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Economia / Inchiesta

Facebook continua a servirsi dell’Irlanda per pagare meno tasse in Italia

© Kon Karampelas - Unsplash

A fine 2017 la multinazionale aveva promesso una rivoluzione per mantenere nei singoli Paesi i ricavi pubblicitari e non spostarli più a Dublino. L’ultimo bilancio della Facebook Italy Srl dimostra che non è andata così. Tra “clienti designati” e transazioni infragruppo, ecco le “nuove” modalità (legittime) per abbattere l’imponibile

Facebook continua a servirsi dell’Irlanda per pagare meno tasse in Italia. Lo dimostra il bilancio 2019 della succursale Facebook Italy Srl: la rivoluzione fiscale annunciata dalla multinazionale a fine 2017 per mantenere nei singoli Paesi i ricavi pubblicitari si rivela così pura cosmesi. Dublino è ancora centrale.

Andiamo con ordine. Il 12 dicembre di tre anni fa il Chief Financial Officer di Facebook, Dave Wehner, annuncia pubblicamente un cambio di strategia atteso in particolare in Europa. “I ricavi pubblicitari ottenuti dai team locali -scrive Wehner- non saranno più registrati dal quartier generale internazionale a Dublino ma saranno fatturati dalle società locali che operano nei singoli Paesi”.

In Italia -e in Europa- funzionava così: gli inserzionisti nazionali versavano direttamente alla Facebook Ireland Limited, intestataria delle fatture e quindi punto d’arrivo del fatturato. Quest’ultima riconosceva poi alla succursale domiciliata a Milano una piccola parte sotto forma di commissioni per la “fornitura di supporto alla vendita e servizi di marketing al gruppo”: 21,1 milioni di euro nel 2018. Grazie a questo legittimo artificio societario i fatturati, gli utili e le imposte della struttura italiana restavano bassissimi, mentre il valore reale si spostava dal mercato interno all’Irlanda, beneficiando di una tassazione agevolata.

Wehner aveva annunciato la fine di questo “schema” ma il primo bilancio utile a verificarlo prova l’esatto contrario.
A prima vista sembrerebbe aver ragione la multinazionale: i ricavi dichiarati dalla Facebook Italy Srl sono passati infatti dai 21,1 milioni di euro del 2018 ai 129,8 milioni del 2019. Ma quel fatturato è così suddiviso: 19,1 milioni di euro arrivano ancora dal “supporto alla vendita e servizi di marketing” prestato alla Facebook Ireland Limited -quindi il solito “modello Dublino”-, mentre 110,8 milioni giungono da nuovi “servizi pubblicitari”.

Di che cosa si tratta? “A partire dal primo agosto 2019 la società ha esteso la sua funzione di rivenditore di servizi pubblicitari a clienti italiani designati, con un significativo incremento dell’attività”, scrivono gli amministratori nella nota integrativa della Srl. La rivoluzione è compiuta? Non proprio. Quei “clienti designati” sono una minima parte del giro d’affari reale. Basti pensare che Facebook nel nostro Paese conta 40 milioni di utenti (dati Agcom) e che lo scorso anno, riferendosi alla media europea dichiarata dalla stessa società, ciascuno di questi avrebbe garantito mediamente ricavi pubblicitari per poco più di 44 dollari (dati Facebook). Significa oltre 1,5 miliardi di euro, non 110,8 milioni.

Ma non è finita. Per Facebook il nuovo schema italiano con ricavi più alti non era sostenibile se non fossero cresciuti analogamente anche i costi. Ed ecco dunque il nuovo ruolo della consociata con sede a Dublino. Da fonte di ricavi (le commissioni) la società irlandese è diventata prevalentemente fonte di pesanti “costi per servizi” a carico della succursale italiana, pari a 102,3 milioni di euro.

Si tratterebbe di “Costi intercompany verso Facebook Ireland Ltd -si legge nel bilancio 2019- sostenuti per l’acquisto del magazzino pubblicitario relativo all’attività di rivendita di pubblicità”. La società italiana paga quella irlandese per acquistare un imprecisato “magazzino pubblicitario”. Una transazione infragruppo (transfer pricing) dove chi fa il prezzo e chi acquista è la stessa società, in grado così di autoridursi l’imponibile nei regimi fiscali meno benevoli.

Chiude il cerchio dei costi quello spropositato del personale dipendente. Per i suoi 47 addetti la Facebook Italy ha speso nel 2019 11,1 milioni di euro (tra stipendi e oneri sociali), 238mila euro a testa.

Tra ricavi e costi il risultato della Srl milanese è così “ridotto” a 7,9 milioni di euro e le imposte ad “appena” 2,3 milioni. L’equità fiscale può ancora attendere.

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