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Idee eretiche – Ae 91

In una società oppressa da un sistema economico che produce vittime, la vera “libera iniziativa” è agire con libertà solidale. Contro la “distrazione strutturale” che fa guardare solo al profitto, e non alle persone “Libera iniziativa”. Secondo l’ideologia dell’economia vigente…

Tratto da Altreconomia 91 — Febbraio 2008

In una società oppressa da un sistema economico che produce vittime, la vera “libera iniziativa” è agire con libertà solidale. Contro la “distrazione strutturale” che fa guardare solo al profitto, e non alle persone


“Libera iniziativa”. Secondo l’ideologia dell’economia vigente questa è la promessa di libertà che viene fatta a chiunque avrà l’occasione e la forza di farsi valere. Avrà la possibilità di fare il proprio interesse, di ottenere vantaggi, di perseguire i propri scopi e ciò quasi senza alcun vincolo di tipo etico, giuridico, politico.

La proposta è allettante, almeno per quanti identificano egoismo e libertà. Per giunta ha la comodità di non chiedere agli individui la fatica di diventare persone, di elaborare e di affinare ciò che abita ciascuno di noi (emozioni, sentimenti, impulsi, pensieri, facoltà, forze oscure e forze luminose), di avere autentica cura di sé e della relazione con il prossimo. Ognuno è autorizzato, se ci riesce, ad approfittare della vita e degli altri. Deve pagare solo un piccolo pedaggio: adattarsi, nel modo più flessibile e astuto, alle leggi del sistema impersonale del mercato globale e del suo sovrano, il denaro.

Ma la promessa è falsa. In realtà chi fa questo letteralmente si sacrifica, perché si nega la possibilità di essere davvero se stesso, di sperimentare forme di esistenza e logiche diverse, di cercare e accogliere una felicità condivisa -dubito che ne esista un’altra-, di esprimere una libertà concreta. Quella libertà che per gli esseri umani è libertà dal male, dalla colpa, dalle situazioni di morte e da quell’egoismo che, mentre sembra esaltare l’individuo, si rivela puntualmente una prigione per l’esistenza di chi gli si affida.

Se termini “assurdi”, dal punto di vista della logica economica del capitalismo globale, come dono, condivisione, misericordia, rientrano a pieno titolo nel lessico per pensare e orientare un’altra economia, in questo orizzonte è possibile ricomprendere anche l’idea della libera iniziativa. Ma a patto di capire che essa si dà effettivamente solo quando esercitiamo il potere di inaugurare situazioni umane migliori, di dare inizio a qualcosa di inedito. In una società ammalata dai mille egoismi individuali e oppressa da un sistema economico che produce vittime, “libera iniziativa” è agire con libertà solidale, avere cura del bene comune, trovare forme di convivenza che siano biofile e non necrofile, passare dall’irresponsabilità alla corresponsabilità etica, economica, politica. “Libera iniziativa” è far nascere un’economia che non faccia più vittime. Questa svolta si attua se si ha il coraggio di partire da se stessi, assumendo i diritti umani degli altri come un proprio dovere. Chi agisce così pratica la “libera iniziativa” e mostra con scelte e comportamenti quotidiani che la giustizia è il nome plurale della libertà e la sua inseparabile sorella.

Oggi, dopo i morti alla Thyssen-Krupp di Torino e di tanti altri nei luoghi del lavoro non tutelato, e mentre si continua a morire, c’è uno specifico atto di libera iniziativa urgente. È non accettare più questo sistema di organizzazione e di misconoscimento del lavoro, è la scelta di agire subito come persone, come cittadini, come lavoratori, come soggetti sociali e sindacali perché sia sconfitta questa forma di violenza .

È vero. È un problema di “distrazione”. Ma non certo dei lavoratori che muoiono o restano mutilati. È la distrazione strutturale di una logica, di un sistema, di aziende che vedono benissimo tutto ciò che serve al loro profitto, ma non vedono assolutamente il valore delle persone e del loro lavoro. Sono “distratti”, cioè guardano sistematicamente da un’altra parte. Ecco perché, come sappiamo già ora, se non agiamo per cambiare, le morti sul lavoro continueranno. La distrazione è “strutturale” nel senso più radicale. Nel ciclo completo dell’economia dominante ogni passaggio è segnato dalla produzione di morte: la rapina di risorse e materie prime e la lotta per aggiudicarsele, lo sfruttamento e l’impoverimento di popolazioni intere, l’aggressione al mondo naturale e ai suoi equilibri, l’organizzazione del lavoro, del consumo ma anche della fame e della miseria, la razionalizzazione estrema di ogni passaggio del funzionamento del sistema: non c’è momento di questo ciclo che non provochi danni, lutti e sofferenze. Eppure niente di questo stato di cose è immodificabile. Un sistema globale negativo richiede, per essere superato, il concorso di molti fattori, ma potrà solo peggiorare se non ci sarà anche la libera iniziativa di ognuno di noi.

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