Opinioni

Equo e solidale, il riconoscimento è alle porte

Se dovessimo aprire le pagine di Altreconomia di poco meno di un anno fa, troveremmo a far bella mostra di sé la discussione accesa sulla linea di caffè certificato come equo di una nota multinazionale del latte in polvere. Quella faccenda, unita a molte altre come il tentativo di penetrazione da parte delle imprese all’interno del fenomeno Fair Trade, aveva riacceso l’attenzione del movimento italiano sulla necessità di una regolamentazione chiara, sia per i cittadini sempre più tempestati da un marketing spostato sul sorriso solidale e sull’altruismo, sia per le esperienze pioniere del Commercio equo, che da quasi vent’anni stanno sostenendo produttori nel Sud del mondo, ma anche cambiamento reale nei nostri paesi. di Alberto Zoratti – Vicepresidente Agices (Assemblea Generale Italiana del Commercio Equo e Solidale)

I mesi successivi furono impegnativi, se pensiamo all’intervento coordinato ed efficace dei movimenti sulla Risoluzione del Parlamento Europeo votata ai primi di luglio, che parla specificamente di Fair Trade dandogli dignità di stampa, per arrivare alla presentazione e all’entrata dei prodotti equosolidali alla Bouvette della Camera dei Deputati.

Obiettivi importanti, sia politicamente che a livello strategico, raggiunti grazie alla capacità di coordinamento delle tre realtà maggiormente rappresentative del mondo del Commercio equo italiano, AGICES (l’Assemblea Generale Italiana del Commercio Equo e Solidale), l’Associazione Botteghe del Mondo e Fairtrade/Transfair Italia, che hanno saputo ricondurre ad un unità d’intenti un movimento ancora percepito come molto frammentato e non capace di interlocuzione istituzionale.

Procedere su ciò che unisce, discutere su ciò che divide. Con una massima degna del miglior lillipuziano il percorso del tavolo di confronto ha permesso il raggiungimento di risultati fino a pochi anni fa impensabili, e ad un aumento della credibilità di un movimento in forte crescita.

La proposta di Legge è probabilmente uno degli obiettivi più ambiziosi, un’idea nata grazie alla collaborazione con l’AIES (l’Associazione dei Parlamentari per un Commercio Equo e Solidale) che sarebbe un elemento di novità addirittura per il panorama europeo.

Con la proposta, che prevede un riconoscimento dei criteri del movimento del Commercio Equo e Solidale, ma anche un monitoraggio esterno ed indipendente dell’aderenza a tali criteri, il mondo Fair Trade avrebbe una fisionomia più chiara e più trasparente soprattutto per i cittadini italiani, che potranno riconoscere cos’è equo e solidale da cosa non lo è. Lasciando tutto poi alla libertà di scelta di ognuno. I passi successivi? Intanto un lavoro di advocacy sulle segreterie dei partiti e sui capigruppo parlamentari, con l’obiettivo di far sostenere la proposta dei movimenti (piuttosto che una brutta legge, meglio nessuna legge). I passi conseguenti saranno altrettanto impegnativi ma coerenti con lo spirito che ha animato il percorso verso la legge: un lavoro di lobbying per una maggiore attenzione alla Responsabilità Sociale delle Imprese, per un maggiore sostegno alle politiche di Cooperazione Internazionale. Con una logica chiara quanto indiscutibile: il Commercio Equo è una parte di un processo più vasto di cambiamento dell’economia, graduale e progressivo. Ma delicato.

E sarà un obiettivo tanto più raggiungibile, quanto più il movimento equo e solidale sarà capace di fare rete al proprio interno e con le altre realtà della società civile che da anni stanno lavorando sui temi della sostenibilità. Con concretezza ma senza autoreferenzialità, questa, forse, è l’unica ricetta per rimanere efficaci.

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