Cultura e scienza / Intervista

Elena Guerrini. Il teatro ha trovato casa

Cortili, giardini e contrade possono trasformarsi in palcoscenici inaspettati. Il caso del festival “A Veglia”, a Grosseto, non è il solo. Intervista all’autrice che l’ha ideato

Tratto da Altreconomia 206 — Luglio/Agosto 2018
Elena Guerrini autrice e narratrice, ha ricostruito la memoria di Manciano (GR) dai racconti del nonno, Pompilio, mezzadro nato nel 1904.

“Mio nonno diceva che a Manciano, durante le veglie, si bussava alle porte con la testa. Le mani erano occupate: una teneva la sedia, l’altra una bottiglia”. Elena Guerrini ha ricostruito la memoria di un paese a partire dai racconti del nonno, Pompilio, mezzadro nato nel 1904. E da quelle storie, l’autrice e narratrice maremmana ha riportato da 11 anni il teatro nelle corti, dove prima non c’era. Perché non serve un teatro per fare il teatro. E d’estate cortili, giardini, contrade possono trasformarsi in palcoscenici inaspettati.

Com’è nata l’idea di portare il teatro a casa delle persone?
EG A Manciano (GR) un teatro non c’è mai stato. È il borgo di 7mila abitanti a Sud-Est di Grosseto dove avevo trascorso l’infanzia e dove ho deciso di tornare quando è nato mio figlio Dario, nel 2007. Da qui si devono percorrere almeno 60 chilometri per raggiungere i teatri più vicini: quelli comunali di Grosseto -Industri e Moderno-, che propongono una stagione classica. Tornando al borgo iniziai a pensare come avvicinare le persone al teatro. Lì avevo a disposizione la casa di mio nonno Pompilio, che insegnava a contare e a scrivere agli altri mezzadri, e a partire dalla sua storia stavo costruendo lo spettacolo “Orti insorti”. La casa ha delle lunghe scale davanti alla porta della cantina e tutto è iniziato così, invitando gli amici: si sedevano sugli scalini e mi ascoltavano recitare queste piccole storie, che poi sono diventate lo spettacolo.

Questa forma di teatro in casa ha un’altra caratteristica: il baratto. Il dono sostituisce l’economia monetaria dello spettacolo.
EG Per non far pagare un biglietto ho ideato il “teatro a baratto”, chiedendo alle persone di portare qualcosa da mangiare in cambio dello spettacolo: una bottiglia d’olio, di vino, degli ortaggi… È l’antica tradizione delle veglie: mio nonno di sera partiva per andare “a veglia” nei poderi del paese. Usciva con una sedia e una bottiglia e andava in una casa, dove si riunivano tante persone. Ciascuna portava qualcosa da mangiare e, mentre si cucinava l’acquacotta, si parlava e si faceva teatro. Il tutto finiva quando le candele si consumavano. Ho ripreso questa idea e l’ho portata nei poderi della Maremma: qui recitavo in cucina, accanto al camino o in corte e le persone portavano in cambio quello che coltivavano o i prodotti del territorio. Per due anni non ho più dovuto fare la spesa.

Il teatro diventa nutrimento. “Dove l’arte nutre il territorio e il territorio nutre l’arte” è il sottotitolo del festival nato successivamente, “A veglia. A teatro col baratto”.
EG Grazie al baratto alimentare il teatro si è trasformato anche in un’occasione per conoscere l’agricoltura del territorio che ospita gli spettacoli. Ci muoviamo all’interno di un’economia circolare: l’arte arriva dove prima non c’era e nutre culturalmente il territorio, ma allo stesso tempo i prodotti di quella terra nutrono l’artista e gli consentono di continuare a riproporre gli spettacoli. A questo dobbiamo aggiungere un valore sociale: le persone si ritrovano in uno spazio familiare e informale che favorisce la nascita di nuove relazioni, tra cittadini e anche con gli artisti ospiti. È la comunità la base di questo percorso: in un paese piccolo come Manciano abbiamo trovato facilmente le case dove ospitare gli spettacoli, è bastato il passaparola. A una certa ora della sera le persone attraversano il paese con una sedia in mano: sai che stanno andando nel luogo dove sarà lo spettacolo. Questa spinta dal basso ha fatto sì che il festival potesse continuare anche quando è mancato il sostegno dell’amministrazione comunale. Il festival si è fatto grazie a un autofinanziamento sostenuto dalla comunità e dai ristoratori e albergatori del territorio che hanno sempre sostenuto il progetto, offrendo gratuitamente i loro servizi.

Ogni anno il festival “A veglia” ha un tema: quest’anno sarà la scuola. In che modo si riesce ad avvicinare i più giovani al teatro nelle case?
EG In 11 anni di festival mi sono accorta che i giovanissimi non aderivano all’idea di un teatro fatto nelle corti: non partecipavano probabilmente perché lo consideravano noioso, o troppo impegnativo. Perciò quest’anno faremo un’anteprima a fine luglio, con gli artisti del territorio, che porteranno nei vicoli -a baratto- performance musicali, di danza, giocoleria e teatro. Anche la scelta di dedicare il festival al tema della scuola s’insinua in questo tentativo di avvicinare i più giovani: dobbiamo ripartire dal diritto al sapere e ridare valore alle fondamenta culturali dell’educazione. In questo percorso seguiremo le tracce dei grandi maestri: don Lorenzo Milani, Danilo Dolci e Nelson Mandela, nella prima notte bianca del dono e del baratto, il 28 e 29 luglio prossimi.

Il progetto del teatro in casa e a baratto vuole essere un modello ripetibile. Quali altre esperienze simili portano il teatro dalle persone?
EG Nel tempo abbiamo creato dei gemellaggi con progetti vicini al nostro e da due anni organizziamo un convegno pubblico per metterle a confronto (quest’anno sarà il 15 settembre, ndr). Alcune nascono dagli artisti. Tra queste, “Teatroxcasa” (teatroxcasa.org) -da un’iniziativa degli attori Raimondo Brandi e Serenella Tarsitano- mette a disposizione con una piattaforma online degli spettacoli per spazi privati di almeno 3×3 metri, per 30 ospiti. “Stanze – esperienze di teatro d’appartamento” (lestanze.eu) è una rassegna di Alberica Archinto e Rossella Tansini, in collaborazione con Teatro Alkaest di Milano, che dal 2011 si svolge nelle case private e nei musei, in studi di architetti e magazzini. C’è poi “Il teatro cerca casa” (ilteatrocercacasa.it), rassegna itinerante negli appartamenti della Campania, da un’idea del drammaturgo Manlio Santanelli. In provincia di Vicenza c’è invece un’esperienza unica nel suo genere, promossa questa volta da una rete di 17 amministrazioni comunali: per la sesta edizione della rassegna “Teatro in casa” (su Facebook), tra giugno e settembre 38 case e giardini privati si apriranno al pubblico per ospitare spettacoli gratuiti. Come dice lo slogan della rassegna: “Per una sera vieni a teatro a casa mia”.

Appuntamento il 28 e 29 luglio per l’anteprima con la prima notte bianca del dono e del baratto. Dal 13 al 16 settembre, a Manciano (GR), 12esima edizione del festival “A veglia. Teatro a baratto

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