Altre Economie

I tre libri per l’estate

Testi insoliti, da cui farsi accompagnare in vacanza o al rientro a casa. Gesù di nuovo sulla terra; Milano in un racconto corale; una biografia inedita di Newton, l’uomo non lo scienziato _ _ _
 

Tratto da Altreconomia 140 — Luglio/Agosto 2012

Eccoci all’appuntamento annuale della rubrica “Quali libri mettere in valigia”. Forse non ce n’è bisogno, un po’ perché i consigli arrivano da uno che all’anno legge meno libri di voi. E un po’ perché la concorrenza è schiacciante: tutte le riviste hanno una rubrica simile. Quindi, se siete d’accordo, parlarei dei libri da comprare adesso, ma da leggere al ritorno dalle ferie. A pensarci è proprio in quel periodo di latenza, in quel momento compreso tra la fine di agosto e i primi di settembre che abbiamo più bisogno di essere consolati e di distrarci. È lì che un libro serve a salvare l’umore. Ecco quindi la nostra consueta rubrica “Quali libri ci aspettano al ritorno dalle vacanze”.
Il tema del ritorno dalle ferie chiama inesorabilmente un romanzo facile, divertente e molto pop di John Niven, “A volte ritorno” (Einaudi, 2012). Il libro racconta che Dio si è preso una vacanza di una settimana per andare a pescare. Ma una settimana di Dio corrisponde a 400 anni terrestri, quindi parte per le ferie nel 1609 e torna nel 2009, trovando un mondo pieno di odio, razzismo, violenza e un sacco di aggeggi elettronici che ignora e musica che non capisce. Invierà, nuovamente, suo figlio sulla terra per rimettere a posto le cose. È una lettura piacevole e divertente come un giro sull’ottovolante, in cui è bello abbandonarsi alla sfrenata fantasia dell’autore, come i romanzi di Tom Robbins, sapendo che le emozioni sono esagerate, ma che non ci si farà mai male.
Se invece non amate spostarvi, se pensate che le grandi storie nascano anche sottocasa, c’è un’antologia di racconti (veri) di Milano che vi farà sentire dalla parte della ragione: “Quelli che Milano” di Giancarlo Ascari e Matteo Guarnaccia (Rizzoli). So che cosa state pensando: “Non sono di Milano, non ci abito e non ci sono mai stato, perché dovrei leggere un libro su Milano?”. Perché Milano, in questo libro illustrato dai disegni post beat di Matteo Guarnaccia, è un’idea come un’altra, direbbe Paolo Conte. Il libro raccoglie aneddoti e curiosità perdute della città, da quando Ho Chi Min venne in via Pasubio a fare il lavapiatti al primo pugile di colore che diventò campione del mondo proprio a Milano. E poi abbiamo letto così tanti libri ambientati a New York senza esserci mai stati, provando profonda empatia per le sue storie e per la carrellata infinita di ritratti della specie umana che per una volta è bello sapere che l’ombrello che ripara tutti è quelli di Milano. Il libro ha il pregio innegabile di restituire alla città una dimensione umana e sensibile, di farci capire che i mattoni che costruiscono la città sono fatti di sofferenza, orgoglio, fatica e un briciolo di fantasia. Io questo libro lo regalerei a Woody Allen.
Come diceva Barney dell’omonima versione “amo le biografie dei grandi della terra, perché mi consola scoprire quanti difetti abbiano avuto anche loro”. E in questo caso la biografia di Isaac Newton, “La parrucca di Newton” di Jean Pierre Luminet (ed. La Lepre) è davvero un ottimo esempio. La biografia scritta da Luminet, a sua volta un genio della fisica inventore della teoria degli universi stropicciati, ci racconta la vita del grande fisico britannico tracciandone un ritratto inedito. Newton non era un simpatico ragazzone spensierato che sedeva sotto gli alberi aspettando che della frutta gli cascasse in testa; era una persona tormentata, piena di complessi, incapace di vivere liberamente (anche per motivi storico-culturali) la sua presunta omosessualità. Pur trattando prevalentemente gli aspetti più traumatici del carattere di Newton il libro è piacevole e avvincente. Un po’ perché Newton a tratti somiglia ad Harry Potter per la sua goffaggine sociale e per la sua sfrenata passione per l’alchimia, ma soprattutto perché leggendolo, seguendo l’autore nell’approfondita analisi della psicologia dello scienziato, ci si rende di avere davanti un libro che non omaggia tanto Newton, quanto il suo straordinario cervello. La parrucca di Newton è un atto d’amore verso l’intelletto umano, verso le potenzialità della mente e una generosa assoluzione di tutti quegli inciampi soprattutto sociali che un grande cervello ha. E non si può che amare un uomo come Newton che ha scoperto la gravità dei corpi, ma è stato vinto dalla gravità della vita. Questi sono i libri che mi piacerebbe trovare a casa, al ritorno dalle vacanze. Ma forse è solo un modo solo un po’ ruffiano di consigliare quali libri mettere in valigia. Buon viaggio. —

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