Il secolo biotech boom – Ae 62

Numero 62, giugno 2005Aziende di cui risentiremo parlare, c’è da scommetterci. Perché, uno dei grandi mercati globali, è quello che ruota attorno alla salute, anche a quella riproduttiva. Abbiamo scelto di non entrare nel merito del referendum in corso in…

Tratto da Altreconomia 62 — Giugno 2005

Numero 62, giugno 2005
Aziende di cui risentiremo parlare, c’è da scommetterci. Perché, uno dei grandi mercati globali,
è quello che ruota attorno alla salute, anche a quella riproduttiva. Abbiamo scelto di non entrare nel merito del referendum in corso in Italia; invece, come per tutti gli altri settori economici di cui
ci occupiamo, ci siamo chiesti con curiosità chi controlla il mercato. Perché la vita non è fatta solo
di diritti e di valori, ma anche di affari.
 
Le cellule staminali promettono bene.
Sono la strada che potrebbe condurre alla cura di patologie diffusissime, come quelle cardiache, e di molte malattie oggi inguaribili, come il Parkinson o l’Alzheimer. Chiaro che su di esse si siano accesi i riflettori, della scienza e del mercato (oltre a quelli dell’etica).
Sono preziose perché hanno la caratteristica di essere multi o totipotenti, sono cioè capaci di trasformarsi in vari tipi cellulari: cerebrali, ossee, cardiache, muscolari, epidermiche. Negli ultimi anni, centri di ricerca e compagnie biotecnologiche hanno scommesso tutto sulle cellule staminali, comprese quelle che derivano dai primi stadi embrionali (in questo gruppo entrano anche le cellule staminali ottenibili da embrioni soprannumerari nelle procedure di fecondazione assistita), per sviluppare una nuova medicina “riparativa”.
Si calcola che la ricerca sulle staminali ammonti oggi a 50-70 miliardi di dollari e coinvolga circa 60 compagnie biotecnologiche. La stragrande maggioranza delle applicazioni delle cellule staminali embrionali e delle tecniche per riprodurle sono state depositate e il valore dei brevetti dipenderà dalle applicazioni che ne verranno tratte.
La biotecnologia ha raccolto dall’industria farmaceutica tradizionale il testimone dell’innovazione: oggi negli Usa la maggior parte dei farmaci di nuova approvazione provengono dai laboratori di aziende biotech emergenti. L’industria americana rappresenta la punta avanzata della ricerca e della sperimentazione biotecnologica per la cura delle malattie (mentre molto meno noti sono i progressi e le sperimentazioni in altri Paesi, per esempio la Cina o la Corea del Sud): nel 2002 erano 371 i medicinali in sviluppo presso 144 compagnie americane e il National Health Institute (l’Istituto nazionale di sanità, che tra l’altro ha guidato il progetto Genoma per la mappatura del patrimonio genetico umano), per la cura di circa 200 malattie. Ma anche in Europa, India, Cina e Giappone il settore biotech applicato alla salute sta crescendo velocemente. 
Le multinazionali del farmaco finora hanno lasciato che le aziende biotecnologiche investissero nella ricerca (costosissima) e nello sviluppo dei farmaci del futuro, più interessate a contendersi il mercato di oggi a colpi di farmaci blockbuster (i doppioni che sono solo leggermente diversi da farmaci già noti, ma che sono campioni di incasso, vedi AE n. 59). Ora però che il settore ha ingranato e che la ricerca ha prodotto farmaci importanti (ad esempio per i pazienti affetti da patologie oncologiche, diabete, artride reumatoide o asma) provano a raccoglierne i frutti. Come ha fatto la Roche che si è comprata la Genentech (numero tre al mondo) e ne ha sfruttato i brevetti legati a farmaci innovativi, o la Pfizer che in poco meno di un anno ha acquistato due aziende biotech: la Angiosyn, che sta sviluppando un farmaco contro la cecità e la Esperion Therapeutics, una start-up impegnata a sviluppare un nuovo farmaco anticolesterolo. 
Le aziende biotech che si sono specializzate sulle staminali embrionali come le americane Geron, StemCells o Curis Inc, fatturano centinaia di milioni di dollari l’anno. A metà maggio un’équipe coreana ha annunciato di avere prodotto, per la prima volta, undici linee di cellule adulte tratte da embrioni clonati. Appena un soffio prima dello stesso annuncio da parte di un gruppo di scienziati inglesi. Un progetto dato solo per “possibile” pochi anni fa (e vietato dalle Nazioni Unite) e oggi realtà.
Ovunque la tecnologia sembra avere preso velocità, in una corsa che va più in fretta di ogni referendum.!!pagebreak!!
 
