Ambiente

Il Social Real Estate

A Milano si apre l’Expo Italia Real Estate. Protagonista, quest’anno, è l’edilizia privata sociale, promossa da un fondo il cui principale azionista è Cassa depositi e prestiti. L’housing sociale rischia però di trasformarsi in un mercato parallelo a quello dell’edilizia libera e di continuare a consumare suolo agricolo, senza rispondere alle esigenze delle fasce più deboli della popolazione. L’inchiesta è su Altreconomia di giugno (qui in PDF)

Dal 5 al 7 giugno la Fiera di Milano sarà teatro di Eire 2012, acronimo di Expo Italia Real Estate. È l’appuntamento annuale più importante per l’industria delle costruzioni, ma rappresenta -soprattutto- l’ambito in cui è possibile “leggere” le tendenze del mercato. Il luogo in cui pubbliche amministrazioni, istituzioni e investitori s’incontrano, confrontano e decidono su quali attività puntare. E -in questa edizione 2012- un ruolo fondamentale lo assume il social housing, l’edilizia privata sociale cui dedichiamo la copertina del numero di giugno 2012 di Altreconomia (acquista in PDF).

È una questione di risorse e di opportunità. Da un lato, cioè, ci sono i 2 miliardi di euro raccolti dal Fondo investimenti per l’abitare di Cassa depositi e prestiti. Dall’altra, negli ultimi anni si è avuto un surplus nella produzione di edilizia libera (circa 700mila appartamenti  rimasti invenduti tra quelli realizzati negli ultimi dieci anni, vedi Ae 139), cui si somma una brusca frenata nelle compravendite, che nel 2011 per la prima volta dal 1998 sono scese sotto le 600mila unità.   

Ecco perché il social housing diventa uno strumento “per trascinare il mattone libero”, come spiega in un’intervista al quotidiano Metro, l’assessore all’Urbanistica del Comune di Milano Ada Lucia De Cesaris, subito dopo l’approvazione del nuovo Piano di governo del territorio del capoluogo lombardo: “Le case a prezzo convenzionato in vendita o in affitto sono interessanti per i costruttori privati perché sono questo il motore che oggi spinge il mercato del mattone e non più l‘edilizia libera. Quindi non più aree concesse ai privati e ‘fate come volete’, ma ‘se costruite, dovete fare anche abitazioni a portata di portafoglio’ che diventano il volano per il resto”.

“Il social housing spera nel decollo” ha titolato giovedì 31 maggio Casa24Plus (supplemento de Il Sole 24 Ore), dedicando ampio spazio al tema nel suo Focus Eire. Sottolinea, il quotidiano di Confindustria, che per il decollo si attende un atto della presidenza del Consiglio dei ministri. Mario Monti sta valutando la possibilità di “liberare” risorse consentendo al Fondo di Cassa depositi e prestiti di detenere fino a un massimo del 60% delle quote dei fondi regionali per l’abitare sociale. Oggi questo limite è fissato al 40%, e le iniziative si scontrano con la difficoltà di reperire capitale a livello sociale. Il Fondo investimenti per l’abitare è invece alimentare, per quasi il 50%, dal Cassa depositi e prestiti, cioè dal risparmio postale dei cittadini italiani. La scelta del governo risponde ad una precisa richiesta da Matteo Del Fante, presidente di Cdp Investimenti sgr, in audizione alla Commissione Ambiente della Camera dei Deputati l’8 maggio scorso (il documento completo presentato ai deputati è in allegato).          

Il quotidiano di Confindustria nel suo focus sull’Expo Italian Real Estate definisce l’housing sociale “costruzione di alloggi ‘popolari’”. Ciò in parte è contraddetto nei termini, in quanto buona parte dei progetti fino ad oggi presentati e/o in via di realizzazione prevedono le vendita di oltre il 60% degli alloggi.
Sullo sfondo, però, restano altri due “nodi”.
Il primo riguarda il “consumo di suolo” legato ad iniziativa di social housing, e a mo’ di esempio possiamo segnalare quanto sta accadendo a Roma, riprendendo un comunicato diffuso la settimana scorso da Legambiente Lazio: il Comune di Roma, starebbe approvando una variante al Piano regolatore per permettere la realizzazione di 160 interventi di housing sociale; i nuovi insediamenti andrebbero a “calare” oltre 22 milioni di metri cubi (22.919.891 mc) di cemento tutti in agro, “realizzati sulla Superficie Utile Lorda -ossia le aree edificabili- di 714 ettari (7.162.466 di metri quadri)” spiega Legambiente Lazio in un comunicato stampa. Aggiungendo che “sarebbero ben 2.381 ettari complessivi ad essere cancellati, ossia il 3,7% del territorio vincolato della Capitale, l’1,8% del totale della superficie comunale”.
“Alemanno vorrebbe cedere ai privati anche l’Agro romano con l’orribile scusa dell’housing, l’attacco ai beni comuni, i beni di tutti noi cittadini è sempre più grave, va fermato -lancia l’allarme Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Dal bando per l’housing ci aspettavamo un disastro, non poteva essere altrimenti, ma i risultati che Alemanno vorrebbe approvare sono peggiori di qualsiasi incubo”.
Il secondo la “titolarità” delle iniziative. Capire, cioè, a che interesse rispondono. L’assessore all’Urbanistica della Provincia di Rimini, che a inizio maggio ha convocato Fondazione Housins Sociale e Polaris Investiment sgr per discutere di housing sociale, al telefono con Ae è stato chiaro: l’invito a “sperimentare” il social housing è arrivato da operatori che, pur avendo a disposizione dei terreni edificabili, non hanno la possibilità di accedere a finanziamenti per sviluppare iniziative di edilizia libera. Se visto in quest’ottica, però, l’edilizia sociale non è altro che un “mercato parallelo”.

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