Diritti

Il caso Diaz riecheggia in parlamento

Dopo anni di silenzio,una deputata del Pd, Donatella Ferranti, solleva il caso dei ritardi nelle notifiche degli atti per la Cassazione. Il sospetto è che si sia aspettato il giudizio su De Gennaro, avvicinandosi anche alla prescrizione. La risposta del ministero non convince

Dopo anni di colpevole silenzio, le imbarazzanti conseguenze del G8 genovese del 2001, tornano a echeggiare nelle aule del parlamento. E’ merito di una parlamentare del Pd, Donatella Ferranti, che si è rivolta al governa per il caso dei più che sospetti ritardi nelle notifiche degli atti agli imputati del processo Diaz, con il conseguente silittamento dei tempi per il passaggio in Cassazione.

"Il governo – ha informato Ferranti – sta valutando di effettuare nuovi accertamenti per valutare se vi siano state responsabilità colpevoli sui ritardi della trasmissione degli atti del processo sui fatti del G8 di Genova del luglio 2001". Il ministero ha giustificato i ritardi con problemi tecnici e burocratici, ma la deputata non è parsa convinta: "A mio avviso – ha detto – si tratta di ritardi sospetti o comunque di negligenze inescusabili su cui si deve fare chiarezza con tempestività e massima obiettività".

Il sospetto che i ritardi siano serviti ad avvicinarsi alla data della prescrizione (nel 2014) e ad aspettare che la Cassazione si esprimesse sul caso di Gianni De Gennaro, l’ex capo della polizia condannato in appello per induzione alla falsa testimonianza dell’ex questore Colucci. Quel giudizio, ai piani alti degli apparati e della politica, era considerato un test sulla linea di condotta della Cassazione. Il test, per quei poteri, è stato favorevole, visto che De Gennaro è stato assolto. Solo dopo questo esito, si è saputo che gli atti sono stati notificati: ben diciotto mesi dopo la sentenza di secondo grado.

Il silenzio pluriennale del parlamento, a fronte di comportamenti più che biasimevoli dei vertici di polizia (basti dire che nessuno ha mai rinnegato violenze e falsi accertati sul piano storico e che i dirigenti condannati in appello sono tutti al loro posto), ha avuto il significato di una rinuncia alla propria autonomia istituzionale e un beneplacito alla violazione dell’etica costituzionale, che imporrebbe rispetto per le decisioni della magistratura e per le attese di risarcimento morale dei cittadini sottoposti a violenze ed abusi.

Speriamo che le forze di centrosinistra, dopo questa improvvisa uscita allo scoperto dell’onorevole Ferranti, non si riassopiscano

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