Altre Economie

Il futuro in vigna

Ogni bottiglia di vino biologico racconta una storia di scelte personali e sociali. In giro per l’Italia, abbiamo raccolto davanti a un buon bicchiere quelle di alcuni piccoli produttori e della loro passione per la terra  

Tratto da Altreconomia 99 — Novembre 2008

L’abbinamento è fondamentale. Spesso il vino si sposa perfettamente non solo a carni, formaggi e salumi ma anche con scelte personali, sociali, politiche. Basta avvicinare il naso per ravvisare, insieme ad altri sentori, un amore tannico per la terra, una rotonda passione civile, una nobile attenzione al disagio altrui.
Chianciano, Siena. Il furgone scivola dietro un sipario di alberi. Walter Loesch, titolare con Paola Leonardi dell’azienda agricola biologica Terra d’Arcoiris ha appena il tempo di dirmi “possediamo solo i nostri debiti, ma ci sentiamo dei privilegiati” che la scena si apre: il “privilegio” è un declivio di vigna appena vendemmiate che comincia ad arrossare, 40 ettari a viti, ulivi, cereali e frutteto, dominati dal casale in pietra.
La cucina ha per numi tutelari un cane nero e le padelle appese. La sala una parete di libri. La conversazione parte da lontano, fine degli anni 70.
Paola, romana, e Walter, alto-atesino, s’incontrano in Toscana, dove lei sta girando con uno spettacolo teatrale della compagnia “Teatro Arcoiris”.
Si conquistano a vicenda. Nel 1981 emigrano in Svizzera, a imparare l’agricoltura biologica. Spediscono ogni settimana 18 quintali di formaggio quark in tutta la Svizzera, scoprendo il valore della vendita diretta, l’energia che scaturisce dal confronto con chi mangia i tuoi prodotti. “La scelta? È stata sempre la stessa: quella del fare, dell’azione, per rimanere in ambito teatrale”, spiega Paola. Tornano in Toscana e sperimentano con le api, vivendo di miele bio e pappa reale fino all’87, quando trovano questa terra. “La nostra è una storia lineare: la scelta di coltivare la terra in modo naturale prosegue quella del pacifismo o del femminismo. È una pratica di sincerità, perché possiamo presentare i  nostri prodotti senza mentire”. Il sole scende e noi tra i filari, mentre Walter risale con il trattore carico di mele. “Il cibo e il vino sono prodotti all’ennesima potenza, che hanno qualcosa in più, l’essenza della relazione. Una maternità continua che viene al mondo, il nutrimento dell’anima. Il vino poi è anche alchimia”. Il profumo che ti invade quando apriamo la cantina. “Noi seguiamo la semplice regola che l’arte di fare il vino è quella di togliere il superfluo all’uva”, spiega Paola accarezzando le barriques. Ne escono cinque etichette, Rosso toscano Igt, Chianti dei colli senesi e Chianti superiore, che Paola e Walter per il 70 per cento distribuiscono tramite vendita diretta. “Vogliamo creare un legame tra terra e persone, tra produttore e cliente, cosa che riesce bene a Critical Wine, Terra Futura, Fa’ la cosa giusta! ma anche ai mercatini biologici di Roma, Perugia e altri”. All’84 risale la prima esperienza di mercato con il miele. I bambini appena nati dormivano sul bancone. Venduto: due barattoli. “Ma crediamo che non sia importante il business ma parlare con le persone, dare un segnale di discontinuità in un mondo che ti somministra ideali preconfezionati e ti dice senza troppi sottintesi che fare il contadino è una cosa che non va bene”. A Paola e Walter chiediamo senza remore che cosa significhi oggi fare agricoltura biologica. Risposta secca: “Proteggere l’ambiente che non ci appartiene, ma di cui siamo transitoriamente custodi, lasciare alle generazioni future, ai figli che ho voluto crescere qui con Walter, un suolo dove poter continuare a vivere in tranquillità e armonia. E trovare piccoli momenti di verità”.
Sarà che il vino è locale, lento, conviviale, che aggrega e che impegna tutti i sensi, ma non è un caso
che il bicchiere dell’economia sociale e solidale sia sempre mezzo pieno.
Il vino non manca mai sulle tavole dei membri dei gruppi di acquisto, nelle fiere eco-sostenibili e ha conquistato le botteghe del commercio equo. È evaso dal carcere di Velletri, nel quale la cooperativa sociale Lazzaria produce, con il lavoro dei detenuti, le etichette “Fuggiasco”, “Le sette mandate”, “Quarto di nome”. In vino communitas: un altro abbinamento vincente è tra vino e scelta di vivere insieme. Non a caso le uniche vere “comuni” sopravvissute, Urupia a Francavilla Fontana (Br) e Bagnaia (Si), hanno per filo rosso la produzione del corposo Terrone-Igt Salento e di un Chianti dei colli senesi. In Sicilia le vigne hanno spesso attecchito proprio
su terreni confiscati alla mafia, come per il bianco “Cento passi” che la cooperativa Libera Terra ha inserito nel suo paniere natalizio. Anche la politica fa buon sangue: il “viNO dal Molin”, prodotto da Eughenìa, combattiva cooperativa toscana nella Tenuta di Peccioli (Pi) è stato uno degli strumenti più efficaci per finanziare la battaglia del comitato contro l’insediamento della base militare di Vicenza. E la qualità? Non si discute. Ne è un esempio la cooperativa Aurora di Offida (Ap), colli ben pettinati e bellissimo casale con agriturismo: cinque amici marchigiani di simpatie anarchiche, che dal 1978 producono pregiati vini biologici -50mila bottiglie di Falerio, Rosso piceno, Offida pecorino e Marche Igt, alcuni premiati dal Gambero Rosso- ispirandosi alle antica civiltà delle “comunanze” Sibilline, società improntate a pacifica convivenza e proprietà collettiva. Il vino è dunque anche una scelta personale e poetica:
“La terra, la terra, soltanto la terra” invocava Luigi Veronelli.
La famiglia Verrua dal Monferrato risponde in prima persona plurale. Cascina ‘Tavijn in sintesi è una famiglia per 5 ettari e 25.000 bottiglie l’anno di  Grignolino d’Asti, Barbera d’Asti, Barbera del Monferrato e Ruché di Castagnole Monferrato. Qui, dal 1908, l’azienda oggi guidata da Ottavio Verrua con  la moglie Maria Teresa e le figlie si occupa dei vigneti e della cantina. Nadia, 31 anni, è la quarta generazione di vignaioli e parla di suo papà come un tralcio racconterebbe il fusto: “Mio padre è entrato nelle vigne quando si arava ancora con i buoi. Ha provato ad utilizzare chimici e diserbanti, ma ha smesso in fretta perché si accorgeva del danno fatto al terreno. Ha scelto di mantenere l’azienda a una dimensione umana in tutto, dalla vigna alla bottiglia, dalla vendemmia alla vendita diretta. Perché l’unica strada per garantire quello che si fa è restare piccoli, rinunciare a certi parametri di produttività”. Cascina ‘Tavijn utilizza di fatto da tempo i metodi del biologico e nel 2007 ha intrapreso i 3 anni necessari per la conversione: “Non so ancora se facciamo bene o male, in fondo la certificazione è solo un pezzo di carta, ma anche un modo di rendere evidente una scelta”. Prosegue con dolce convinzione: “La scelta della terra è bella, dà senso alla vita, ti chiede di lottare per ‘impararla’. Quando io ho deciso di ritornare alla terra -ride- mio padre non mi voleva. Poi l’ha accettato, ma in famiglia discutiamo, e molto, su come intervenire in vigna e in cantina: mio padre segue le tradizioni, io faccio proposte innovative per impiegare metodi che si avvicinano alla biodinamica, e mia madre apprezza”. Nadia porta con entusiasmo i suoi vini a Critical Wine e ad altri mercati contadini. “Sono occasioni dove chi è piccolo può proporre un’alternativa alle grandi produzioni e incontrare un pubblico curioso che non vuole solo assaggiare ma guardare in faccia i produttori, conoscere la loro storia. L’autocertificazione? Permette di esprimere liberamente il proprio modo di realizzare il vino un prodotto affascinante, che ha dentro di sé il valore del lavoro e qualcosa di magico”. Quest’anno ce ne sarà poco, al massimo 20mila bottiglie. “Le viti si sono riposate”. Nadia lo dice come di cosa viva. Perché per lei e la sua famiglia fare i contadini è ancora una scelta di cura.

