Il Paese meraviglioso – Ae 94

È quello dove l’“emergenza” rifiuti dura 14 anni, e le famigerate “ecoballe” si trasformano per decreto da scarti ingestibili a grande affare per i soliti noti Una metastasi che si chiama emergenza rifiuti. In Campania dura da 14 anni, ha…

Tratto da Altreconomia 94 — Maggio 2008

È quello dove l’“emergenza” rifiuti dura 14 anni, e le famigerate “ecoballe” si trasformano per decreto da scarti ingestibili a grande affare per i soliti noti


Una metastasi che si chiama emergenza rifiuti. In Campania dura da 14 anni, ha infettato anno dopo anno la classe politica, la classe imprenditoriale, ha fatto felice la criminalità organizzata. Un tumore analizzato e diagnosticato in tutte le sue sfaccettature. Quattordici anni trascorsi invano. Inutilmente.

Tutto come prima. Anzi peggio.

Una situazione di emergenza che non trova riscontro in alcuna altra realtà locale d’Europa e che non è degna di un Paese civile. Circa 2 miliardi di euro spesi per finanziare un grande carrozzone politico. La Campania è l’epifenomeno di una crisi generale di sistema. Prima ne assumiamo la consapevolezza, prima cercheremo di uscirne. L’assenza della politica ha aumentato il divario tra le istituzioni ed i cittadini.

Tutto inizia l’11 febbraio 1994: dichiarato lo stato di emergenza, il governo nomina il primo commissario, il prefetto Umberto Improta. Nel 1996 i poteri si ampliano e passano al presidente della Regione Antonio Rastrelli. È lui che organizza il bando di gara per appaltare la gestione di un ciclo integrato dei rifiuti. Un piano che sulla carta prevede raccolta differenziata, costruzione di impianti per il cdr (per la trasformazione dei rifiuti in materiale combustibile) siti di stoccaggio e inceneritori per produrre energia. Oggi in Campania sono stati realizzati 7 impianti di cdr. Costruiti male. E il risultato è sotto gli occhi di tutti. Gli impianti producono materiale non a norma, le famose “ecoballe”, nient’altro che rifiuto indifferenziato, stoccato in aree di parcheggio, in attesa di essere bruciato. Circa sei milioni di ecoballe stoccate tra Giugliano (nella foto) e Villa Literno. Ecoballe, che non possono essere bruciate nei due inceneritori in costruzione. Quelli previsti ad Acerra e Santa Maria La Fossa: uno è realizzato all’80% ma bloccato, l’altro è nella fase cantieristica. Una telenovela infinita come quella dell’emergenza rifiuti non poteva non arricchirsi di notizie dell’ultim’ora. Anche questa volta ignorate dalla stampa nazionale.

Ciò che succede a 200 chilometri da Roma, capitale della politica, ormai riguarda solo la Campania e i suoi cittadini. Il 20 febbraio 2008 con un’ordinanza firmata dal presidente del Consiglio, Romano Prodi, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 29 febbraio, si autorizza che le ecoballe di rifiuti stoccate nei siti di stoccaggio disseminati sul territorio regionale, possano essere bruciate nell’inceneritore di Acerra, una volta ultimato. Stiamo parlando di quelle ecoballe certificate dalla magistratura come “non ecologiche” perché non rispondenti ai requisiti richiesti dalla legge. Un vero e proprio regalo alle multinazionali interessate a gestire, con il nuovo bando di gara, l’impianto di Acerra. Una legge per garantire il massimo profitto alla nuova classe industriale che dovrà gestire il ciclo dei rifiuti in Campania. Da un lato non dovranno mettere mano al portafoglio per trasportare le ecoballe in altri impianti, e dall’altro potendoli bruciare nell’inceneritore di Acerra, la futura impresa potrà vendere l’energia prodotta alle tariffe agevolate previste per la produzione di energia da fonti rinnovabili.

Nel Paese di “Biutiful Cauntri” con un colpo di mano si potranno bruciare i corpi del reato. Per la felicità ancora una volta, dei cittadini della Campania.

Per loro, ancora veleni.



Peppe Ruggiero, giornalista, è autore con Esmeralda Calabria e Andrea D’Ambrosio del documentario “Biutiful Cauntri” sul traffico di rifiuti tossici in Campania. In dvd dal 7 maggio. Info: www.biutifulcauntri.it

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