Ambiente / Approfondimento

I comitati cittadini che recuperano i casali storici abbandonati di Roma

La capitale sconta gli effetti dell’urbanistica “contrattata”: progetti di ridestinazione incompiuti o mai avviati, accordi tra Comune e costruttori non rispettati. Le associazioni si organizzano per tutelare le terre dell’agro romano

Tratto da Altreconomia 234 — Febbraio 2021
Un presidio a Borghetto San Carlo organizzato dalla cooperativa Coraggio. Nonostante l’indifferenza del Comune ha recuperato i terreni dove produce ortaggi biologici, miele e cereali © Cooperativa Coraggio

Sono passati dieci anni da quando il Comune di Roma ha stipulato con la ditta edile Impreme Spa -della famiglia Mezzaroma- un accordo per ristrutturare i casali storici di Borghetto San Carlo. Nella convenzione, in cambio del trasferimento della volumetria edificabile da Borghetto al Parco dei Talenti, l’azienda costruttrice si era impegnata a ristrutturare 1.400 metri quadrati di casale e a recuperare 22 ettari di terreno entro tre anni. Valore dell’operazione immobiliare: tre milioni di euro. Ma al 2021, mentre gli appartamenti nel Parco sono già stati costruiti -e in parte venduti- la ristrutturazione del casale non è ancora iniziata. Un caso di compensazione edilizia mancata, dove da una parte il costruttore ottiene il massimo del profitto senza rispettare i patti e dall’altra l’istituzione che dovrebbe farli rispettare si dimostra troppo debole.

Come Borghetto, sono decine i casi simili che interessano il tessuto urbano di Roma dalla metà degli anni Novanta ai giorni nostri. Inoltre si tratta di un danno erariale perché i terreni di Borghetto San Carlo aspettano di essere assegnati, come vuole un bando del 2014, alla cooperativa agricola Coraggio che intanto i 22 ettari li ha recuperati a spese proprie. Nel dicembre scorso, poi, il Comune di Roma ha provato a richiamare ai suoi doveri il costruttore, il quale si è impegnato a consegnare i lavori entro la fine dell’anno appena iniziato. Ma per gli agricoltori di Coraggio il tentativo del Comune è troppo timido e arriva in concomitanza della campagna elettorale per le elezioni del nuovo sindaco. Mentre il casale rischia realmente di crollare da un momento all’altro.

La cooperativa agricola Coraggio nasce dall’esperienza del Coordinamento romano accesso alla terra, presidio organizzato nel 2011 nella Tenuta di Tormarancia con l’obiettivo di spingere le istituzioni a concedere, tramite bando pubblico, i terreni abbandonati dell’agro romano. Raggiunto l’obiettivo, due bandi -uno del Comune di Roma e uno della Regione Lazio- assegnano in tutto 400 ettari di terre pubbliche e tra questi anche i 22 ettari di Borghetto e il casale storico: secondo l’accordo con Impreme, una volta ristrutturato, un terzo del casale sarebbe stato affidato al Municipio Roma XV e due terzi a Coraggio. “Invece la struttura sta cadendo a pezzi, senza che il restauro promesso prosegua, dopo diverse prese in giro in questi anni fatte di cantieri interrotti di continuo e senza giustificazioni”, spiega Giacomo Lepri, presidente della cooperativa.

Secondo l’urbanista Paolo Berdini a Roma ci sono 30 quartieri di edilizia pubblica da completare, 12 parchi e servizi pubblici mai aperti, 20 punti verdi di qualità abbandonati

Nonostante l’indifferenza di Comune e costruttori, la cooperativa ha recuperato i terreni dove oggi si producono ortaggi biologici, cereali e miele. “Il nostro scopo è sempre stato quello di proporre modelli replicabili e di rendere produttive aree incolte, attraverso un’agricoltura di prossimità, facendo degli spazi verdi una nuova risorsa lontana dalla logica della speculazione”, aggiunge il presidente. In questi anni Coraggio le ha provate tutte per far rispettare gli accordi: lettere ufficiali, commissioni delegate, incontri, interrogazioni nei consigli municipali. “Siamo disarmati davanti a tanta sfrontatezza che permette ai costruttori di fare quello che vogliono, indifferenti alle autorità pubbliche e trasgredendo le regole”.