La comunità del vino
Vini e vignaioli autentici, agricolture periurbane, gastronomie autonome. Questa sarà la “carta” della nuova edizione di “La terra trema” (qui a destra la locandina), in programma allo Spazio pubblico autogestito “Leoncavallo”, in via Watteau 7 a Milano, dal 28 al 30 novembre (laterratrema.org).
Una manifestazione di vini, cibo e “poesia della terra”: oltre 100 piccole aziende agricole -vignaioli provenienti da tutta Italia, coltivatori e allevatori che offriranno in degustazione e in vendita i propri prodotti, con una particolare attenzione ai prodotti del Parco agricolo Sud Milano e del Parco del Ticino-. Nel corso dell’evento, in un certo modo, “erede” di Critical Wine, anche momenti pubblici di confronto, interventi di produttori, scrittori e giornalisti, proiezioni di video, concerti e cene a filiera cortissima. I produttori saranno tutti rigorosamente autocertificati.
Una pratica che si fonda sul principio di responsabilità: al di là delle prescrizioni di legge, ciascun vignaiolo ha il diritto e il dovere di indicare l’origine delle materie prime, la loro tipologia, i metodi di trasformazione, di conservazione e di confezionamento usati. La qualità di un prodotto diventa così espressione non di regole formali ma della qualità della vita e dell’ambiente da cui esso viene generato. Le bottiglie saranno inoltre in vendita al loro prezzo sorgente, il primo prezzo al quale il produttore vende il proprio vino ai privati, prima di ogni altro ricarico della catena commerciale. Le informazioni saranno poi indicate nelle “Carte della Terra”, le speciali carte dei vini adottate in spazi sociali
e ristoranti. Uno strumento che permette di conoscere in modo approfondito vita e storia dei vini proposti, lasciando che sia chi lo produce a raccontare il territorio, le pratiche di coltivazione,
il valore qualitativo ed economico del proprio vino e del proprio lavoro, senza la mediazione di agenti e rappresentanti. Per approfondire: Terra e libertà/critical wine. Sensibilità planetarie, agricoltura contadina e rivoluzione dei consumi, Deriveapprodi, 2004.

