengono realizzate a Messina e dintorni.
La Fondazione di Comunità di Messina è il centro propulsore e coordinatore del “Distretto sociale evoluto”, di un modello di azione che cerca di unire, in una cornice sistemica, lo sviluppo di un’economia sostenibile con il coinvolgimento delle persone socialmente più fragili. È il tentativo di coniugare democrazia e partecipazione con l’economia, il profitto economico e lo sviluppo umano, il capitale finanziario e il capitale sociale.
Questa importantissima esperienza è nata nel nostro Mezzogiorno, dove un gruppo di persone intelligenti e sensibili ha costruito un progetto a cui stanno guardando in diversi in Europa. Ce da esserne orgogliosi.
Perché i Paesi con un alto tasso di corruzione, come il nostro, sono quelli che investono di meno nel settore dell’istruzione. Un elettore istruito -e consapevole- è un elettore temuto. Lo aveva documentato scientificamente nel 2005 il professor Marco Arnone, scomparso a settembre, nel suo libro “La corruzione costa” (Vita e Pensiero). E l’Italia, purtroppo, conferma questo assunto. Mentre tutti gli organismi internazionali e la nostra Corte dei Conti lanciano ripetuti allarmi sull’aumento del giro di tangenti nel nostro Paese, a metà settembre l’Ocse ha reso pubblico un rapporto in cui certifica che l’Italia, su trentadue nazioni del mondo prese in esame, è al penultimo posto per investimento in istruzione: da noi si investe il 9% della spesa pubblica, contro una media Ocse del 13%.
È la politica che deve affrontare questi problemi. Con impegno, onestà, competenza. E passione civile.
Un esempio positivo in tal senso arriva dall’assessorato all’Istruzione e alle politiche giovanili del Comune di Padova. L’assessore Claudio Piron ha chiesto ai suoi uffici di controllare cinquecento domande di richiesta di agevolazioni per asili nido e mense scolastiche fatte da diversi nuclei familiari patavini negli ultimi tre anni. L’azione di controllo e la diffusione della notizia di questi accertamenti ha contribuito, da una parte, a scoprire alcune irregolarità e, dall’altra, ha spinto molte persone a non presentare dichiarazioni contenenti dati fasulli. Tutto questo ha permesso all’amministrazione di Padova di recuperare una somma importante: 500mila euro. Questi fondi, sottratti all’illegalità, sono stati successivamente investiti per la costruzione di due nuovi asili nido e per sostenere bambini e famiglie che erano legittimamente destinatari di sussidi in base alle norme fissate dal Comune. Due storie. Nord e Sud. Terzo settore e politica. Ricerca e costruzione dei coesione sociale insieme alla lotta all’illegalità. È coniugando l’attività di prevenzione con quella di repressione che l’Italia può ripartire. Ora, e con le sue forze. Basta che i cittadini, e i politici che essi votano, lo vogliano. —

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