I costi delle tecniche di fecondazione
Affari in vitro
Il settore delle tecnologie e dei prodotti legati alla riproduzione assistita è in pieno boom: negli Usa il fatturato del 2004 ha raggiunto i 6,5 miliardi di dollari e, secondo le ultime analisi, continuerà a crescere a un tasso annuo dell’8,6 per cento, per toccare, nel 2009, i dieci miliardi di dollari. Negli utltimi vent’anni le aziende hanno investito nella ricerca e nello sviluppo di nuove tecniche di laboratorio, sistemi per identificare le cause di sterilità, farmaci per lo stimolo ormonale.
La domanda, infatti, è in forte crescita: solo in Italia sono 45 mila le coppie che ogni anno hanno difficoltà riproduttive e oltre 300 i centri specializzati sparsi per la penisola. In quelli pubblici e convenzionati si paga solo il ticket.
Alcune regioni (come la Lombardia) coprono totalmente il costo di un ciclo di riproduzione assistita, altre (come il Piemonte) prevedono un rimborso parziale (segno, anche questo, di una frammentazione della sanità pubblica su base regionale che, nel prossimo futuro, ci potrà riservare molte sorprese).
In ogni caso i costi variano a seconda del tipo di intervento: per una inseminazione non si arriva in genere a 1.000 euro; per la Fivet, la fecondazione in vitro, si spendono in  media 3.500 euro; per la Icsi, la fecondazione in vitro effettuata iniettando lo spermatozoo nell’ovuolo, i costi possono salire, in media, di altri 1.000 euro. Tutto sommato non si tratta di cifre esagerate, bisogna considerare, però, che il tentativo non va sempre a buon fine al primo colpo, in genere sono necessari almeno tre cicli per arrivare alla gravidanza. La spesa totale comprende i costi clinici, i costi del personale e l’ammortamento dei macchinari e dei prodotti che la struttura ospedaliera ha acquistato (un micromanipolatore costa 40 mila euro, un incubatore 10 mila euro, un laser tra i 25 e i 35 mila euro).
A questi costi vanno aggiunti, in media, fino a 2.000 euro per i farmaci (che sono totalmente gratuiti, quando sono prescritti all’interno di un piano terapeutico di un centro pubblico o convenzionato con il servizio sanitario nazionale).
Se moltiplichiamo queste cifre per i 21 mila trattamenti di fecondazione artificiale che si fanno ogni anno in Italia, possiamo farci un’idea complessiva (molto imperfetta, ma abbastanza indicativa) del giro d’affari dei centri di riproduzione assistita.
I farmaci che vengono prescritti sono molto diversi a seconda dell’origine dell’infertilià e del tipo di intervento, ma in genere la donna deve sottoporsi a una stimolazione ormonale per indurre la crescita di più follicoli. La terapia (gonadotropine), per via di iniezioni intramuscolari e sottocutanea ha una durata di 8-15 giorni: una confezione da 10 fiale costa qualcosa come 878 euro. Il farmaco più prescritto è il Gonal-f della svizzera Serono, una delle più grandi aziende biotecnologiche del mondo e leader assoluto nei prodotti per la cura dell’infertilità (guidata da Ernesto Bertarelli, l’armatore di Alinghi che ha vinto la Coppa America).
Il fatturato del 2003 ha raggiunto i 2 miliardi di dollari (+31,3 per cento rispetto al 2002) e il risultato operativo ha toccato i 434,9 milioni di dollari, oltre il 21 per cento del fatturato. Il suo prodotto di punta, il Gonal-f appunto, ha registrato nel 2003 vendite per 526,1 milioni di dollari. Serono (oltre ad essere uno dei protagonisti della ricerca sulle staminali, si veda la tabella a pagina 8) si contende il mercato dei farmaci per la stimolazione ormonale con solo altre 3 grandi big: la tedesca Shering, l’olandese Organon e l’israeliana Teva.
!!pagebreak!! 
Alcuni percorsi per la procreazione assistita
 
Aih Inseminazione artificiale intrauterina
Utilizza il seme del partner, è indicata
in donne con meno di 45 anni.
Le percentuali di gravidanza variano dal 15% al 45%
 
Fivet Fecondazione in vitro
Prelievo degli ovociti nelle ovaie, loro fertilizzazione in laboratorio con gli spermatozoi del partner e trasferimento nell’utero degli embrioni sviluppati
 
ICSI    
Comporta la microiniezione di un singolo spermatozoo in un ovocita maturo.
Adatto per le coppie con infertilità dovuta ad un fattore maschile medio/severo
 
mesa Prelievo microchirurgico
di spermatozoi dall’epididimo
Tecnica effettuata in anestesia generale
o locale, nei casi di assenza completa
di spermatozoi nel liquido seminale
 
TESE Prelievo microchirurgico
di spermatozoi dal testicolo
Da un piccolo frammento di tessuto testicolare si prelevano spermatozoi maturi

Newsletter

Iscriviti e ricevi la newsletter settimanale di Altreconomia