Greenpeace contro l’olio di palma insostenibile


“Pericolo verde” è il titolo dell’articolo che Ae ha dedicato, sul numero di aprile, ai pericoli legati al mercato dell’olio di palma, l’olio vegetale presente in tutte le merendine e le margarine in commercio. Il nostro Paese nel 2007 è il terzo importatore dell’Unione europea.

Vittoria di Greenpeace contro Unilever e il sapone Dove. La multinazionale ha accolto la richiesta di una moratoria sulla distruzione della foresta pluviale in Indonesia per far posto a piantagioni di palma da olio. Greenpeace va avanti con la sua campagna, avviata il 21 aprile con un’azione di fronte alle sedi di Unilever a Roma, Londra e Amsterdam (nella foto), fino a quando le foreste indonesiane saranno protette non solo a parole. A inizio maggio l’amministratore delegato di Unilever, Patrick Cescau, ha accolto la richiesta di Greenpeace per fermare in maniera definitiva la distruzione delle foreste pluviali indonesiane e l’impianto delle palme da olio. Cescau ha promesso che tutto l’olio di palma utilizzato da Unilever  sarà da produzione sostenibile entro il 2015.

Nelle scorse settimane, pubblicando il rapporto “Borneo in fiamme”, Greenpeace ha dimostrato che i fornitori di Unilever (proprietaria tra l’altro del marchio Dove) stiano cancellando torbiere e foreste pluviali e distruggendo gli habitat degli oranghi. Dal 2000 le esportazioni di olio di palma dall’Indonesia sono cresciute del 244%. La distruzione delle foreste indonesiane contribuisce per il 4 per cento alle emissioni globali di gas serra ed è la terza causa di emissioni del pianeta, dopo gli Usa e la  Cina. La situazione è destinata a peggiorare: oltre che a fare merendine e altri prodotti alimentari, l’olio di palma è particolarmente indicato per l’utilizzo energetico, per diventare biodiesel o combustibile per centrali elettriche. La ricerca di una sostenibilità nell’industria della palma da olio, però, passa per un riforma della Tavola rotonda per l’olio di palma sostenibile, Rspo, un organismo presieduto da Unilver che dovrebbe assicurare la sostenibilità dell’olio di palma. Rspo è, in realtà, una lobby delle grandi multinazionali che utilizzano olio di palma (tra le altre Procter&Gamble, Kraft, Nestlè e l’italiana Ferrero). Anche se al tavolo partecipano 18 organizzazioni non governative, nella pratica si tratta di un organismo di autocertificazione, dove controllore e controllato coincidono. Per richiamare l’attenzione sui rischi per le foreste indonesiane gli attivisti di Greenpeace, travestiti da oranghi, sono entrati in azione nelle scorse settimane presso le sedi di Unilever, contemporaneamente a Roma, Londra e Amsterdam, proprio per denunciare il ruolo dei principali fornitori della multinazionale nella distruzione della foresta pluviale per l’olio di palma.

Newsletter

Ogni settimana l'informazione indipendente di Altreconomia