Diritti

I distinguo della Cei

C’è qualcosa di osceno nella discussione in corso sulla "sanatoria per le badanti". In sostanza si sta chiedendo al governo di concedere una deroga e salvare dalla condizione di "clandestinità" le 500 mila persone finite fuori legge grazie al pacchetto…

C’è qualcosa di osceno nella discussione in corso sulla "sanatoria per le badanti". In sostanza si sta chiedendo al governo di concedere una deroga e salvare dalla condizione di "clandestinità" le 500 mila persone finite fuori legge grazie al pacchetto sicurezza appena approvato.

Le motivazioni addotte, in primo luogo dalla Conferenza episcopale italiana (Cei), riguardano l’importante compito sociale svolto dalle badanti, il sostegno che assicurano alle nostre famiglie eccetera eccetera. La Lega Nord al momento fa la voce grossa ma in cuor suo gongola: con questo tipo di argomentazioni, puramente pietistiche e molto egoistiche (in sostanza si dice: "loro accogliamole, salviamole dalla gogna, perché aiutano le nostre famiglie, per tutti gli altri resti quel che dice la legge, cioè l’inclusione del girone dei ‘clandestini’, quindi invisibili, ricattabili, precari e senza diritti"), in realtà di legittimano le orrende e anti democratiche norme contenute nel pacchetto sicurezza.

Quel che va detto è che le badanti straniere – come gli operai, i braccianti, i muratori, insomma come tutti gli stranieri – hanno diritto ad vedere riconosciute certe garanzie di base come tutti gli altri cittadini, garanzie negate dal pacchetto sicurezza.

Il caso delle badanti rende visibile ed eclatante l’aberrazione delle norme sul cosidetto "reato di clandestinità", che dev’essere cancellato per tutti, perché inumano e  incompatibile col principio d’uguaglianza implicito nel concetto di democrazia.

Le Cei ci risparmi i suoi distinguo e le sue cautele e cerchi di vedere il cristiano che c’è in ogni persona colpita dai provvedimenti approvati il 2 luglio scorso dal parlamento italiano.

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