Le regole del buon bere
Modeste proposte per degustare con maggiore piacere. L’ordine prima di tutto: i vini devono essere consumati in ordine di gradazione alcolica ascendente e dando la precedenza ai bianchi. La bottiglia deve avere la giusta temperatura, spesso quella ideale è indicata sul retro: in generale fra i 10° e i 12° per i bianchi, intorno ai 16-18° per i rossi. Scegliere poi il bicchiere adeguato, dal calice stretto per lo spumante ai bicchieri panciuti per i rossi invecchiati. Aprire con dovuto anticipo, far decantare e ossigenare i vini rossi di buona struttura. Opportuno usare gli altri sensi prima di degustare: guardare il colore del vino, la trasparenza o il perlage. Percepirne con l’olfatto, accostando il naso al bicchiere, i sentori più semplici, i più complessi e la loro ampiezza e intensità. Infine degustare: con un sorso apprezzare il calore e la gradazione alcolica, l’intensità e la persistenza in bocca dei sapori e dei profumi e altre mille sensazioni. Last but not least, abbinare al cibo il vino adatto.

Cosa cercare in un’etichetta
L’etichetta è la carta d’identità del vino e contiene alcuni elementi necessari a identificare il prodotto. A diverse tipologie di vini presenti sul mercato -vini da tavola, indicazione geografica tipica (Igt), a denominazione di origine controllata “semplice” (Doc) e garantita (Docg), cioè i cosiddetti vini di qualità prodotti in regioni determinate- corrispondono diverse diciture. L’etichetta di un Doc, ad esempio, deve esplicitare in etichetta, la regione di provenienza (es.: Chianti), la dicitura Doc, l’annata della vendemmia, il nome o la ragione sociale nonché il Comune della sede dell’imbottigliatore e lo Stato, la quantità nominale e la gradazione alcolica del contenuto, le indicazioni ecologiche per riciclare la bottiglia, il lotto e l’unità di vendita uniforme a cui appartiene. Tra le indicazioni facoltative: colore del vino, nome di fantasia, uve utilizzate, numero della bottiglia. Nei vini bio sono indicati gli estremi dell’organismo di controllo che lo certifica. Info: politicheagricole.it/SettoriAgr oalimentari/Vitivinicolo/Vino/default.htm

Biologiche ed europee
Il vino critico in mostra in Europa. Sono molte le occasioni per incontrare le etichette biologiche e quelle dei piccoli vignaioli. L’Oltralpe offre la fiera di settore più originale: il Millésime Bio, creato nel 1993 da alcuni viticultori del Languedoc-Roussillon, è diventato il maggior salone professionale dei vini di agricoltura biologica (ma il suo spirito conviviale è inalterato). Due unicità: ogni espositore ha
a disposizione lo stesso materiale per presentare i propri vini: un tavolo, 2 sedie, una tovaglia bianca, bicchieri da degustazione. Gli stand sono distribuiti deliberatamente a caso per favorire incontri e condivisioni. Il 26, 27, 28 gennaio 2009 a Montpellier, www.millesime-bio.com.
A Norimberga, infine, dal 19 al 22 febbraio 2009 una nuova edizione del BioFach, www.biofach.de/en.

L’incontro alla sorgente
Un gruppo di professionisti del web appassionati di vino ha creato “La sorgente del vino”, un progetto di informazione sui vini italiani di territorio improntato alla massima chiarezza e trasparenza.
Oltre a informare permette ai produttori di mettere in vendita direttamente vini e altri prodotti.
Sorgentedelvino.it è un progetto di Chiaroweb, una piccola agenzia di comunicazione piacentina. Info: 0523-99.84.16, www.sorgentedelvino.it

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