Così, dopo nove anni di attivismo, nel mese di novembre 2020 Coraggio invia una lettera alla sindaca di Roma Virginia Raggi, ottenendo l’adesione delle decine di associazioni riunite nel coordinamento del Consiglio Roma Food Policy. Il 3 dicembre scorso, conclusa la Commissione lavori pubblici, Impreme dichiara che consegnerà le opere entro ottobre 2021, con uno sblocco progressivo delle aree restaurate. L’assessore all’urbanistica, Luca Montuori, ha garantito una vigilanza mensile sullo stato di avanzamento dei lavori avvisando che, di fronte a un eventuale ennesimo ritardo, verranno avviate le richieste di risarcimento. Il Consiglio Roma Food Policy, dal canto suo, pretende la pubblicazione del cronoprogramma per verificare quotidianamente, e sul posto, che le cose cambino davvero. Ma nel momento in cui Altreconomia va in stampa (metà gennaio 2021), il cantiere è ancora fermo. “La presa di posizione del Comune rischia di essere l’ennesima presa in giro”, sostiene Lepri. “In caso di risarcimento, si aprirebbe un contenzioso che potrebbe durare anni e, alla fine di tutto, non è poi così scontato che quanto ottenuto venga impiegato per portare a termine l’opera”.

I soci volontari della cooperativa Coraggio -nata dall’esperienza del Coordinamento romano accesso alla terra- nel periodo del primo lockdown nel 2020 hanno garantito il servizio di spesa con prodotti biologici e di prossimità © Cooperativa Coraggio

Borghetto San Carlo non è l’unica opera incompiuta di Roma vittima di accordi mai rispettati tra le istituzioni e i costruttori. Nel suo libro “Lo stadio degli inganni” -pubblicato a dicembre 2020 da DeriveApprodi- l’urbanista Paolo Berdini -già assessore all’urbanistica della giunta Raggi tra il 2016 e il 2017- parla di “otto convenzioni urbanistiche bloccate, di 17 tentativi di valorizzazione immobiliare fermi a causa della crisi del mattone, di 12 parchi e servizi pubblici mai aperti, di 30 quartieri di edilizia pubblica da completare, di 20 punti verde di qualità abbandonati, di 30 piani urbanistici per le periferie chiusi nei cassetti”. La causa di questo è da ricercarsi nello strumento della “urbanistica contrattata”: “I valori immobiliari in Italia sono aumentati esponenzialmente a partire dal 1995. […] In quegli anni, venivano accettate le più disparate proposte poiché ogni volta il proponente metteva sul piatto della bilancia un pacchetto di opere pubbliche che le amministrazioni locali non potevano più permettersi di realizzare a causa dei tagli imposti dalle politiche di bilancio”. Un meccanismo entrato in crisi nel 2008 e che oggi ha causato decine e decine di milioni di euro di mancati incassi per un Comune, quello di Roma, il cui indebitamento è arrivato a toccare i 13,5 miliardi di euro.

Oltre a Borghetto San Carlo, la famiglia Mezzaroma sarebbe coinvolta in altri casi simili. Uno è quello dell’Alberone: quartiere della periferia storica orientale, dove esisteva un deposito di materiale rotabile della Stefer, società di linee tramviarie. L’area venne “privatizzata” per costruire un centro commerciale in cambio della realizzazione di uno spazio del mercato pubblico. Dal 2014 il centro commerciale “Happio” è funzionante mentre l’edificio destinato al mercato non è stato ancora completato.

 

© Cooperativa Coraggio

Ma la famiglia Mezzaroma, insieme a una cordata di altre imprese, compare di nuovo nel caso delle compensazioni mancate di piazza dei Navigatori, dove la convenzione prevedeva che a fronte di uffici e abitazioni si sarebbe dovuta realizzare un sottovia di attraversamento dell’arteria stradale Cristoforo Colombo: da anni, una buona parte degli edifici privati è completata ma del sottovia non c’è traccia. Identico (ma almeno qui i Mezzaroma non c’entrano) il caso dell’edificio Atac di via della Lega Lombarda: la vendita avvenne a favore dell’impresa Parsitalia di Luca Parnasi (la stessa società promotrice dello stadio della Roma) e, in cambio, era stata progettata la costruzione di una biblioteca pubblica e di altri servizi. Anche qui, gli alloggi sono stati tutti realizzati e venduti mentre la parte pubblica non c’è ancora.

Nella lista di Berdini compaiono anche le Terrazze del Presidente ad Acilia e l’edificazione di Via Flaminia: in entrambi i casi si tratta di cambi di destinazione d’uso da manufatti produttivi ad abitazioni, in cambio di opere pubbliche tra le quali il potenziamento di una stazione ferroviaria e una nuova sede del municipio. Ad Acilia, le famiglie abitano ancora accanto a scheletri di edifici che testimoniano l’origine di quella speculazione, mentre chi vive in Via Flaminia si affaccia su una barriera antirumore sull’autostrada urbana. Ovviamente, le opere pubbliche non sono ancora state realizzate. Infine i casi di Casal Bertone e Tor Marancia. A proposito di quest’ultima, in cambio della cessione alla collettività di aree destinate alla realizzazione di parchi urbani, il Comune consentiva ai proprietari di quei comprensori di trasferire le cubature in altre parti della città. Le volumetrie previste sono state trasferite e gli alloggi ultimati ormai da molti anni, mentre il parco di Tor Marancia, per ora, è ancora un sogno per cittadini.

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